Come si insegnava l’Algebra nel XVI secolo?

Una plausibile risposta è nelle pagine di uno dei manuali che all’epoca erano tra i più diffusi e seguiti.

Il manuale è il General trattato de’ numeri et misure di Niccolò Tartaglia. È l’opera più importante di questo grande matematico nato a Brescia intorno al 1500. La prima parte fu pubblicata a Venezia nel 1556, l’altra, sempre a Venezia, nel 1560, dopo la morte dell’Autore.

Una chiara idea del modo col quale si insegnava l’Algebra” nel XVI secolo, può aversi sfogliando le pagine di questo trattato. A seguire questa idea e a sfogliare il libro, è Alpinolo Natucci in un articolo pubblicato nel n. 2/1932 del Periodico di Matematiche. Lo sfoglia per la parte riguardante l’Algebra che è arte magna, detta  anche Almucabala ( dall’arabo = processo di semlificazione) e più comunemente, arte cossica (da coss che in tedesco è cosa, arte della cosa).

Natucci illustra così come è organizzata l’Algebra nel General trattato, l’inferenza logica e i contenuti. Quindi, la successione dei concetti e delle regole, dalle più semplici alle più complesse, e il tipo di problemi e di equazioni affrontati partendo dai monomi, poi i binomi e i polinomi.

Di particolare interesse sono le spiegazioni e le osservazioni di Natucci sui modi di dire di allora. Sul linguaggio, cioè, utilizzato per esprimere le regole da seguire per insegnare a risolvere le equazioni e ottenere la “cosa” cercata. Ecco allora: “lenare le radici delle equazioni”, ossia liberare le equazioni dai radicali e così “lenare gli rotti delle equazioni” ovvero liberare le equazioni dai denominatori. E ancora: “degradare ouer sebisare delle equazioni”, cioè abbassare il grado delle equazioni divisibili per una potenza x. Sono esempi di espressioni, vocaboli e significati, che varrebbe la pena di esaminare in un’attività interdisciplinare e nell’ottica di una didattica laboratoriale.

A. Natucci, infine, informa che il famoso problema risolto da Tartaglia di cubo e cosa uguali a numero, che espone in versi la regola di risoluzione dell’equazione cubica in un caso particolare, non si trova nel General Trattato bensì in Quesiti et inventioni diverse, il quesito XXXIII.

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