La scuola impegnata a dar conto di quanto fa e come.

 

L’obbligo della rendicontazione sociale per migliorare la qualità dell’offerta formativa. (Clelia Magnolini)

Finalità

Il 16 maggio  il MIUR ha presentato il modello di Rendicontazione sociale che le scuole dovranno completare entro dicembre 2019. L’ adempimento diventa, dunque, un obbligo.

È da considerare che la  scuola  italiana  negli ultimi venti anni ha attraversato  una  complessa  fase, densa  di  notevoli  cambiamenti  e che l’ autonomia  scolastica  ha imposto  una  presa  di  coscienza   dell’  identità  che ogni scuola  deve ritagliarsi e  degli  obiettivi  che deve  raggiungere. E’  quindi  logica conseguenza  interrogarsi su cosa la scuola stia facendo e provare a renderne conto perché  questo è  un ulteriore  passo  verso  una  reale  qualità  formativa. Ciò implica una  capacità  di  autovalutazione finalizzata  al  miglioramento  dei  risultati  e  la scelta di un modello  per la loro  rendicontazione  al territorio di appartenenza.

Il territorio

Premesso che  qualità ed efficienza del sistema scolastico sono al  centro delle scelte di politica educativa  sia a livello nazionale che internazionale, si tratta di  individuare scelte strategiche idonee a prefigurare percorsi formativi  che possano  fronteggiare le sfide del futuro. Un futuro in rapido movimento, in cui verosimilmente molte professioni e molti mestieri che si faranno, attualmente  non esistono e quelli che adesso esistono, saranno scomparsi. Si tratta, quindi, di fornire  agli studenti competenze ineludibili, necessarie al profilo del  futuro cittadino europeo. In Italia il rispetto degli standard nazionali di qualità si coniuga con la costruzione del curricolo d’ Istituto, che può  presentare  offerte variegate di ricerca-azione, sperimentazione, innovazione e modularità degli interventi di insegnamento, adeguati a contesti plurimi e diversificati. Nella nuova dimensione della scuola, il territorio e i portatori di interesse assumono  pertanto importanza fondamentale per le sinergie educative che si possono creare  con le altre agenzie formative territoriali e i vari interlocutori presenti nella realtà locale di riferimento.

In questa prospettiva di collaborazione con il territorio, l’autonomia scolastica, didattica, organizzativa e di ricerca, finalizza standard qualitativi  di apprendimento, aderenti a criteri di efficacia ed efficienza, e consente alle scuole di organizzare interventi mirati. Tali interventi, che sono esplicitati nell’ offerta formativa illustrata dal Piano triennale (PTOF), che contiene anche i servizi offerti dalla scuola e le risorse professionali e strutturali di cui questa dispone, sono poi descritti ed autovalutati in termini di qualità del servizio  nel  Rapporto di autovalutazione (RAV). E’ da tale Rapporto che si innesta successivamente la predisposizione del Piano di miglioramento ( PDM), che chiude il rapporto di circolarità strategica tra questi fondamentali  documenti della scuola. Sono  infatti questi  i tre  documenti posti alla base di quel  “rendere conto” che le scuole dovranno descrivere e definire nel rapporto di  Rendicontazione sociale.

Il modello del cosa e come si è fatto

Il modello standard per tale  Rendicontazione è stato predisposto dal Miur e presentato ufficialmente il 16 maggio a viale Trastevere. Dovrà  essere  completato entro il 31 dicembre 2019 da ogni Istituzione scolastica e sarà  poi pubblicato oltre che sulla piattaforma  del Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) anche su Scuola in chiaro per consentire anche agli utenti, in un’ ottica di trasparenza, una reale comparazione tra le risorse messe in campo e  gli esiti ottenuti. Non si tratterà ovviamente di formulare giudizi ma di comprendere e far comprendere cosa e come si è fatto, con quali risorse, e dove si può  migliorare.

