Dall’Università di Napoli una storia della Mathesis con tante bugie.

La “storia” porta la firma di due docenti del Dipartimento di Architettura della Federico II.

I due docenti sono Ferdinando Casolaro e Luca Cirillo. La loro “storia della Mathesis” è pubblicata in Arte e Scienza n.10/Dicembre 2018.

La narrazione è quasi sempre al singolare.

A narrare è soprattutto il primo autore. Sin dalle prime battute egli si presenta co-protagonista delle “vicende descritte nel lavoro”. Co-protagonista dal 1972. È l’anno, egli precisa,  in cui si è iscritto alla sezione Mathesis di Napoli. La storia inizia così, con questo dichiarato ruolo di primo piano assunto già all’atto dell’iscrizione ad una sezione locale.

È probabile però che l’autore esageri un po’ e che ricordi male la decorrenza dell’iscrizione. La sezione Mathesis di Napoli, infatti, pur avendo un passato illustre, negli anni settanta non fu attiva. Non esisteva. Fu ricostituita solo nei primi anni ottanta.

La locandina, riportata a lato, annuncia uno dei primi incontri ufficiali: porta la data del 26 aprile 1986 e la firma della presidente, la prof.ssa Laura Castellano, ordinaria di Istituzioni di Matematiche presso la Facoltà di Scienze.

A conferma, si possono consultare i documenti relativi ai risultati delle elezioni per il rinnovo degli organi direttivi: la sezione napoletana non c’è. Una bugia, dunque, alla quale ne seguono tante altre.

L’autore racconta di aver svolto la funzione di referee per gli articoli del Periodico di Matematiche.

Certamente un’aspirazione a ricoprire una  funzione di prestigio scientifico, rimasta però tale. Non risulta da nessun atto ufficiale né dalle pagine del Periodico che l’autore abbia svolto il compito di referee. E ciò non solo nel periodo indicato, ma anche nei successivi, fino ad oggi.

Nel testo le inesattezze e le esagerazioni di ruoli finiscono per essere tante.

Al lettore, più che un lavoro di storia appare un affastellamento autocelebrativo di ruoli e riconoscimenti mai avuti messi insieme per grette finalità. Colpisce anche quanto l’autore scrive a pagina 134 di questa sua storia:

«Nel 2002[…] è stato realizzato da Ferdinando Casolaro il lavoro di assemblaggio di un CD contenente l’intera collana del «Periodico di Matematiche» dal 1895 al 2001».

Un’affermazione assolutamente non vera. Forse originata da una sicura compartecipazione del narratore all’opera di fotoriproduzione delle pagine delle annate del Periodico, ma spudoratamente falsa.

L’idea di mettere a disposizione degli studiosi gli articoli pubblicati dal Periodico a partire dai suoi primi anni di vita ha avuto una lunga gestazione e più padri. Tra questi anche il prof. Aldo Morelli di Napoli che aveva curato per il Periodico, una specifica Antologia delle annate dal 1886 al 1901.

L’annuncio ufficiale dell’avvenuta realizzazione dell’Archivio Storico del Periodico si trova comunque nell’Editoriale del n. 3/2002. Nello stesso fascicolo è anche riportata la composizione del Consiglio Nazionale che curò le successive fasi del progetto e deliberò l’impegno della spesa di circa ottomila euro per concretizzarlo (5400 per il trasferimento su CD, eseguito da esperti dell’Università di Iasi in Romania, e 2600 di spese per la fotoriproduzione).

Il cofanetto che contiene, in otto dischi, i fascicoli del Periodico fu prodotto in pochissimi esemplari. A metà del 2017 se ne è avviata la pubblicazione on line resa possibile dall’avvenuta acquisizione da parte della Mathesis della proprietà della testata “Periodico di Matematiche”. La pubblicazione, ben curata anche negli aspetti tecnici, ha riguardato finora solo una decina di annate e al momento risulta purtroppo sospesa. Ci si augura che essa possa riprendere al più presto. E non sono pochi gli studiosi che lo chiedono.

Ritornando a questa storia: è una miniera di brutte sorprese. Esse vanno oltre i ruoli e gli episodi. Investono anche questioni matematiche, pedagogiche, delle riforme scolastiche. Questioni che  il narratore si abbandona a stravolgere con molta disinvoltura non conoscendole o non avendole realmente comprese. Ma ne parla, con il piglio di chi sa.

Ad esempio: il Progetto Brocca contemplerebbe, a suo dire, per l’insegnamento della matematica, l’inserimento «di argomenti […] come lo studio dei primi elementi di Geometria Proiettiva e della Geometria Affine che, dal calcolo vettoriale attraverso il passaggio all’analisi locale, conduce allo studio dello spazio curvo, universo geometrico su cui è basato lo sviluppo della Teoria della Relatività Generale».

E ancora: «oggi il MIUR è orientato ad un quasi-ritorno al modello gentiliano a cui si è allineata la “Mathesis” nazionale».

Frasi che si susseguono e danno la conclusione di questa storia rifatta senza pudore in dispregio della verità, della matematica, della scuola, della lingua italiana, delle insegne del Dipartimento di Architettura di cui l’autore pur si fregia. E per il Dipartimento universitario non è la prima volta. In rete è reperibile infatti un altro testo che attiene addirittura alla formazione fisico-matematica dei docenti e si presenta invece generoso elargitore di amenità, grammaticali e concettuali.

In definitiva tante insulsaggini che non si possono sottacere. La Storia è una cosa seria, un terreno sacro per l’impegno intellettuale, il più puro, e questa dei docenti (?) del Dipartimento di Architettura appare un’incursione che la profana.

 

 

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