La nuova maturità tra rinnovamento e incertezze. Alcune riflessioni sulla riforma Valditara e l’ipotesi di una traccia d’esame.
La recente riforma dell’Esame di Stato, varata dal ministro Valditara, si inserisce in un dibattito ormai pluridecennale sul significato e sulla funzione della maturità nel nostro sistema scolastico.
Prima di arrivare all’attuale revisione della struttura e degli obiettivi abbiamo assistito, infatti, ad alcuni cambiamenti nell’esame della Riforma Berlinguer, dall’abolizione della terza prova alla modifica della conduzione del colloquio. Per quanto riguarda quest’ultimo, sono state sperimentate varie proposte ( dalle mappe concettuali, o tesine multimediali, al sorteggio delle buste per il “materiale di avvio”) senza riuscire a promuovere in modo convincente né l’approfondimento specifico, né la prospettiva interdisciplinare dei temi trattati.
Criticità accentuata dalle nuove esigenze alle quali l’esame è oggi chiamato a rispondere: valorizzare il percorso individuale, certificare le competenze trasversali e le esperienze maturate (come i PCTO o le attività di orientamento).
La scelta dell’attuale ministro, di selezionare 4 discipline quali oggetto del colloquio, dovrebbe permettere allo studente una preparazione più mirata e meno dispersiva, della conduzione del colloquio e la ricerca di collegamenti spesso forzati.
Anche la riduzione del numero dei commissari d’esame, passati da sei a quattro sembra rispondere a un’esigenza di semplificazione organizzativa: una commissione più snella può favorire un migliore coordinamento tra i membri, rendere più rapide le operazioni di correzione e gestione dei colloqui e, in alcuni casi, rafforzare la coerenza delle decisioni valutative.
Va però osservato che al di là della necessità di un accertamento disciplinare più ampio, la riduzione dei commissari può sollevare diverse criticità. In primo luogo diminuisce la pluralità degli sguardi disciplinari e riduce la varietà delle competenze e delle prospettive. Non va poi sottovalutato il problema dell’equilibrio: una commissione più ampia tende a compensare differenze di giudizio tra i membri, mentre una più ristretta può risultare più esposta alla soggettività delle singole valutazioni.
Come in ogni cambiamento scolastico, per di più in itinere, si profilano, pertanto, nuove incertezze per i docenti e per gli studenti, tra i quali si registra una certa preoccupazione per la possibile perdita di riferimenti chiari nella preparazione all’esame.
In questo contesto si inseriscono anche le recenti proteste studentesche, che in alcuni licei hanno portato all’occupazione degli edifici scolastici. Tra le rivendicazioni emerge una critica alla riforma , accusata di rispondere a una logica economica di contenimento della spesa pubblica al prezzo di un impoverimento dell’esame, con una minore rappresentatività delle discipline e un rischio di semplificazione eccessiva del colloquio.
Un ulteriore motivo di incertezza, riservato agli studenti del liceo scientifico, è la “doppia” prova di matematica, una prova scritta e una prova orale. A differenza degli anni precedenti, la matematica non entrerà nel colloquio semplicemente come collegamento con le altre discipline e nella discussione dell’elaborato scritto, ma sarà un momento di «verifica dell’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri della disciplina(D.L. N. 127- 9 settembre 2025)»
Nel 1969, con la riforma di Fiorentino Sullo, accade un processo inverso: la matematica diventava oggetto della sola prova scritta e questa novità influì profondamente sulla formulazione della prova stessa.
Le tracce erano, fino allora, centrate sulla soluzione di un problema geometrico seguito da una discussione dei risultati. Le richieste di Analisi, quando erano presenti, rimanevano limitate al grafico di funzioni ad andamento parabolico e semplici applicazioni del Calcolo integrale.
Già nella sessione 1968-’69 , nel contesto di un problema geometrico, fu introdotto per la prima volta lo studio di funzione, al fine di accertare le conoscenze e le competenze che di solito venivano valutate nella prova orale.
E’ lecito, pertanto chiedersi se la presenza di una doppia prova influenzerà la formulazione della prova scritta: si darà maggior spazio ai contenuti dell’intero quinquennio per lasciare all’orale l’approfondimento degli argomenti trattati nel quinto anno? ci sarà una separazione netta tra le competenze da accertare nella prova scritta e quelle che accerterà la prova orale?
La domanda è stata posta all’Intelligenza Artificiale.
Le risposte di Gemini e di ChatGPT forniscono alcuni spunti di riflessione. Secondo la loro interpretazione, la prova scritta dovrebbe costituire una piattaforma per avviare il colloquio orale. La discussione dell’elaborato può fornire l’occasione per un approfondimento dei contenuti dei problemi e, soprattutto dei quesiti, i quali dovrebbero stimolare la ricerca di una pluralità di approcci risolutivi e una riflessione sulla base teorica che li sostiene.
Nella stessa ottica è stata costruita una «simulazione» della prova scritta che proponiamo all’attenzione degli interessati: due problemi di analisi e otto quesiti i cui contenuti spaziano tra gli argomenti dell’intero quinquennio (le proposte originali di IA sono state rielaborate e integrate ). La traccia non ha ovviamente alcuna pretesa di anticipare le decisioni ministeriali ma suggerisce una esercitazione per la prova scritta proiettata verso la concettualizzazione e l’approfondimento teorico.
COMMENTS