Biografie e autobiografie matematiche

Biografie e autobiografie sono letture piacevolissime e non solo per gli appassionati di storia.

Sono storie nella storia. Libri che si leggono dall’inizio alla fine, tutto d’un fiato, senza esigere tante pause per concatenare gli avvenimenti e ritrovarne il filo della narrazione.

Le biografie sono molto più numerose delle autobiografie e l’autobiografia di un matematico, poi, non può non occuparsi di matematica, prescindere dal chiarire, almeno a grandi linee, le questioni matematiche che ne hanno segnato la vita non solo professionale, forgiato anche il gusto e il carattere. Sarebbe come parlare di un albero limitandosi a descriverne il tronco e le radici senza dire nulla della linfa che lo alimenta e dei suoi frutti, la forma, il colore, le dimensioni, il sapore.

Forse proprio questa implicita difficoltà fa sì che quelle poche autobiografie disponibili siano di grandissimo valore, opere letterarie e scientifiche insieme, miniere preziose cui attingere per saperne di più sulle persone che la matematica la fanno, sugli uomini e le donne (in numero sempre di più crescente) che vi si dedicano, la scoprono, l’organizzano, la comunicano. Quindi su come si fa matematica e sulla sua natura.

In definitiva, sono le opere che meglio trasmettono essenza e profumo dell’alveare della matematica. Un’immagine, questa dell’alveare, efficacissima, cara a Benoit Mandelbrot (1924 – 2010) il frattalista, l’autore della geometria della natura: l’alveare? Il matematico che ha ampliato la gamma dei caratteri nei quali è scritto il galileiano grande libro della natura e integrato la rugosità, che ha misurato, in un’unica teoria della bellezza.

 

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