Il tempo fugge irreparabile nel sistema dei test.

La subordinazione della pedagogia all’efficientismo economico-finanziario trova il suo più antipedagogico manifestarsi nel sistema dei test. Il tempo dei test è un  tempo artificiale, anzi artificioso.

Nella tradizione occidentale fin dall’antichità classica il problema del tempo è stato al centro dell’attenzione umana. Dal πάντα ῥεῖ attribuito a Eraclito e dal virgiliano fugit irreparabile tempus  si giunge poi alla meditazione agostiniana sul tempo: a chi chiede cosa sia il tempo, non si può rispondere se non ammettendo di non saperlo. Comunque delineare una storia dei tentativi di definire il tempo è impresa sterminata. Va balenando nella mente una vastità di riferimenti. In ambito poetico risalta il contrasto leopardiano tempo-eternità. L’esperienza vissuta o dimensione esistenziale del tempo si configura nel pensiero bergsoniano come durata reale in contrasto col tempo spazializzato.

Fin qui siamo rimasti nel campo umanistico. Diversa è la concezione del tempo nell’ambito scientifico, dove il fisico teorico  Carlo Rovelli ritiene che la teoria dei quanti possa comportare la negazione della realtà del tempo. Negazione che a sua volta comporterebbe la crisi della concezione di Albert Einstein, perché considerare irreale il tempo significa cancellare, ad esempio, la nozione di velocità. Meccanica quantistica e teorie einsteiniane della relatività ipotesi inconciliabili o doppia verità? Si tratterebbe anche di stabilire quale contributo ulteriore possa dare il tempo matematico a una questione di tale importanza. Certo è che il senso comune resta ancorato al sentimento della vita.

La verità è che la parola tempo al singolare risulta inadeguata a nominare la realtà, nella quale sussiste una pluralità di dimensioni temporali. Oggi, ad esempio, l’informatica introduce una dicotomia fra tempo reale e tempo virtuale, tempo della corporeità e tempo della spersonalizzazione o, se vogliamo, dell’alterità identitaria. Ciò che tende oggi a consolidare il proprio dominio è il tempo dell’economia. Qui si va profilando uno scontro sempre più accentuato fra tempo economico e tempo pedagogico.

Il tempo pedagogico viene subordinato al tempo economico, anzi, a voler essere più precisi, al tempo finanziario, che si trova in posizione di contrasto con un tempo economico idealmente coniugato con l’etica, venendo così a inficiare la pedagogia stessa, alla quale l’etica è inerente.

La subordinazione della pedagogia all’efficientismo economico-finanziario trova il suo più antipedagogico manifestarsi nel sistema dei test. Il tempo dei test è un  tempo artificiale, anzi artificioso, perché comprime la possibilità di manifestare le cosiddette competenze, soffocandole entro limiti arbitrari. La rapidità ideativa di un dato soggetto può aver bisogno di secondi o frazioni di secondo in più per esplicarsi in maniera completa, così come superare i test nei tempi prefissati non  garantisce affatto il reale possesso delle competenze richieste, se si considera che il metro di valutazione o misurazione delle risposte non è del tutto attendibile, dal momento che non c’è garanzia che una data risposta risultata esatta sia stata centrata con cognizione di causa e non a caso. Di qui la mancata scientificità delle statistiche, dal momento che esse non sono esposte alla possibilità di verifica ed eventuale smentita, restando esse stesse sottratte ad ogni valutazione o misurazione. Per non dire, poi, che i tempi  a disposizione di chi i test li confeziona sono ad libitum e ciò  a tutto danno dell’equità e a tutto favore di un altezzoso autoritarismo.

A detrimento dei soggetti sottoposti ai test ed esposti a una possibile  frustrazione ne discende una sottrazione di tempo, sulla quale chi si renda conto del valore del tempo vissuto, bene prezioso in ragione della sua scarsità, dovrebbe seriamente meditare.

 

Lascia un commento

Caricando...