Le scelte per il prossimo biennio (almeno)

Le scelte per il prossimo biennio (almeno)

The choices for the next two years (at least)

Tiziana Bindo[1] – Pasqualina Ventrone[2] – Emilio Ambrisi[3]

Cosa ci riserva il futuro? È l’interrogativo con il quale David Hilbert aprì, la mattina dell’8 agosto 1900, la sua storica conferenza di Parigi. Non possiamo, egli asserì, sollevare il velo che copre l’alba del nuovo secolo se non passiamo in rassegna le questioni finora risolte e i problemi che la matematica ha davanti a sé da affrontare.  Iniziò dunque ad elencare i famosi 23 “grandi problemi”. Quella lista, la lista di Hilbert, è rimasta un’operazione unica, non ripetuta e, forse, neppure ripetibile, visti i tentativi fatti e falliti e il contesto attuale, nettamente diverso, indominabile. La lista servì ad orientare la ricerca scientifica, a rinnovare i corsi universitari, a porsi come riferimento per le scienze, la filosofia e la pedagogia della matematica.

  1. Le premesse

Ricordare il celebre avvenimento è sempre interessante, qui ha il solo significato di evocarne il metodo. Nel nostro caso equivale a dire che non si può parlare del destino di questa prima esperienza del tema misto di matematica e fisica senza tener presente come è nato, quali ne sono state le condizioni al contorno e come si è imposto. Equivale a dire che non si può procedere senza storia. Non si possono produrre disposizioni e norme per poi disattenderle. E, infine, non si può cambiare senza preparare il cambiamento.

Qual era l’alternativa alla prova pluridisciplinare? La prova di fisica!

Prevista dal D.M. n.10 del 29 gennaio 2015 (d’accordo tutti, malgrado l’insegnamento della fisica non avesse mai contemplato un voto per lo scritto, com’era nella saggia tradizione), annunciata (quasi) ufficialmente per la sessione 2016,  poi ancora riproposta per il 2017 e per il 2018, e sempre smentita tra perplessità e proteste varie: anche le lettere della Mathesis alla comunità e al Ministero (11 marzo, 31dic.2015, 16 nov.2016). Di anno in anno, un continuo procrastinare!

Un triennio 2016-2018 disturbato dal dilemma: Fisica? No, ancora Matematica! E la percezione di una battaglia disciplinare oramai in corso tra tradizionalisti e modernisti, giocata su più fronti, quasi che la scelta di Fisica fosse ineludibile prodromo dell’innovazione e dell’apertura alla scienza moderna, alle grandi questioni della cosmologia e dell’esistenza umana e con lo stesso MIUR proteso a sponsorizzare corsi di Fisica (a pagamento), progettati dall’Università, per preparare alla grande svolta! Di contro, l’avvertita amarezza di un tema di matematica affossato, snaturato e dileggiato in una inconsistente e artificiosa contestualizzazione, sminuito nella sua portata culturale e formativa, reso disomogeneo nella significatività, nelle aspettative, nell’equilibrio dei contenuti.

Eppoi l’intervento politico e normativo: il Dlgs.n.62/2017, varato in attuazione della Buona Scuola, che modifica le modalità d’esame, elimina la terza prova e, a mo’ di compensazione, rende possibile ciò che prima non era consentito. Decreta che la seconda prova « ha  per  oggetto una o piu’ discipline caratterizzanti il corso di studio…»  [art.17, c. 4].

Ecco dunque la soluzione, non si bisticci: matematica e fisica (e anche scienze nell’opzione delle scienze applicate) mettiamole insieme! Un compromesso? Anche, ma culturalmente in linea con quanto di nuovo si va prospettando e non da oggi: oltre le discipline. È la trasmissibilità delle conoscenze a imporlo e l’esercizio stesso dell’intelligenza a richiederlo. Legare insieme, connettere cose apparentemente diverse è la manifestazione del pensare intelligente (grande finalità educativa e formativa della Scuola). E matematica e fisica non sono lontane, né apparentemente, né naturalmente!

Ecco allora, a chiusura di un anno scolastico travagliato, con imperdonabili ritardi dell’Amministrazione, l’esordio del tema. Ideato in fretta, simulato a tappe forzate, atteso, temuto, finalmente assegnato e svolto, è carico di un grande novità: mira a armonizzare, nell’educazione e nella formazione, matematica e realtà fisica, astratto e concreto, teorie e applicazioni. E di questo si deve sostanzialmente trattare, anche se ci vuole tempo perché il concetto maturi e diventi cultura, pedagogia e pratica didattica, perché se ne possano fornire esempi validi, preparati con cura cooperativa anche da docenti diversi, che hanno voci diverse, ma sappiano capirsi e parlare insieme, in perfetta sintonia.

  1. L’esordio, la riflessione e il miglioramento

Visto le premesse, comunque, l’esordio di questo tema misto non è andato male. Le reazioni a caldo raccolte dai media e dalla grande stampa non l’hanno bocciato almeno nella forma della vocazione pluri-inter-transdisciplinare.

