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A che serve studiare i dinosauri?

Il ministro Valditara: si studia troppa roba. I dinosauri sono estinti, a che serve studiarli in terza elementare?

A che serve?

Mi piacerebbe davvero proseguire
la mia educazione puramente umana,
ma il sapere non ci rende né migliori né più felici
(Heinrich von Kleist, Lettera ad un’amica)

L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri – Film (2009) 

Il ministro Valditara in un intervento alla XXII edizione della rassegna Direzione Nord, organizzata a Milano dalla Fondazione Stelline, dalla società di consulenza Inrete, in collaborazione con Assolombarda e finanziata dalla Regione Lombardia, ha detto: «I dinosauri sono estinti, a che serve studiarli in terza elementare?». Ha cercato, poi, di nobilitare le sue affermazioni affermando: «Bisognerebbe semplificare un poco, non nel nome del semplicismo, ma nel nome del far prevalere la qualità sulla quantità». Le parole del ministro mi hanno spinto a riflettere su tre questioni: a che serve studiare i dinosauri; qualità invece di quantità; a che serve studiare.

La casa cinematografica 20th Century Animation, in coproduzione con Blue Sky Studios, ha prodotto una serie di cinque film, di grande successo di pubblico, dal titolo L’era Glaciale, e il film del 2009, “L’era glaciale 3: l’alba dei dinosauri”, ha incassato oltre 880 milioni di dollari. I dinosauri sono animali preistorici molto popolari tra i bimbi, e non solo, ed esistono in commercio molti giochi di dinosauri, anche internet ne è piena. Possono essere, quindi, un approccio piacevole a riflessioni più profonde.

Lo scrittore Claudio Magris scrisse tempo fa: «Se non ci si diverte, non si impara nulla».

Ad esempio, parlare a scuola dei dinosauri può essere un’occasione per accennare all’evoluzione biologica, dai dinosauri sono evoluti uccelli e mammiferi (e quindi noi) e, ancora, introdurre il problema della loro scomparsa. L’ipotesi del grande asteroide, come causa dell’estinzione dei dinosauri, in verità di oltre il 75% di tutte le specie animali in quell’era, è stata di recente affiancata da altre concause. La geologa e paleontologa Gerta Keller, professoressa emerita alla Princeton University, ed il suo gruppo, nella ricerca su Geologica Society of America Bulletin n. 132, 2020, hanno datato il cratere di Chicxulub in Yucatan, provocato dalla caduta dell’asteroide, circa trecentomila anni prima dell’estinzione dei dinosauri.

In un’altra pubblicazione su Global and Planetary Change 194, 2020, il gruppo di scienziati ritiene che l’estinzione fu provocata dal caos climatico causato dall’enorme quantità di CO2 immessa nell’atmosfera dalle attività vulcaniche oltre che, certamente, dalle conseguenze della caduta dell’asteroide.

Ecco, servendosi di bei filmati o visite in qualche museo di scienze naturali, partendo dai dinosauri si può accennare alle cinque grandi estinzioni di massa del passato (le Big 5) e dell’inizio della sesta estinzione di massa in atto. Secondo gli scienziati, l’antropizzazione selvaggia e senza regole sta producendo un’impressionante riduzione della biodiversità: le cause sono dovute alla deforestazione, al consumo di suolo (urbanizzazione e copertura artificiale dei terreni), alle eccessive emissioni di CO2, al conseguente riscaldamento globale e alla riduzione dei ghiacciai polari. Un’occasione per parlare dell’antropizzazione eccessiva, una vera e propria guerra che l’umanità sta facendo alla Natura.

Sono assolutamente d’accordo che qualità sia preferibile a quantità.

D’altra parte già Michel de Montaigne, filosofo e politico francese del XVI secolo, parlava di “teste ben fatte, piuttosto che teste ben piene” e l’illustre sociologo Edgar Morin ha scritto un libretto bellissimo, “La testa ben fatta, Raffaello Cortina Editore, 2000”, su quello che chiama “l’insegnamento educativo”: «Trasmettere non del puro sapere, ma una cultura che permetta di comprendere la nostra condizione e di aiutarci a vivere; essa è nello stesso tempo una maniera di pensare aperto e libero».

Qualità, dunque, non quantità: ma qualità significa non semplificazione ma approfondimento: meno nozionismo per andare più a fondo. Le conoscenze oggi progrediscono rapidamente ed il rischio di obsolescenza è elevato. Non si apprende una sola volta per tutta la vita, è indispensabile essere in grado di autoaggiornarsi, imparare in tutto il corso della vita e apprendere non soltanto il “sapere come” (know how), ma anche e sempre più il “sapere cosa e perché” (know what e know why).

La domanda A che serve studiare qualcosa che non c’è più, credo presupponga la domanda “a che serve studiare”.

A che serve studiare la storia e la filosofia antiche, la cultura di Talete, Pitagora, Platone, Aristotele, Euclide, Archimede? Anche tutto questo non esiste più, come i dinosauri! La domanda del ministro sembra sottendere l’idea che nella “troppa roba” dei programmi scolastici esistano nozioni e argomenti utili e nozioni e argomenti inutili. Mi domando, allora: utili o inutili in che senso? E il ministro sembra rispondere: «La scuola deve anche assicurare una prospettiva di inserimento lavorativo». Inserimento lavorativo attraverso la scuola primaria e secondaria nel secolo dell’esplosione dell’Intelligenza Artificiale Generativa? Nel secolo in cui robot intelligenti sostituiranno gli umani in molte attività lavorative? Insegnare a vendere meglio i prodotti italiani, invece di Cartesio, Galileo e Newton, ad esempio?

E a proposito della domanda: «A che serve studiare», voglio citare due risposte.

La prima è un aneddoto su Euclide. Nel suo “Commento al primo libro degli Elementi di Euclide”, Proclo Licio Diacono, filosofo-matematico bizantino del V secolo d.C., racconta che Euclide non era interessato assolutamente agli aspetti pratici della sua disciplina e, quando un allievo gli chiese che utilità avesse lo studio della geometria, egli ordinò al suo schiavo: «Dai a quest’allievo una moneta perché ha bisogno di trarre guadagno da ciò che impara».

La seconda è stata raccontata da Corrado Augias. Augias ricorda che nel primo giorno di liceo, un professore chiese alla classe: «Chi sa dire a cosa serve studiare?» e, non soddisfatto delle risposte ricevute, disse: «Ad evadere dal carcere». Notato lo stupore degli allievi, chiarì: «L’ignoranza è un carcere, perché là dentro non capisci e non sai che fare! Studiare serve ad evadere dalla prigione, da chi vi vuole stupidi e creduloni e a scavalcare il muro dell’ignoranza per poter capire senza chiedere aiuto. E sarà difficile ingannarvi!».

 

Autore

  • Nicola Melone

    Matematico, laureato con lode, tra i più giovani vincitori del concorso ad ordinario e professore di Geometria presso l’Università di Napoli prima, e successivamente a Caserta dove è stato anche Preside di Facoltà. Poeta e scrittore, è autore di saggi scientifici e pubblicazioni di bella letteratura. Vicino alla scuola e appassionato docente, ha svolto anche incarichi per conto del Ministero dell'Istruzione.

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