Il Liber abaci di L. Pisano

            Il Liber abaci di Leonardo Pisano (1180-1250 ca), detto Fibonacci perché figlio di Bonaccio, fu pubblicato nel 1202 e, contrariamente a ciò che il titolo possa far pensare, non tratta dell’abaco, ma “discute” metodi e problemi algebrici.
            Nel libro, trattando di transazioni commerciali, il Fibonacci fa uso di tre tipi di frazioni, le comuni, le sessagesimali e le frazioni a numeratore unitario, anche se, nella pratica, i tipi di frazioni più usate sono le frazioni comuni e quelle a numeratore unitario. A queste ultime è destinato un posto privilegiato: infatti il Liber abaci contiene delle vere e proprie tavole di conversione per passare da frazioni comuni a frazioni con numeratore unitario.
Ad esempio la frazione 99/100 veniva trasformata nella frazione ,
 sottintendendo la somma tra le frazioni.
            Un altro “trucchetto” notazionale presente nel testo è, a parte l’uso della sbarretta orizzontale (usata poi regolarmente soltanto a partire dal XVI secolo), la giustapposizione di frazioni a numeratore unitario e di numeri interi per indicare la somma (ad esempio invece di scrivere 11 scriveva 11).
Oltre alla spiegazione di procedimenti algoritmici ed alle transazioni commerciali, comunque il Liber abaci contiene alcuni problemi, tra cui i più famosi sono:
a)      il notissimo “problema dei conigli”, che originò la “
serie di Fibonacci”: “ Quante coppie di conigli verranno prodotte in un anno, a partire da un’unica coppia, se ogni mese ciascuna coppia dà alla luce una nuova coppia che diventa produttiva a partire dal secondo mese?”
b)      un problema che forse era stato suggerito da un problema simile contenuto nel papiro di Ahmes: “Sette vecchie donne andarono a Roma; ciascuna donna aveva sette muli; ciascun mulo portava sette sacchi, ciascun sacco conteneva sette forme di pane; e con ciascuna forma di pane vi erano sette coltelli; ciascun coltello era infilato in sette guaine”.

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