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Dialogo sul Covid-19, la lezione della pandemia

Se la lezione della pandemia non comporterà un ridimensionamento globale del potere, novità positive sotto il sole continueranno a mancare. Dialogo sul Covid-19.

Alain Badiou, Niente di nuovo sotto il sole. Dialogo sul Covid-19, a cura di Paolo Quintili, Castelvecchi, 2020

Ecco la traduzione italiana del saggio Sur la situation épidemique di Alain Badiou ad opera di Paolo Quintili. Saggio breve, anzi brevissimo, che occupa le pagine 13-22 del volumetto (a differenza del corposo intervento di Edgar Morin, che dal coronavirus in altra sede ha tratto occasione per impartire all’umanità ben quindici lezioni). Colui che  per molti è uno fra i più grandi filosofi del nostro tempo, se non il più grande, sintetizza su un argomento scottante qual è l’emergenza pandemica il suo pensiero controcorrente. La situazione non è per niente eccezionale come la presentano i mezzi di informazione. Questi fungono da casse di risonanza delle autorità politiche coadiuvate da esperti scientifici di incerta attendibilità.

Nel sottotitolo compare il termine “dialogo”. Però lo scritto di Alain Badiou non è in forma dialogica. Col filosofo vanno dialogando a distanza  sia il curatore nella prefazione e in un abbozzo di conclusioni che una serie di altri intellettuali in un ampio spazio loro dedicato. Gli interlocutori di Alain Badiou, al quale peraltro non è concesso alcun diritto di replica, non gli lesinano le loro critiche. Sembra che trovino allettante la possibilità di cimentarsi con un così autorevole pensatore, famoso ormai per L’essere e l’evento, primo volume di una monumentale trilogia destinata a interpretare l’intera realtà nei termini della teoria degli insiemi.

Che cosa ha detto Alain Badiou sul Covid-19?

Che il suo vero nome è SARS 2, ovvero Severe Acute Respiratory Syndrom 2, facente seguito alla SARS 1 del 2003. Nihil sub sole novi, dunque. Ecco il perché di tale  giudizio di ascendenza biblica. Il Covid-19 non è altro che la prosecuzione o variante di una precedente sindrome respiratoria. Nel recente passato anche altre epidemie e pandemie hanno colpito la nostra  realtà caratterizzata dall’economia di mercato su scala planetaria.  Nonostante ciò, a livello politico in campo internazionale i responsabili sono rimasti inerti, senza approntare per tempo i rimedi.  E nemmeno questo ritardo costituisce una novità.

Alain Badiou si riferisce in modo più specifico alla situazione in Francia.

Difende l’operato del Presidente della Repubblica  Emmanuel Macron. Però il suo discorso non vuole essere  affetto da provincialismo. Viene presa di mira l’eclisse della ragione in tutti coloro che ritornano a una sorta di misticismo medievale. Quel misticismo a cui ci si abbandonava di fronte al flagello di una pestilenza. Perciò il filosofo ritiene che si debba procedere secondo il metodo cartesiano, cercando di elaborare idee chiare e distinte. Ne riportiamo alcune, avvertendo però che la diagnosi del filosofo è ben più articolata e pregnante.

Alain Badiou visto da B. Scognamiglio

Non dimentichiamo che anche la vita dell’umanità è un forma di vita animale.

Il virus, dal momento che ha per l’appunto un’origine animale, tende a infiltrarsi in quegli animali cosiddetti superiori che siamo noi esseri umani. Esseri emersi nella realtà naturale quali animali politici. Gli elementi da prendere in considerazione sono quindi natura e società. Il loro rapporto va studiato a partire dalla Cina, in cui l’emergenza pandemica ha avuto origine e da cui si è propagata attraverso le reti di diffusione economica del capitalismo globalizzato.

Nel mondo globalizzato è insita una contraddizione intrinseca al capitalismo.

L’economia di mercato ha una dimensione sovranazionale, mentre la politica si svolge all’interno delle nazioni. Neanche le alleanze fra nazioni riescono a colmare il distacco.  Frattanto lo Stato borghese non ha provveduto a tempo debito al rinforzo della sanità pubblica. Ci si ritrova così in piena guerra,  guerra contro la pandemia,  con armi difettose che si inceppano e fanno cilecca.

In tale contesto bisogna essere pronti per “lavorare a delle nuove figure politiche, al progetto di nuovi spazi politici e al progresso transnazionale di un terzo stadio del comunismo, dopo quello, brillante, della sua invenzione e quello, interessante ma alla fine sconfitto, della sua sperimentazione statale”. Per questo bisogna andare oltre la “paralisi mentale” indotta dai “cosiddetti social media”.  Questi si sono rivelati funzionali alle intenzioni di dominio del potere politico nel regime capitalistico.

Negli interventi critici sulle idee di Alain Badiou non mancano accuse di superficialità a lui rivolte. Soprattutto l’idea di un terzo stadio del comunismo viene considerata aleatoria. Non risulta però che alle riserve espresse si accompagnino vere e proprie proposte costruttive.

L’umanità si trova in uno stadio caratterizzato dall’immobilismo.

Al progresso materiale non si accompagna una positiva evoluzione spirituale. Lo sfoggio astratto di dottrina degli intellettuali compiaciuti di criticare il filosofo è destinato a restare privo di ricadute. Se la lezione della pandemia non comporterà un ridimensionamento globale del potere, novità positive sotto il sole continueranno a mancare. Le giovani generazioni dovrebbero essere educate soprattutto a riflettere su ciò per agire in senso trasformativo di una deficitaria realtà. Sur la situation épidemique in fondo non fa altro che impartire questa tanto semplice quanto fondamentale lezione.

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