Livia Tonolini, la vocazione e l’arte di insegnare

In onore di Livia Tonolini. L’attività della Fondazione che porta il suo nome

 

Il volume è fresco di stampa; 270 pagine che illustrano quanto la Fondazione ha fatto per realizzare i suoi scopi: operare per la didattica e la divulgazione delle discipline scientifiche e onorare la memoria di Livia Tonolini mantenendone vivo il pensiero e l’esempio. Un compito assolto meravigliosamente e efficacemente descritto e documentato nei testi curati da Franco Tonolini e Giuliana Zibetti. Il volume è suddiviso in otto sezioni delle quali la prima fa decisamente da guida alla lettura delle successive: traccia un profilo umano, culturale e professionale di Livia Tonolini e in un modo che meglio non si poteva fare. L’autore di questa prima sezione, Franco Tonolini, marito di Livia, nata Severgnini, sente ciò che scrive, l’ha vissuto.  «È la seconda metà degli anni cinquanta. La città di Milano vive un periodo di intenso sviluppo e accoglie studenti provenienti da ogni parte d’Italia». Conseguita la laurea «Per un  periodo di cinque anni Livia ed io lavoriamo insieme su ricerche di fisica nucleare e insegniamo all’Università degli Studi di Milano. Livia per le sue competenze di matematica applicata, di fisica e di programmazione con i calcolatori elettronici, ma anche per la sua nota efficienza, viene contesa da matematici e fisici. Viene infine catturata per l’insegnamento dall’Università degli Studi di Milano. Le viene affidato prima l’incarico di assistente straordinario di Fisica sperimentale e poi quello di professore incaricato titolare di Esercitazioni di fisica I».

Di lì a poco però la scelta di Livia è per la scuola secondaria e quei paragrafi del volume che ne narrano l’esperienza sono già significativi nei titoli:

  1. La vocazione e l’arte di insegnare. È ciò che Livia ha posseduto e trasmesso e che il testo ripercorre nei momenti e aspetti essenziali con immediatezza e sincerità attraverso i riconoscimenti, i ringraziamenti, le testimonianze dei colleghi, degli allievi, dei molti che Livia hanno avuto l’opportunità di conoscere, professionalmente e umanamente.
  2. Il talento di chi sa scrivere ciò che insegna. Una lezione: come si fa a trasferirla in uno scritto, senza amputarla, menomarla, alterarla? Non è un caso che nella storia della produzione dei manuali scolastici i docenti in attività di servizio d’insegnamento che ne siano autori risultino così pochi. Non è molto diffuso quel talento! Livia però ne era dotatissima e riusciva nella trasposizione da orale a scritto a non perdere in spontaneità, immediatezza, interazione, anche emotiva, guadagnando nel contempo in naturalezza, sobrietà e calore espressivi. Livia «produce testi d’impeto, un capitolo di seguito all’altro, con un metodo apparentemente induttivo, senza una trama preordinata. È probabile che traduca le sue lezioni in forma scritta […] Nel 1970 viene pubblicato il suo primo testo di Algebra in due volumi per i bienni della scuola secondaria superiore […] È il periodo in cui impera la cosiddetta insiemistica. Discutiamo animatamente insieme circa l’opportunità di introdurre questa impostazione in un testo scolastico. Livia alla fine decide di riservare agli insiemi uno spazio autonomo e comunque non a fondamento delle matematiche. Viene contrastata dagli ambienti radicali dell’insiemistica, ma ciò non intacca il suo successo di autore». Un altro settore dibattutissimo in quegli anni è quello dell’insegnamento razionale della Geometria. «Da tempo – scrive Franco Tonolini – Livia medita di realizzare un testo di geometria razionale che possa rilanciarne lo studio. Aveva conosciuto di sfuggita Giovanni Melzi quando lui entrava come docente all’Università degli Studi di Milano e lei ne usciva come neolaureata. Si incontrano nuovamente ai convegni nazionali della Mathesis. Livia sente la necessità di essere, diciamo così, “tutelata” nell’intraprendere un percorso concettualmente “minato” come quello della geometria assiomatica, ma non osa, schiva com’è, proporre al professore Melzi una collaborazione. Mi decido allora di combinare un loro incontro allo scopo. Da parte sua il professore Melzi teme, oberato com’è dai suoi impegni di ricerca e di insegnamento, di essere travolto da una pesante attività redazionale ed editoriale, come appunto è quella dell’editoria scolastica. L’esperienza di Livia in questo settore lo rassicura. È subito intesa. Viene alla luce una trilogia di opere di geometria, per i vari indirizzi della scuola secondaria superiore».
  3. L’attività associativa: intraprendenza, passione, visione di prospettiva, cultura dell’amicizia. Alla vita associativa Livia Tonolini ha partecipato da protagonista. Della Mathesis è stata dal 1984 al 1996 consigliere nazionale e la sua è stata una presenza assidua e di rilievo, che ha avuto molteplici effetti: di concorrere a dare il giusto peso, con la stima e l’autorevolezza di cui godeva, alla componente dei docenti della scuola secondaria, a calmierare la competizione di “scuola” e di settore, tra gli esperti universitari, a armonizzare e incentivare l’attività delle numerose sezioni operanti a livello territoriale. Il suo dunque un contributo alla vita associativa che sempre ha avuto a che fare con la sua articolazione sezioni e con il conseguente problema di trovare un equilibrio tra le varie realtà territoriali e e diverse componenti della scuola e dell’università. Un periodo che è stato fecondo e che si è avvalso dell’operare insieme di più personaggi, di Livia e di Carmela Gasperi, l’altra presenza femminile nel direttivo nazionale di quegli anni, e di figure di universitari quali Angelo Fadini, Bruno Rizzi, Romano Scozzafava, Giovanni Melzi, Francesco Speranza, Silvio Maracchia e ancora altri. Della vita della Mathesis, della sua sopravvivenza e vitalità nella realtà scientifica e scolastica italiana, rimangano fari luminosi.

 

 

 

RIFERIMENTI:

http://www.matmedia.it/fondazione-livia-tonolini/

 

 

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