La Rendicontazione sociale si realizza sulla base di «indicatori e dati comparabili» attraverso cui la scuola «pubblica e diffonde i risultati raggiunti», come stabilito dalla normativa (art. 6, comma 2, lettera d, DPR 80/2013)

Per facilitare il lavoro a cui tutte le scuole sono chiamate, il MIUR mette a disposizione una piattaforma con indicatori e dati comparabili. Punti di riferimento, come già  evidenziato, sono i procedimenti e gli strumenti interni al SNV (in particolare RAV e PTOF)

La RS potrà eventualmente essere liberamente integrata e ampliata dalle scuole (ad esempio con il Bilancio sociale; Bilancio di missione; Bilancio di sostenibilità …)

La struttura della Rendicontazione sociale proposta dal Miur prevede  tre principali sezioni:

il contesto e le risorse;  i risultati raggiunti intesi come risultati legati all’autovalutazione e al miglioramento (RAV/PDM) e/o i risultati legati alla progettualità della scuola (PTOF). Per quanto riguarda questi ultimi una parte della sezione  presenta la lista degli obiettivi formativi desunti dal c.7 della L.107/2015; in aggiunta o in alternativa la scuola può descrivere altri obiettivi. La  terza sezione è dedicata alle prospettive di sviluppo. È presente poi una sezione riservata ad altri eventuali documenti di rendicontazione che la scuola abbia ritenuto di voler  predisporre.

Va considerato che anche la struttura del modello RAV per la nuova triennalità 2019/2022 presenta alcune novità, in una prospettiva di semplificazione ed evoluzione rispetto alla struttura precedente:

– Il numero di indicatori e descrittori è stato ridotto.

– Il «Questionario scuola» è compilato attraverso la piattaforma RAV e il notevole numero delle domande è stato  sensibilmente ridotto.

– È previsto il consolidamento del RAV ad inizio anno scolastico.

– Le priorità e i traguardi descritti nella piattaforma PTOF vengono precaricati nella piattaforma RAV.

– Gli obiettivi di processo e le priorità che la scuola si è data sono esplicitamente collegati.

– Vengono inoltre fornite alcune regole per la definizione delle priorità.

Riguardo quest’ ultimo aspetto, uno dei punti dolenti emersi nei processi di valutazione delle Istituzioni scolastiche è infatti proprio la difficoltà  che le scuole hanno mostrato ad individuare con chiarezza le priorità  riferite agli esiti scolastici, da un lato perché spesso confuse con gli obiettivi di processo, dall’ altro perché  individuate tra i punti di forza anziché  tra quelli di debolezza.

Va rilevato che il monitoraggio costante delle procedure poste in essere e l’attivazione di eventuali interventi correttivi sono azioni  richieste già  ben dieci anni fa dal D. Lgs 150/2009 (c.d. Riforma Brunetta) relativamente all’ottimizzazione delle attività  della Pubblica Amministrazione. Il decreto disciplina il ciclo della performance imponendo alle amministrazioni pubbliche di organizzare il servizio in un’ottica di miglioramento che consenta  la misurazione e  la valutazione della “performance” dell’ organizzazione, attraverso la fissazione di obiettivi di partenza e la conseguente comparazione delle prestazioni raggiunte. È  da evidenziare peraltro come per il prossimo anno scolastico l’ idea che sembra prevalere al Miur  sia quella di unire la valutazione dei dirigenti scolastici con quella delle scuole: in questi ultimi due anni i processi sono stati invece svolti separatamente.

Nella scuola il ciclo di valutazione si evidenzia negli standard di apprendimento conseguiti e riguarda gli esiti ottenuti dagli studenti. Il RAV è uno strumento fondamentale per rilevare i punti di forza e di debolezza di un’azione o di un processo e per riorientare  gli interventi educativi. La sua modulazione sul modello diffuso dall’INVALSI “CIPP”  ovvero contesto-input-processi-prodotto, coinvolge tutti gli attori del processo  formativo.

Partendo proprio dall’autovalutazione, il Dirigente Scolastico e il Nucleo Interno di Valutazione definiscono gli interventi di miglioramento posti su un duplice livello: pratiche educative e didattiche e  pratiche gestionali ed organizzative. Il focus in ogni caso va sempre riferito agli esiti di apprendimento degli studenti.

Nell’assunto della trasparenza della P.A. risulta dunque essenziale la rendicontazione territoriale che evidenzia la fondamentale dimensione della condivisione, ovvero quella della consapevolezza di dover interagire con i vari portatori di interesse sulle modalità di attuazione dell’autonomia scolastica, in termini di comportamenti, risorse utilizzate, costi, risultati e impatto delle scelte e delle azioni poste in essere :  si tratta dunque di rilevare in un quadro unitario, che abbia i requisiti di veridicità e trasparenza, sia i punti di forza e  gli esiti positivi emersi sia le situazioni di  debolezza e criticità. Sono gli aspetti da cui la scuola dovrà  ripartire.

 

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