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Fare il Preside

Il Preside, uomo di cultura, maestro, manager, sceriffo, eroe. Quali requisiti deve avere un preside per poter essere all’altezza del compito?

Preside: parola di un tempo degna di rimpianto, carica com’è del senso nobile di un prestigioso etimo.

Si legge su etimo.it che deriva dal latino praesideo, propriamente “siedo innanzi agli altri”, nel senso di “presiedo, proteggo, curo”. Presiedere, proteggere, curare sono i compiti che incombono sul preside quale capo d’istituto. Quanto asettica e scialba è in confronto la qualifica di dirigente scolastico, così come è deludente e irritante per chi ami la scuola quel manager che, appiccicato a preside, rimanda alla dirigenza aziendale! Chi dirige un’azienda, salvo eccezioni, assicura protezione e cura dei dipendenti oppure mira soltanto all’efficienza e al profitto?

Personalmente da docente mi risolsi ad affrontare il concorso ispettivo, senza essere mai stato sfiorato dall’idea di presentarmi al concorso a preside. Non avrei accettato di fare il preside nemmeno se mi avessero offerto senza concorso tale incarico. Perché? Perché fare il preside è il mestiere più difficile per una persona di scuola, anche se essere ispettore richiede un impegno forte, ma diverso, in un certo senso più libero. Si veda questa definizione dei compiti di un preside dal vocabolario Treccani:

“Nell’ordinamento scolastico italiano, capo di un istituto di istruzione secondaria di primo o secondo grado, cui spetta, oltre alla rappresentanza dell’istituto, di assicurare la promozione e il coordinamento delle attività, la gestione unitaria dell’istituto, l’esecuzione delle deliberazioni degli organi collegiali e lo svolgimento di specifiche funzioni amministrative attribuitegli dalla legge …”

Se è impegnativo per i docenti gestire le classi, ancor più impegnativo, per non dire proibitivo, è gestire con piena efficacia la scuola intera. Chi ebbe a coniare la pittoresca espressione “preside sceriffo” concepiva la scuola come un far west, ove gestire l’ordine era affare alquanto complicato. Certo che governare la scuola significa esser pronto ad affrontare complicazioni, anche se non fra pistoleri, per un pugno di euro. Quali requisiti deve avere un preside per poter essere all’altezza del compito? Conoscere leggi e ordinamenti. Essere esperto di organizzazioni complesse. Avere cognizione dei vari aspetti del diritto. Sapersi districare nelle maglie delle disposizioni amministrative e contabili. Per maggior completezza si veda come sono indicate le incombenze dal Ministero dell’Istruzione, i cui compiti sono certamente più facili rispetto a quelli dei presidi, essendo limitati ad enunciare dal di fuori piuttosto che ad agire in situazione.

Avvertiamo che nel testo ministeriale al momento della nostra consultazione erano presenti dei refusi, che qui riportiamo tali e quali, evitando di correggerli. Ciò dal momento che il Ministro dell’Istruzione, tenuto a dare l’esempio del rispetto della lingua, non se ne è dato pensiero, almeno fino alla data del presente scritto:

“I dirigenti scolastici sono inquadrati in ruoli di dimensione regionale.
Assicurano la gestione unitaria delle istituzioni scolastiche e rappresentano legalmente l’istituzione che dirigono.
Rispondono della gestione delle risorse finanziarie, strumentali e umane e dei risultati deI servizio.
Hanno autonomi poteri di direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse umane.
Organizzano l’attività scolastica secondo criteri di efficienza ed efficacia formative e sono titolari titolari delle relazioni sindacali.
Adottano provvedimenti di gestione delle risorse e del personale.
Assicurano, inoltre,

  • la qualità della formazione
  • la collaborazione culturale, professionale, sociale ed economicha del territorio
  • l’esercizio della libertà di insegnamento, intesa anche come libertà di ricerca e innovazione metodologica e didattica
  • l’esercizio della libertà di scelta educativa delle famiglie e il diritto all’apprendimento degli alunni.”

Si potrà dire che il Ministro aveva altro a cui pensare per leggere il testo sopra stralciato e incaricare qualcuno di  correggere  deI in dei, titolari titolari in titolari, economicha in economica. Però non crediamo che chi segnala simili storture debba essere accusato di eccessivo zelo. Intanto per chi desideri ulteriori delucidazioni  segnaliamo l’indirizzo: www.miur.gov.it

In definitiva, a un preside si richiede di possedere la vasta gamma di conoscenze sopra elencate. Questo per quanto riguarda il sapere. Ma non basta. Aliud est facere, aliud est dicere. Per andare col facere oltre il dicere, occorre un requisito che non viene rimarcato esplicitamente a livello ministeriale: la capacità relazionale basata sulle doti comunicative. Si passa così dal sapere e dal saper fare al saper essere. Doversi confrontare in questo modo con  le persone, giovani e adulte e anziane, ed essere in qualche misura responsabile dei loro destini, mentre il potere politico condiziona in vari modi l’azione, è il compito più impegnativo: se ci accade di vedere chi lo assolve al meglio, contribuendo positivamente alla crescita umana nella comunità scolastica di cui è a capo, ben possiamo definirlo non preside sceriffo, ma preside eroe.

 

 

Autore

  • Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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