Quelle più a freddo dei docenti e degli esperti ne hanno evidenziato limiti e carenze da prima esperienza e, soprattutto, un livello di difficoltà da dover necessariamente contenere.

Insieme ai rilievi alle tracce, il dibattito tra i docenti, aperto e pubblico nella rete Internet, ha fatto però anche emergere che cosa fare, per fare meglio e per prepararsi al futuro, come è giusto che sia. E prima di tutto ha indicato chiaramente che è bene uscire dal caos, diminuire l’entropia del sistema, e, dunque, non tornare indietro. Far tesoro dell’esperienza e andare avanti senza zigzagare, avendo tutti chiaro ciò che più  è sostenibile nel vigente contesto normativo: la composizione e l’articolazione del tema che sono fissate dal D.M del 29 gennaio 2015, i quadri orari del liceo definiti dal D.P.R. n. 89/2010 compresa la quota di autonomia e flessibilità alla luce della L. 107/2015 e dell’organico potenziato, la regolamentazione delle cattedre e l’assegnazione dei docenti agli insegnamenti per i quali hanno titolo e, ovviamente, i quadri di riferimento di cui al D.M del 26 novembre 2018 adottati “per la redazione e lo svolgimento” della seconda prova scritta dell’esame di Stato, ma con una peccaminosa frettolosità da parte del MIUR.

Andare avanti significa allora mettere in atto le azioni che, compatibili con il contesto, possano servire allo scopo. Ovvero:

  1. Valorizzare l’esperienza e sostenerne la conferma almeno per le sessioni 2020 e 2021. Per il prossimo biennio manifestare, cioè, come comunità, la necessità che il Ministero continui ad operare questa scelta senza creare nuove indecisioni, come è avvenuto costantemente nei novantacinque anni passati con la scelta del tema di matematica.
  2. Avviare iniziative nazionali che consentano l’analisi e la comprensione collettiva dei “quadri di riferimento” per la redazione e lo svolgimento delle prove scritte.  È la parte che finora ha ricevuto un’attenzione minima, in ogni caso non commisurata alla sua importanza. I “quadri” hanno una funzione primaria. Originati dalla necessità di dover sfuggire alla “verbosità” delle Indicazioni nazionali, hanno come scopo di dettagliare ciò che va insegnato e appreso. In effetti, ciò che può essere chiesto in sede d’esame per essere oggetto di valutazione e certificazione. I “quadri” servono ai docenti, agli studenti e alle famiglie, ai redattori delle prove. Questo significa anche che iniziative serie devono essere prese per coinvolgere i docenti nell’analisi dei 27 punti elencati per la matematica e dei 25 elencati per la fisica e nel ragionare su una possibile e necessaria loro revisione anche in termini di semplificazione per migliorarne sostenibilità, comprensione e condivisione.
  3. Fissate le mete dell’insegnamento-apprendimento rimane l’impegno a costruire prove tese ad accertarne l’acquisizione.  Prove cioè che rispondano sempre di più a quello che si desidera che l’insegnamento scientifico debba perseguire e conseguire. E non v’è dubbio che in tale contesto la matematica debba svolgere il suo naturale ruolo di regina e ancella delle scienze. È un impegno al quale devono soddisfare i diversi soggetti interagenti e soprattutto il MIUR che già nella fase iniziale dell’anno scolastico dovrebbe fornire ai docenti almeno due o tre esempi di tracce quale orientamento nazionale alle singole e autonome progettazioni didattiche.

Le azioni elencate rispondono alle esigenze poste dalle novità della prova d’esame e dei quadri di riferimento ma soddisfano anche alla più generale esigenza, sempre avvertita nella scuola, di essere  vera comunità, nel senso che i soggetti che la compongono – amministrazione, docenti, studenti, famiglie – vi interagiscano con consapevolezza di ruolo e di funzioni. Sono le azioni che l’Amministrazione può avviare e rendere realizzabili a livello territoriale, programmando specifici incontri di studio e confronto e chiamando alla collaborazione le associazioni, le università, le agenzie formative in analogia a quanto già fatto qualche anno fa con le “giornate matematiche” organizzate dagli Uffici Scolastici Regionali, secondo un modello definito a livello centrale. E non è che di tempo ce ne sia molto.

