Che cosa è necessario valutare?

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Che cosa è necessario valutare?

Che cosa è necessario valutare? Ad occuparsene è il libro: Valutare senza INVALSI si può. Muri a secco e colate di cemento. Ne è autrice, per Anicia,

Che cosa è necessario valutare? Ad occuparsene è il libro: Valutare senza INVALSI si può. Muri a secco e colate di cemento. Ne è autrice, per Anicia, Renata Puleo.

Esame di Stato e problema valutativo

Nel clima in cui si va svolgendo oggi l’Esame di Stato c’è non solo il compito di esaminare. Si tratta anche di ripensare a fondo ciò che esaminare significhi. Questo libro offre l’occasione di collocare l’esame oltre l’evento contingente. Fornisce lo spunto per chiedersi se non sia necessario rivendicare per un futuro la libertà di esaminare. Libertà della quale si corre il rischio di essere espropriati.

Sugli aspetti inquietanti della degenerazione docimologica.

Ci sono pericoli. Li sintetizza un motto in epigrafe, tratto da un sonetto di Giuseppe Gioacchino Belli: è in atto un movimento che mira a tramutare gli “scervelli” dei discenti, e forse anche dei docenti, in “cucuzze”. Lo mette in chiaro l’autrice. Maestra Elementare, Direttrice Didattica, Dirigente Scolastica, Renata Puleo è membro del gruppo no INVALSI. Del medesimo gruppo fa parte Mario Sanguinetti, che introduce il volum e.

Il valore in pedagogia e il valore in economia

L’autrice mette subito in chiaro il legame fra INVALSI e interessi economico-finanziari. Legame da cui derivano effetti deleteri sui valori pedagogici. Il valore inteso in senso economicistico e non etico diviene  funzionale alla frammentazione e frantumazione dei saperi. Si pretende di assicurare equità mediante il sistema dei test. Sistema da cui derivano invece effetti iniqui.

Docenti e valutazione

Intanto i docenti vengono espropriati del compito di valutare. Né questo processo di espropriazione, più o meno palese, è compensato da eventuali contributi utili pedagogicamente alle scuole.

La sindrome PISA

L’INVALSI, subentrato dal 1999 al CEDE, è affetto dalla sindrome PISA, che consiste nella

“crescente importanza attribuita ai dati sulle competenze degli alunni dai valutatori e dagli economisti, in stretto rapporto con la misurazione del PIL nazionale”.

Responsabilità politiche

È evidente che l’autrice intende mettere in luce le responsabilità politiche soggiacenti al fenomeno. L’operato dei Ministri dell’Istruzione nel loro succedersi viene giudicato non costruttivo. Essi non hanno contrastato con
efficacia un “teaching to test” che privilegia la quantità contro la qualità e ostacola il pensiero divergente.

Analisi di prove standardizzate

L’autrice scende nel merito. Procede a un esame campionario di prove di comprensione della lettura. Dimostra come l’allestimento delle prove consista nel fare a pezzi i testi, proponendoli senza riguardo per i diversi livelli linguistici afferenti alle diverse età. Inconveniente derivante da scarsa dimestichezza con i moderni studi linguistici in ambito internazionale.

Significato semanticamente indecifrato di “competenza”

Nel volume sono inseriti due capitoli dovuti a Rossella Latempa, docente di Matematica e Fisica alle Superiori, membro della redazione ROARS. La coautrice affronta il problema del significato di “competenza”, sorta di parola magica funzionale alla mistificazione linguistica. Ferma restando la nebulosità del termine, viene chiarito come si voglia proporre un “curricolo delle competenze”. Questo, costituito da Unità Didattiche di Apprendimento, comporta un progressivo svilimento della funzione docente.

L’allarmante disegno di espropriazione dell’infanzia

Tocca alla stessa Rossella Latempa affrontare un argomento quanto mai inquietante nel capitolo sulla “metrica dell’infanzia”. Da una rassegna di documenti di Enti orientati a formare – direi a deformare – l’infanzia in nome della value for money emerge una nuova idea di bambino. È in nome di questa idea che i bimbi dovrebbero essere espropriati della loro infanzia. L’intento consiste infatti nel “ripensare i percorsi educativi al fine di ottimizzare la convenienza economica”.

