Pensare vuol dire inventare

Florilegio di pensieri, parole, immagini dagli scritti di Michel Serres, il più appassionato dei matematici.

Da: Il mancino zoppo, Bollati Boringhieri, 2016.

Premessa:

Pensare vuol dire inventare. Tutto il resto – citazioni, note a piè di pagina, indice, riferimenti, copia-incolla, bibliografia delle fonti, commenti…..- può passare per preparazione, ma presto cade nella ripetizione, nel plagio e nel servilismo. All’inizio, imitare per formarsi non ha niente di disonorevole: bisogna imparare. Ma poi conviene dimenticare questa ferula […] Pensare trova. Un pensatore è un troviero, un trovatore.

La notte delle luci e delle molteplicità

[….] il pensiero assomiglia infinitamente meno al suo splendore che non alle luci della notte, dove ogni stella brilla, monadica, come un diamante, ogni galassia ruscella come un fiume di perle, ogni pianeta come uno specchio riflette a suo modo i bagliori che riceve. Così il vero sapere brulica di milioni di risultati e intuizioni, così stabilisce molteplici punti di riferimento che si uniscono in costellazioni dalle forme disparate, come quelle delle specialità scientifiche, così trova verità temporanee il cui scintillio, fastosamente colorato, balugina e cambia con la durata del Grande Racconto.

Materia e specchi

La scienza ….consiste nell’ascoltare e poi nel tradurre, estraendole dal rumore di fondo del mondo, le lingue delle cose. Loro parlano in musica o in matematica. Quando il pensiero trova il meglio che il nostro intelletto possa produrre, accede alla matematica. Quando cerca l’eccellenza della lingua, parla in algebra, numeri, topologia…..Le matematiche dicono quel che dicono l’Universo, minuscolo o smisurato, e il mondo delle cose, celebrano la vicinanza, l’affinità, la tangenza, la congruenza, insomma le nozze del costruito con il dato, dell’ideale con il reale, ossia tante biiezioni tra il mondo e il pensiero che ci mettiamo a identificarle. Le matematiche enunciano la parola del mondo. Nel pensiero, niente raggiunge con più precisione questa somma. Se la filosofia dimentica o perde la matematica – e pure la musica – non può rispondere alla domanda: che cos’è il pensiero? Entrare nel mondo, entrare in matematica, entrare nel pensiero, scoprire, abbagliato, la caverna dalle scintillanti meraviglie.

Da: Non è un mondo per vecchi, Bollati Boringhieri, 2013

Riguarda il corpo e la conoscenza

Senza che ce ne accorgessimo, in un breve intervallo di tempo – quello che ci separa dagli anni settanta del Novecento – è nato un nuovo umano. […] Non avendo più la stessa testa dei genitori, lui o lei apprendono in un altro modo. Lui o Lei scrivono diversamente. …. non parlano più la stessa lingua.

Noi adulti abbiamo trasformato la società dello spettacolo in una società pedagogica la cui concorrenza schiacciante, vanitosamente incolta, eclissa la scuola e l’università. Senza rivali per tempi di ascolto e di visione, per seduzione e importanza, i media hanno avocato già da molto tempo la funzione dell’insegnamento.

Elogio delle voci umane

Il caos non riecheggia soltanto nelle scuole o negli ospedali, non proviene soltanto dai ragazzi in classe o dai singhiozzi in paziente attesa, ma riempie ormai l’intero spazio.

Da: Le origini della geometria, Feltrinelli, 1994

Misura e Ragione

[….] la geometria non può dirsi greca, egizia, babilonese, cinese o indù ……non certo perchè non sia nata qui o là, in questo o in quel mese, ma perchè la sua lingua e i pensieri che suscita non si riferiscono, nè per il senso nè per il tempo, ad alcuna terra nota, d’Oriente o d’Occidente, del Nord o del Sud. Perturbante stranezza: la geometria risalirebbe insomma a un’origine, fonte o inizio, a un cominciamento, senza essere attaccata ad alcuna radice, senza fiorire su alcuno stelo?

Senza solco nè semina possibili, senza memoria d’alcun soggiorno, stavo per dire senza storia, ecco quindi la terra strana, il non-luogo in cui nacque, senza radici, la geometria.

Molte scienze, molte storie

La storia delle scienze matematiche si trasforma contemporaneamente all’invenzione di esse, e tanto profondamene, a volte, che sembra mutare non d’andatura, ma di natura.

Stadi o crisi

L’estensione progressiva del campo matematico, la purificazione continuativa dei suoi concetti, la potenza sempre rafforzata dei suoi metodi, il movimento in avanti verso una matematicità concepita come orizzonte permettono di pensare una forma evolutiva connessa, ma candita da stadi, tappe o crisi, riorganizzazioni globali di un sapere trasmesso senza perdite, quindi incessantemente accumulato.

Luogo-Fonte

La matematica è ….: tanto oggettiva che è l’unica a essere veramente collettiva; tanto collettiva che è l’unica a essere veramente oggettiva; tanto inutile che è l’unica a essere veramente utile; tanto esteriore che è l’unica a essere veramente interiore; tanto interiore che è l’unica a essere veramente esteriore; tanto nell’essere che eccelle nella conoscenza; tanto nella conoscenza che eccelle nell’essere; tanto astratta che è l’unica a essere veramente concreta, tanto concreta che si è creduto , a volte, che il suo spazio fosse la forma del senso esterno…..tanto concreta, infine, che è l’unica a essere veramente astratta: la nascita della sua astrazione, lo mostro quindi, deriva dalla somma integrale del reale più concreto che essa attraversa. Eminentemente oggetto, essa assorbe tutti gli oggetti; soggetto collettivo, eminentemente, essa pensa da sola, al punto che siamo divenuti i suoi levìti e i suoi accoliti. Dalla nascita, volenti o nolenti, noi viviamo e pensiamo in essa e per essa.

Che cos’è dunque, per finire, un oggetto matematico? Un quasi-oggetto limite ed eccellente.

Da: Jules Verne, Sellerio, 1979

Dedica

Adulto da poco, adulto da tanto, ho voluto frugare tra i resti rari del cadavere amaro che porto in me: il bambino. E’ incantato dalla steppa, dal maelstrom, dalla banchisa, dal Pacifico. Nè il mare, nè le mie scarse conoscenze, nè il fuoco della vita l’hanno liberato da Verne

Cos’è un orologio?

E’ il modello di tutto il nuovo sapere, di tutte le nuove pratiche nell’età classica. Uno scambiatore eccezionale di schemi di concetti, di metodi e di speranze. Trovate per favore, fra Huygens e Laplace, o da Descartes a Kant, un solo scrittore, pensatore, musicista, o che altri ancora, filosofo, scienziato, o chiunque altro, che non abbia sognato, descritto, progettato, immaginato o lavorato senza servirsi per un attimo dell’orologio. Cosè il cuore, cos’è un organo? Un orologio. Il corpo?  Un automa. L’animale? Una macchina. L’unione dell’anima e del corpo? La simultaneità del battito di due bilancieri. Il mondo? Horologium Dei. E Dio? Un orologiaio.

 

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