L’inaugurazione a Napoli: il Presidente della Repubblica indica alla scuola il compito di “grande, preziosa seminatrice” di libertà, democrazia e civiltà, offrendo una lezione di “nobile umanità”.
Come si è appreso dalle cronache giornalistiche e si è visto nella diretta televisiva, il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella per la cerimonia inaugurale dell’anno scolastico 2025-2026 ha scelto come sede Napoli, recandosi presso l’Istituto Penale per i minorenni di Nisida, l’Ospedale Pediatrico Santobono – Pausilipon, l’Istituto Professionale di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera intitolato a Gioacchino Rossini. Le scelte presidenziali hanno privilegiato i ragazzi del carcere impegnati in un percorso di recupero civile grazie alle attività del laboratorio teatrale e musicale, i giovani affidati alle cure ospedaliere per ritornare alla salute, gli studenti aspiranti a conseguire una qualificazione professionale in un campo interessante come quello alberghiero.
Per forza di cose ha preso parte alla cerimonia il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. L’aspetto istituzionale è stato ravvivato dal cantante Jovanotti a Nisida, dall’attore Lillo al Santobono, dall’attrice Eleonora Daniele all’Istituto Professionale. Il Presidente ha voluto così unire alla serietà del richiamo ai valori costituzionali i valori distensivi e formativi della musica e del teatro. Sono stati momenti emozionanti, durante i quali si è constatato ancora una volta quanto sia fortunata la nostra Italia ad avere un Presidente di così eccelsa statura etica, esempio tanto più in risalto per la sua nobile umanità quanto più indegni si palesano nel mondo odierno governanti narcisisti, ambiziosi, feroci, stolidi.
L’autorità del nostro Presidente deve essere intesa in senso etimologico, come auctoritas, da augeo, un accrescere, con una differenza essenziale rispetto al significato diffuso presso i Romani, nella cui prassi politica indicava l’azione di un soggetto che completava l’azione altrui incapace da sola di raggiungere un dato obiettivo, mentre nel caso del nostro Presidente la sua autorità si configura invece come invito augurale rivolto ai cittadini, chiamati a trovare in sé stessi le risorse necessarie per costruire un futuro migliore, esente dalle aberrazioni che determinano il regresso degli esseri umani a una vichiana barbarie ritornata.
Il discorso inaugurale del nostro Presidente mostra come alla scuola sia affidato il compito di preservare, realizzare, esaltare i valori della civiltà. Perciò ogni nuovo anno scolastico è un nuovo inizio per i piccoli della scuola dell’infanzia, i bambini delle elementari, i ragazzi della scuola secondaria, ma lo è anche per i docenti, i genitori, i membri del corpo sociale. Tutti sono chiamati non solo ad acquisire conoscenze, ma anche a provare emozioni. Non a caso nel discorso presidenziale risalta il richiamo all’esperienza scolastica come preparazione alla vita.
Il discorso presidenziale prosegue con il richiamo alla responsabilità che la scuola deve suscitare di fronte ai tanti rischi incombenti. La vita oggi resta esposta alle insidie dell’era digitale, che si insinuano subdolamente ogni volta che i ragazzi tendono a diventare dipendenti dalle nuove tecnologie, smarrendo la dimensione di persona per incoscienza e assenza di capacità critica, restando isolati in una realtà fittizia, privandosi del bene che il rapporto con gli altri e la nascita di amicizie possono arrecare. Paradossalmente l’intelligenza artificiale minaccia, intanto, di depotenziare le intelligenze naturali, che devono essere sollecitate a farne buon uso invece di servirsene come strumento per favorire la pigrizia e l’inganno.
È in gioco la libertà di pensare, sentire, creare originalmente. Stretto è il legame fra la scuola e la democrazia proprio in nome di una libertà storicamente conquistata. Oggi la libertà è insidiata da una violenza che si manifesta come vigliaccheria da parte di quanti si dedicano al bullismo e si avvale anche dei social per perpetrare i suoi soprusi. Le istituzioni e la società non devono lasciare soli i docenti e i dirigenti scolastici impegnati nel contrastare allarmanti fenomeni del genere.
Non poteva mancare il richiamo alla nostra Costituzione, all’articolo 34, il cui incipit proclama che la scuola è aperta a tutti. La scuola è il luogo dell’inclusione e non dell’emarginazione. E lo deve essere non solo nel nostro Paese. Scrive il nostro Presidente:
“Sconfiggendo ogni abbandono, occorre l’impegno affinché scuola sia davvero ovunque. Ovunque, naturalmente, nel mondo. Dove questo non è consentito, dove la scuola non è frequentabile o viene interrotta per colpa di guerre, o occupazioni militari, si realizza un’ulteriore inaccettabile, gravissima responsabilità storica per chi muove guerre.”
Nella conclusione viene ricordata Hannah Arendt, per avere scritto che l’amore dei genitori per i figli deve essere coraggioso, nel senso che non deve loro impedire di adoperarsi per interpretare e governare la nuova realtà emergente in questi difficili tempi, e viene ricordato Vittorio Bachelet, per avere detto che è importante saper preparare fiorenti germogli:
“Nel momento in cui l’aratro della storia scava a fondo […] è importante gettare seme buono, seme valido.”
Conclude il nostro Presidente che questo compito compete soprattutto alla scuola:
“La scuola è una grande, preziosa seminatrice.”
Anche questa conclusione richiede di essere un nuovo inizio e di esserlo giorno dopo giorno nell’arco dell’intero anno scolastico. Si tenga presente il monito di Francesco De Sanctis, che nell’incipit del suo discorso inaugurale letto nell’Università di Napoli il 18 novembre 1872 si espresse così:
“I panegirici sono usciti di moda, e se ci è cosa ch’io desideri è che escano di moda anche i discorsi inaugurali. Essi mi paiono come i sonetti di obbligo che si ficcano in tutte le faccende della vita e fanno parte del rito. E pensare che l’Italia in questi giorni è inondata di discorsi inaugurali, e che non ci è così umile scuola di villaggio che non avrà il suo. Se poi la scuola renda buoni frutti, che importa? questo è un altro affare. Ci è stato il discorso inaugurale, ci sono state le battute di mano, il pubblico va via contento, e non ci pensa più: se la vedano loro i maestri e gli scolari.”
Non è questo il caso del discorso inaugurale del nostro Presidente, discorso che vuol essere un viatico per la vita intesa proprio nel senso di Francesco De Sanctis. Ci si adoperi per scongiurare ciò che la saggezza popolare compendia nel detto proverbiale secondo cui dopo che è passato il Santo è passata anche la Festa. Il nostro Presidente intende assisterci nelle aule durante l’intero anno scolastico. Possa la sua lezione animare persone coinvolte solidalmente e solidamente nell’impresa educativa.
Postilla
- Ecco il link per il testo integrale del discorso del nostro Presidente: qui
- Ed ecco il link per il video della cerimonia: qui
- Ciò che è essenziale lo si può compendiare in una sintesi operativa, cestinando ogni dispersiva e inconcludente logorrea. Più di tanti trattati di pedagogia le parole del discorso sono in grado di stimolare e confortare una positiva esperienza scolastica. Docenti e studenti, leggendole insieme, potranno sentirsi diventare consapevoli protagonisti di un’entusiasmante avventura culturale come nello stato nascente di un innamoramento. Così ogni giorno sarà una nuova inaugurazione.
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