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Adversus Invalsi

Con il nuovo Governo c’è fiducia per una rinascita dell’economia. Ma possiamo esserlo anche per quanto riguarda la pedagogia? Adversus Invalsi.

Speriamo di non dover ascoltare l’invito conclusivo di una liturgia  pretenziosamente valutativa: “La scuola è finita. Andate in pace”. Per scuola qui possiamo intendere ogni forma di autentica pedagogia, istituzionalizzata o meno. C’è la preoccupazione di un’eclissi permanente dell’educare inteso nella sua forma più nobile. Preoccupazione che deriva dalla consapevolezza di una spaccatura. Spaccatura fra la più accreditata tradizione educativa rinvigorita dalle odierne scienze umane e la moda meritocratica invalsa nel clima soffocante del neoliberismo. Si dirà che economia e finanza sono fondamentali.

Fondamentale invece è l’essere umano ad esse irriducibile.

Lo ribadisce una recente pubblicazione inserita nella Collana Soggettività e potere – Ricerche di teoria sociale: Bénédicte Vidaillet, Valutatemi! Il fascino discreto della meritocrazia, Novalogos, 2018  (évaluez-moi! évaluation au travail: le ressorts d’une fascination). Bénédicte Vidaillet è docente di Psicologia dell’organizzazione presso l’Università di Parigi XII. Insiste sul danno che il potere esercita sulla libertà nell’era del tardo capitalismo e del governo neoliberale del lavoro. In prefazione Davide Borrelli e Marialuisa Stazio ci insegnano come non farsi governare dalla valutazione e vivere felici. Una scorsa ai capitoli rivela l’importanza di questo lavoro. L’ideologia della valutazione è un vicolo cieco. Purtroppo non manca chi vi si addentra e si illude. L’illusione è quella di trovare nell’essere valutati la propria vera identità. È come se la vittima sua sponte si consegnasse al carnefice.  Intanto la  valutazione arreca i suoi danni irreparabili. Occorre quindi non  lasciarsi stritolare nell’ingranaggio. Si deve resistere alle lusinghe delle sirene valutative. Nella postfazione Francesca Coin chiarisce che l’anima della valutazione è anti-sociale.

Siamo nel 2021 e Mario Draghi ha formato un nuovo governo.

Mario Draghi ha salvato l’euro. C’è attesa nel mondo delle banche. Possiamo essere fiduciosi che avvenga una rinascita dell’economia. Ma possiamo esserlo anche per quanto riguarda la pedagogia? Pare proprio di no. Su La Repubblica del 9 febbraio 2021 Corrado Zunino ventila la possibilità di un recupero delle prove Invalsi. Infatti l’Invalsi è in agguato. Si pavoneggia e si dice pronto a somministrare i test già a marzo. Si rammarica che la pandemia non dia la sicurezza di poter procedere in tal senso e abbia ormai impedito di inserire i test nell’Esame di Stato già da quest’anno.

Temiamo perciò  di dover rimpiangere il progetto Azzolina da cui l’Invalsi era escluso. Sarebbe davvero il colmo.

Ricordiamo intanto che sul sito ilfattoquotidiano.it il 7 maggio 2018 nell’articolo Anche Invalsi ammette che il test non serve a nulla. Ma ormai i buoi sono scappati Alex Corlazzoli richiamava l’attenzione su quanto poteva leggersi proprio sul sito dell’Invalsi:

“Le prove non possono misurare tutto. Ci sono competenze importanti – ad esempio quelle di comunicazione verbale e scritta, affettive e relazionali – che non sono valutabili con una prova standardizzata ma solo attraverso il contatto quotidiano che l’insegnante ha con i suoi allievi. Per questo le prove Invalsi non possono valutare globalmente uno studente né possono monitorarne e guidarne – come fa invece la valutazione degli insegnanti – il processo di apprendimento tenendo conto di tutte le variabili che inevitabilmente sfuggono alla valutazione standardizzata”.

Il lettore attento potrà notare che proprio nello stralcio citato è sancita la spaccatura di cui dicevamo all’inizio.

Sul medesimo sito il medesimo Alex Corlazzoli nell’articolo del 24 novembre 2020 Prove Invalsi 2021, confermate nonostante la didattica a distanza: valuteranno anche gli effetti della pandemia sull’insegnamento riferisce sull’adoperarsi dell’Invalsi per un’impresa, a dir poco,   stupefacente: approfittare dell’emergenza pandemica per valutarne (non più soltanto misurarne) gli effetti sull’insegnamento. Pratica magica così sofisticata da assumere gli aspetti della prestidigitazione. Non si sa dove risiedano le garanzie di scientificità di un’impresa siffatta.

La scienza è ben altra cosa.

I laboratori scientifici non si prefiggono di invadere sempre più il territorio costituzionalmente protetto della libertà d’insegnamento. Gli scienziati procedono a esperimenti da sottoporre a controllo. Si può dire che l’Invalsi  è incontrollato, autoreferenziale, estraneo all’alterità o è vero il contrario? La risposta è nel riscontro che ad ognuno compete,  purché sappia davvero essere libero nel farlo, restando attento a non farsi accalappiare, risoluto a non  essere stoltamente complice nell’esproprio della propria identità professionale e umana.

Comunque c’è già una certezza: se  verranno  a dirci che la scuola è finita, non renderemo grazie all’Invalsi.

 

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