Test BABY PISA e INVALSI VIPS

La pretesa di misurare non meglio definite competenze si concretizza nei test BABY PISA. Da questi discendono i test INVALSI VIPS. Test per la Valutazione Iniziale Prontezza Scolastica. E vien fatto di osservare che l’acronimo VIPS contiene in sé l’altro acronimo VIP – Very Important Person. Fin dalla Scuola per l’Infanzia bimbi e bimbe vengono visti come elementi subalterni da inserire a suo tempo nel mercato del lavoro. Altroche VIP!

Incidenza di una malintesa docimologia sulla vita delle persone

Le informazioni fornite nel volume sono tali da dover allarmare e mobilitare genitori e insegnanti. A meno che non vogliano rassegnarsi ad assistere inerti alla mercificazione dell’infanzia. Per genitori e insegnanti
leggere questo libro significherà capire quanto sia drammatica la metafora dei “muri a secco” e delle “colate di cemento” del sottotitolo. È qualcosa che riguarda non solo la scuola. Riguarda la vita delle persone.

Considerazioni a margine

1. Nella bibliografia a corredo del volume troviamo citati autori di rilievo.

Siano lodate le autrici. È importante ricordare nomi quali Giorgi Agamben, Gregory Bateson, Walter Benjamin, Noam Chomsky, Gilles Deleuze, Michel Foucault, Louis Hjelmslev, Karl Marx, Lev Vygotskij. Altri se ne potrebbero aggiungere. Penso a Edgar Morin e a Martha Nussbaum. Penso a Zygmunt Bauman. A Miguel Benasayag. Penso insomma alla storia dell’educazione nella civiltà occidentale e ai moderni contributi delle scienze umane. La rassegna sarebbe lunga. Purtroppo la cultura italiana è in cronico ritardo. Gli intellettuali continuano a latitare. La denuncia delle responsabilità dei governi è ancora debole.

2. La questione non è solo pedagogica.

È anche economica ed etica. Nel mondo globalizzato un neoliberismo senza correttivi aizza preoccupanti competizioni. Non mancano economisti che possono aiutare a capire la gravità della situazione. Penso a Alan Friedman e penso a Joseph Stiglitz. Penso a Thomas Piketty. Ferve ancora il secolare dibattito sui rapporti fraetica ed economia. Esistono individui per i quali l’umanità è solo strumento. Vivono per il profitto. Godono nell’accumulare ricchezza ben al di là di quanto possano essi stessi usufruirne. Non si accorgono di essere alienati. Che non hanno orizzonte oltre la morte. Non si curano delle future generazioni. È a loro estraneo il detto di Stazio ricordato da Cicerone:

Serit arbores quae alteri saeculo prosint”.

3. La nozione di soggetto è stata costruita storicamente in forme diverse.

La civiltà occidentale è giunta a concepirlo come persona. Oggi siamo in una fase di destrutturazione del soggetto stesso. Mentre si va facendo del robot un umanoide, l’io viene disumanizzato Si profila così una crisi epocale dei rapporti interpersonali. Questi al mercato non interessano. Al mercato importa una quantità sovrabbondante di individui cosiddetti competenti da formare in serie. Per non dire da allevare in batterie.

4. Riporto qui il passo conclusivo di un tema di un candidato all’allora Abitur Prüfung:

Quando abbiamo scelto la professione nella quale possiamo maggiormente operare per l’umanità, allora gli oneri non possono più schiacciarci, perché essi sono soltanto un sacrificio per il bene di tutti; allora non gustiamo una gioia povera, limitata ed egoistica, ma la nostra felicità appartiene a milioni, le nostre imprese vivono silenziose, ma eternamente operanti, e le nostre ceneri saranno bagnate dalle lacrime ardenti di uomini nobili”.

Il candidato era Karl Marx. Il passo è tratto dal tema di tedesco da lui svolto per l’esame di maturità. Traccia:

“Considerazioni di un giovane in occasione della scelta di una professione”.

Così si può meglio comprendere perché Karl Marx figuri fra gli autori citati nella bibliografia a corredo di Valutare senza INVALSI si può. Il passo citato non è retorico. È sincero. Vale più di un questionario a scelta multipla risolto al cento per cento. Quel giovane in procinto di diplomarsi rivendicava la libertà di scelta di una professione al servizio del genere umano.

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