  1. E oltre il biennio? Come preparare il futuro?

Passando in rassegna il contesto normativo c’è un aspetto che si presenta, più degli altri, meritevole di essere discusso e affrontato. È l’articolazione della prova così come è fissata dal DM del 29 gennaio 2015. Una struttura in vigore dal 2001. Due problemi e un certo numero di quesiti: inizialmente dieci, ridotti quest’anno a otto. Riduzione che ha i suoi aspetti positivi e negativi. Ma non è questo ad essere preponderante, lo è piuttosto l’intera struttura. Fu pensata per la matematica ed ha assolto bene al suo compito. Adesso però dovrebbe svolgere analoga funzione per la fisica, le scienze anche nella forma del tema misto. E più di una perplessità ha cominciato ad emergere ponendo il problema della ricerca di nuove modalità che abbiano il vantaggio di presentarsi più flessibili, meno schematiche e rigide.  Al riguardo un interesse particolare ha prodotto l’articolazione del tema di latino e greco proposto per il liceo classico,

Un testo assolutamente interessante adottabile per la matematica e la fisica e perché no, anche le scienze. È un’idea stimolante, per certi versi affascinante: emulare l’organizzazione della prova proposta alla maturità classica per soddisfare le istanze di multi- e interdisciplinarità.

È un’idea che in ogni caso spinge a fare qualche tentativo. Il tema del Liceo Classico ha un inizio che precisa di cosa si parla: Fine di Galba. E si dice chi è Galba. Si divide poi in tre parti delle quali la prima contiene il testo latino da tradurre, la seconda il testo greco di confronto, la terza le richieste relative alla comprensione e interpretazione dei brani, all’analisi linguistica, stilistica ed eventualmente retorica, all’approfondimento e alla riflessione personale.

Si può immaginare un’organizzazione simile per il tema di seconda prova di matematica e fisica? Preliminarmente occorre fissare un argomento: la distanza? La derivata? Il campo elettromagnetico? Entropia e probabilità?

Ciascun argomento può essere introdotto da una definizione, una citazione, un brano storico o attuale, un problema. Punto di partenza di un percorso che voglia spaziare in ambiti diversi, chiedere di approfondire, far capire e pensare, spingere a motivare, illustrare, calcolare, dimostrare, congetturare, mostrare il meglio di quanto si è appreso. E qui esempi non mancano. Sono tanti i libri di matematica, di fisica, di divulgazione scientifica ai quali si può attingere, sia italiani che stranieri.

Per la “derivata” ad esempio molti moderni trattati di Calculus sono decisamente interdisciplinari. Tra i molti disponibili, il Thomas/Finney, giunto alla dodicesima edizione, presenta aspetti decisamente pregevoli. È a un livello superiore, ma è una miniera dalla quale trarre esempi e idee da riformulare, adattare e adeguare, commisurare al ‘profilo’ dello studente in uscita dal liceo scientifico.

Per rimanere sullo stesso argomento, ‘La derivata’ è un capitolo specifico di un libro di Oleg Aleksandrovič Ivanov, Facile come π?, Bollati Boringhieri 2000. Un libro che contrariamente al titolo non è come π, non è  facile da leggere, ma è da studiare, anche per le note didattiche che completano i capitoli. E quella relativa alla ‘derivata’ è decisamente da riportare per l’attinenza che ha con il problema del tema misto del quale ci si è occupati:

«Quasi tutto il contenuto di questo capitolo è appropriato per corsi facoltativi in programmi di fisica e matematica in istituti sia accademici che di formazione secondaria. È tuttavia necessario dire ancora una volta la spiacevole verità, che in generale gli odierni programmi di matematica delle scuole superiori sono paragonabili a una vetrina matematica con una impressionante varietà di argomenti trattati in modo superficiale. Questo vale in particolare per la derivata. Come ben sappiamo dalla storia della matematica, il calcolo differenziale, proprio alla sua nascita, fu sviluppato in risposta a richieste da parte della fisica; tuttavia, nei moderni corsi di calcolo nelle scuole superiori si fa solo un breve accenno a ciò assieme a alcuni tra i più semplici esempi. Naturalmente l’uso della derivata nello studiare il comportamento delle funzioni e nel tracciare grafici approssimativi è degno di nota, ma ciononostante non è appropriato limitare le applicazioni a questo. L’autore ritiene che i contenuti dei paragrafi 1 e 2 di questo capitolo indichino chiaramente come collegare tra di loro i programmi di matematica e fisica delle scuole superiori e illustrino altresì agli studenti il significato della frase: “ lo viluppo della matematica come risposta alle esigenze della fisica”».

Infine, non si può concludere questo breve excursus senza auspicare un futuro migliore per l’educazione e la formazione, anche matematica e scientifica dei nostri giovani; un futuro che solo le persone autenticamente di scuola possono, se bene sorrette dall’Amministrazione dello Stato, pensare, preparare, concorrere a realizzare. Festina lente!

 

[1] Tiziana Bindo, già docente al Liceo Moscati di Grottaglie, ha lavorato per più anni al MIUR e collaborato con la Struttura Tecnica Esami di Stato.

[2] Pasqualina Ventrone insegna al Liceo Galilei di Mondragone, ha collaborato intensamente fino a qualche anno fa alla formulazione e stesura di prove d’esame.

[3] Emilio Ambrisi già ispettore tecnico per la matematica e la fisica.

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