Michel Serres è morto.

L’autore delle “origini della geometria” è morto il primo giugno 2019 all’età di 88 anni

« Mesdemoiselles, Messieurs, écoutez bien, car ce que vous allez entendre va changer votre vie… », «……quello che ascolterete cambierà la vostra vita». Un modo provocatorio e stimolante per iniziare una lezione. Un modo che gli ex suoi studenti conservano nei ricordi della loro esperienza universitaria ( lo riporta il giornale Le Monde). Un appulso iniziale che caratterizza l’insegnante, ma anche una provocazione da lanciare a molti dei suoi lettori: “quello che leggerete…”. Ed è così. I libri di Michel Serres sono fonte di pensieri nuovi che sorprendono e insegnano, liberano e vincolano. Sempre ripagano per averli letti.

Al lettore italiano non mancano le traduzioni delle opere di Michel Serres. Tra queste, Le origini della geometria, edito da Feltrinelli (1994), costituisce una lettura unica per la vastità e la profondità delle conoscenze messe in campo. Una miniera di idee e di concetti che si offrono al lettore come gemme scintillanti di forme espressive e di una varietà lessicale che inebria le menti di significati e immagini. Alle ‘origini’ della geometria ha dedicato trentacinque anni della sua vita: tanto confessa di aver impiegato per scrivere il libro. E il frutto di una riflessione così lunga e costante si coglie appieno. Nel processo di descrizione dell’interminabile discorso del grande racconto della Geometria ogni parola è pesata e soppesata, filtrata e distillata. Il racconto ha i suoi miti d’origine: Metis, dea della furbizia umana inghiottita da Zeus, il filo di Arianna, innamorata di Teseo, metafora del passo dopo passo del pensiero algoritmico, gli arpedonapti egizi periodicamente impegnati dal nero del limo del Nilo, il personaggio Talete autore di un teorema fugace e dolce quanto un raggio di sole munito delle sue ombre e, protagonista, dell’instaurarsi del più lungo degli imperi possibili, quello della matematica. Di questo impero Michel Serres è stato il più influente e riverito ambasciatore nel mondo della cultura contemporanea. Un mondo che non è un mondo per vecchi perché i ragazzi rivoluzionano il sapere.  Michel Serres è ottimista nel campo dell’educazione, ha fiducia nel futuro.  Il martirio di San Dionigi che, decapitato, raggiunge la sommità della collina di Montmartre con la testa fra le mani diventa un’efficace metafora dei problemi educativi di oggi. L’immagine di San Dionigi ha l’analogo nello  smartphone fra le mani.

I ragazzi cercano e trovano il sapere nelle macchine. Di accesso rarissimo, il sapere si offriva un tempo soltanto frazionato, ritagliato, fatto a pezzi. Una pagina dopo l’altra, le classificazioni scientifiche distribuivano a ogni disciplina una parte, una sezione, dei locali, dei laboratori, una porzione di biblioteca, dei crediti, dei portavoce e il relativo coporativismo. Il sapere si divideva in sette. Così la realtà andava in frantumi. Di recente siamo diventati tutti San Dionigi. Tra le mani, la scatola-computer contiene e fa funzionare  le nostre facoltà con una memoria mille volte superiore e potenzialità incommensurabili. Aiuta a ristabilire l’unità. C’è spazio nel cervello per una testa ben fatta e un’intuizione innovatrice e vivace: caduto nella scatola, l’apprendimento ci lascia la gioia incandescente di inventare. Così come fu inventata dai greci (paideia) , al tempo in cui nacque e si diffuse la scrittura, e si trasformò alla comparsa della stampa, nel Rinascimento, adesso la pedagogia cambia totalmente con le nuove tecnologie. Pollicina e Pollicino non dovendo più faticare per apprendere il sapere, perché è lì, davanti a loro, oggettivo, raccolto, collettivo, connesso, accessibile a piacere, ricontrollato dieci volte, possono occuparsi dell’intelligenza inventiva, tornare a essere autentiche soggettività cognitive. Vorrei – scrisse qualche anno fa – avere diciotto anni, l’età di Pollicina e Pollicino, perché è tutto da rifare, perché resta tutto da inventare[…] Spero che la vita mi lasci il tempo per lavorare ancora, in compagnia di quei piccoli a cui ho votato l’esistenza, perché li ho sempre rispettosamente amati.

Il tempo per lavorare è finito, ma la notizia della sua morte è corsa veloce a farne già rivivere pensieri e opere. Franck Riester, ministro della Cultura ha salutato l’intellettuale  luminoso e moderno, poetico e accessibile. Il calore della sua voce è già mancante. Il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, l’ha ricordato, “uomo di luci e ragione, che aveva fatto della sua immensa conoscenza la parte più bella della sua umanità“. Cédric Villani deputato LREM e matematico, medaglia Fields nel 2010,  lo ha definito  un instancabile costruttore di ponti tra le discipline. Jean-Michel Blanquer ministro dell’Istruzione nazionale ha scritto: il suo pensiero sull’educazione continuerà ad influenzarci. E non potrà essere diversamente!

 

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