Fare matematica dà gioia a tutti, giovani e meno giovani, ed è una continua scoperta.

Il caso di oggi del dodicenne Chika Ofili e quello di ieri degli alunni della scuola Sacerdoti di Roma al Convegno Mathesis del 1982.

“Si trova!”: a chi, frequentatore della matematica, non è capitato di gridarlo?

Grido di esultanza. Manifestazione di una gioia che solo la matematica sembra saper dare in modo così speciale. La soddisfazione per uno sforzo coronato da successo. L’aver risolto correttamente un esercizio, un problema, o anche la percezione di aver compreso appieno un teorema, la sua dimostrazione, il suo legame con altri teoremi.

Quale insegnante, nell’arco della sua esperienza professionale, non ha avuto l’occasione di ascoltarlo, urlato da qualche alunno, sobbalzante felice per aver trovato il risultato giusto, corretto? La conferma che ha pensato e operato bene.

Di Archimede è passato alla storia il suo Éureka, ho trovato!

Il grido festoso che lo portò a saltare fuori della vasca da bagno e correre per le strade di Siracusa euforico  e completamente nudo. Aveva trovato la soluzione al problema che gli era stato assegnato e scoperto che un corpo immerso in un liquido riceve dal basso verso l’alto una spinta uguale al peso del liquido spostato.

La matematica rende felici e crea piacere.

Lo hanno testimoniato in tanti, anche i poeti. Novalis ne parla nei suoi Frammenti. Giacomo Leopardi non è completamente d’accordo. In termini assoluti la matematica è contraria al piacere perché fa perdere in immaginazione; ciò non toglie però il piacere che essa dà a livello individuale tant’è che il matematico difficilmente si annoia. Anzi, “prova diletto grande”, ad esempio, “a leggere una dimostrazione di geometria, la qual certamente  egli non legge per dilettarsi”.

Michel Serres, il grande indagatore delle origini della razionalità, scomparso a giugno di quest’anno, ha lasciato pagine memorabili sulla dialettica individuale/collettivo e sottolineato quanto la matematica enfatizzi l’individualità:

chiunque dimostri il teorema di Pitagora si trova a riscoprirsi  novello Pitagora. 

Da quel che si racconta, quello che capitò a Pascal fu addirittura eccezionale. Ragazzo, riscoprì Euclide e ne ripercorse, non conoscendolo affatto, il libro primo degli Elementi.

È di questi giorni un altro racconto di esultanza che ha sollevato clamore e suscitato commenti talora contrastanti.

Chika Ofili, un ragazzo nigeriano di 12 anni, ha ottenuto un premio nel Regno Unito

per aver scoperto un criterio di divisibilità per 7. In realtà nessuna novità: un criterio molto semplice e ben noto. Ma pur sempre un bel risultato e un premio che ci sta tutto, anche per aver rinnovato nella comunità il piacere di un discorso collettivo senza età,  sempre nuovo e entusiasmante, per giovani e meno giovani.

Un risultato dunque che ha riguardato il tema della divisibilità, così fondamentale e per certi aspetti congeniale ai giovani. Un tema non nuovo ad avere protagonisti dei ragazzi. Più di un decennio fa, nel 1982, nel  corso del convegno nazionale

L’insegnamento della matematica: problemi e prospettive

che la Società Mathesis tenne a Cattolica, ne parlarono gli alunni di una scuola media. L’evento è ricordato nelle pagine del Periodico di Matematiche n. 1-2 del 1982, non senza un accenno a talune reazioni alla presentazione fatta dagli studenti:

«Tra le novità del Convegno vanno segnalati due interventi degli alunni del prof. Alberto Pavoncello della scuola media “Angelo Sacerdoti” di Roma. Nel primo essi hanno esposto un criterio generale di divisibilità, nel secondo hanno mostrato il loro grado di preparazione in taluni argomenti di matematica “moderna”. Anche se l’iniziativa non è stata da tutti intesa nel suo giusto significato non si può non riconoscere nei ragazzi una grande vivacità e sicurezza di esposizione fondate ovviamente su una profonda preparazione e non si può non riconoscere il valore di una didattica non solo teorizzata ma effettivamente praticata».

I due lavori di A. Pavoncello, compartecipi i suoi allievi che lo illustrarono al Convegno di Cattolica, furono pubblicati negli atti del convegno Mathesis dell’anno seguente e qui si ripropongono:

 

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