Futurismo e matematica di qualità

Futurismo e matematica di qualità

Futurismo e Matematica. Il Futurismo italiano rinnova anche la matematica. La matematica futurista è una matematica di qualità.

Lo straordinario binomio, Futurismo e Matematica, è stato posto e illustrato da Ugo Piscopo, fra i massimi esperti del Futurismo in campo internazionale.

Fine della presente nota è richiamare i contributi dedicati da Ugo Piscopo al rapporto dei futuristi con la matematica. Quattro contributi pensati per il Periodico di Matematiche e pubblicati dal 2016 al 2018.

Il primo (PdM 2/2016) è dedicato a Filippo Tommaso Marinetti: dall’inizio alla fine il referente primo e decisivo delle vicende e delle scelte del movimento futurista. Uomo-poeta-animatore di nuova cultura che scommette, anima e corpo, sulla meccanizzazione del mondo moderno e sulla centralità, in tale ambito, della matematica nuova: una matematica di qualità.

Dal caos delle nuove sensibilità contraddittorie – scrive Marinetti – , nasce oggi una nuova bellezza che, noi futuristi, sostituiremo alla prima, e che io chiamo Splendore geometrico e meccanico. Nello spirito di una tale nuova bellezza, il Futurismo italiano rinnova anche la matematica.

La matematica futurista è una matematica di qualità.

È antifilosofica antilogica antistatica è cosciente fuoco d’artificio delle ipotesi guizzanti nelle tenebre della attonita scienza.

I futuristi: negano lo spazio euclideo se privo di contenuto palpabile e gli insipidi retta riga e compasso. Combattono la simmetria oppio. Invitano i matematici ad amare:

  • nuove geometrie e campi gravitazionali creati da masse moventisi con velocità siderali
  • linee-forze dell’universo, campi elettromagnetici, il discontinuo, l’atomo universo, la geometria cindescrittiva come base matematica della cinepittura dell’aeropittura e aeroscultura

Li invitano ancora:

  • ad affermare l’essenza divina del CASO e dell’Azzardo
  • ad applicare il calcolo della probabilità alla vita sociale
  • a partecipare al progetto di costruire città futuriste architettate mediante la geometria poetica

«Così spingeremo la Terra fuori dalla sua orbita e contro il Sole (mediocre stella) scaglieremo la Luna. Avvieremo la Terra verso Arturo o verso l’Alfa dello Scorpione. Entrati in una geometria poetica cioè soggettiva appassionata inventiamo una matematica di qualità opposta alla matematica delle quantità intendendo per qualità le originalità emergenti, le eccezioni,  il non mai visto e ciò che non si rivedrà più. Una matematica ostile alla simmetria e alle equazioni tutta lanciata nel discontinuo e nel raro. Questa matematica farla entrare direttamente nella vita facendo vivere accanto a noi respiranti tutte le ipotesi respiranti. Ognuno applichi il soggettivo tutto proprio calcolo di probabilità. Quando potremo valutare con la precisione di una aritmetica poetica le qualità dei massimi grandi uomini e isolarle potremo ricostruire qualitativamente un Dante un Napoleone un Leonardo».

Una matematica qualitativa abolisce la morte che è quantitativa

«Tutto ciò fa parte del Manifesto del 1940: questo manifesto ideato da me in collaborazione col matematico Marcello Puma e col chirurgo legionario d’Africa Pino Masnata poeta futurista».

Conclude Ugo Piscopo, sintetizzando:

«Tuttavia, sul piano culturale, la netta distinzione tra una matematica delle vecchie e totali certezze e una nuova matematica di indirizzo sperimentale, tra una geometria euclidea statica da rifiutare e un’altra geometria tutta in svolgimento, le aperture alla verifica di tutte le ipotesi, anche di quelle marginalizzate, l’attenzione positiva per il discontinuo, per il ruolo del caso, per l’origine dell’intuizione e della cognitività, hanno sapore di attualità.
Basti pensare a quanto sostiene Gregory Bateson sui processi stocastici, a quanto propone Jacques Monod (Il caso e la necessità), alle teorie del caos secondo le ricerche di Edward. N. Lorenz, continuate da D. Ruelle e F. Takens, all’interesse sempre più crescente per la turbolenza, per le biforcazioni, per i frattali e le dinamiche differenziali.

Di fronte a questi scenari, non possiamo non dire che Marinetti con la sua matematica, che è quasi un’antimatematica, non appartenga al nostro tempo e non gli dobbiamo essere grati delle omologie e dei transfert dall’ambito scientifico nella mimesi e nella nuova sensibilità artistica».

All’esuberante ubiquità marinettiana fa seguito Umberto Boccioni (PdM 3/2016).

U. Boccioni (1882 – 1916) è  il giovane apostolo della modernità e della realtà concepita come moto. “Intorno a noi vagano energie che vengono osservate e studiate; dai nostri corpi emanano fluidi di potenza, di attrazione e di repulsione (le categorie: simpatia, antipatia, amore non ci interessano); le morti sono prevedute a distanza di centinaia di chilometri; i presentimenti ci animano di forza[…]

Il terzo contributo: Gino Severini, la geometria come sfida (PdM 1/2017)

G. Severini (1883 – 1966) è il pittore, autodidatta, che studia la matematica e arriva a vedere nel Numero la via che conduce verso l’infinito, verso l’assoluto, verso la purezza, verso una poesia sovrumana e verso la perfetta armonia. Per lui la geometria e la matematica svolgono una funzione decisiva, vanno in circolo nel suo immaginario e nel suo meditare come elementi di rinforzo e di consolidamento.

Il quarto ed ultimo è: Ardengo Soffici, per un’estetica futurista o del nuovo mondo (PdM 1/2018)

Poeta, saggista, prosatore, pittore, teorico di estetica, polemista, Ardengo Soffici (1879-1964), dalla matematica è suggestionato. Ad una sua raccolta di poesie dà il titolo BÏF&ZF + 18, che ognuno può leggersi per conto suo e alla propria maniera. I numeri, in questa raccolta, sono non solo elementi deflagranti nel titolo …. ma ritornano o qua e là esplicitamente come costruttori di poesia o, intrecciati con altri concetti matematici per motivi di ispirazione e di composizione.

 

 

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0