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Giordano Bruno contro i matematici

Giordano Bruno si scaglia contro i matematici che si chiudono nel mero formalismo e non si aprono alla vita nell'Universo. Giordano Bruno, Contro i m

Giordano Bruno si scaglia contro i matematici che si chiudono nel mero formalismo e non si aprono alla vita nell’Universo.

Giordano Bruno, Contro i matematici. Introduzione e traduzione di Guido del Giudice, Di Renzo Editore, 2014 

Cenni su autore e opera

Guido del Giudice è fra i maggiori esperti di Giordano Bruno. Gli ha dedicato uno studio ventennale con rigoroso metodo filologico.  Il suo sito ufficiale è guidodelgiudice.it. Il titolo Contro i matematici è un’abbreviazione a effetto. Quello originale è: Iordani Bruni Nolani articuli centum et sexaginta adversus huius tempestatis Mathematicos atq. Philosophos. Centum item &octoginta Praxes, ad totidem problemata, caeteris quaedam ardua, quaedam vero impossibilia, possibili & faciliore  negotio persequenda.

L’opera reca la dedica Ad Divum Rodolphum II Romanorum Imperatorem. Fu stampata a Praga nel 1588.

Il romanzo storico di un’epoca

L’introduzione  non è un’arida rassegna di dati. Pur nel rigore espositivo, risulta di piacevole lettura. Il discorso narrativo presenta aspetti avvincenti. È quasi il  romanzo di un’epoca dall’atmosfera intellettuale in fermento, oltranzista, ribellistica.  Il lettore si sente coinvolto e partecipe di un dramma che non riguarda un solo individuo. Nell’immaginario dei non addetti ai lavori Giordano Bruno lo si ricorda quasi soltanto come l’eroico eretico impenitente arso sul rogo. In realtà non si tratta di un ribelle isolato. Altre vittime della crudeltà dei tempi lo affiancarono. Se a lui prima fu imposta la mordacchia, la gola di un altro ribelle come Nicodemus Frischlin fu serrata nel collare spinato.

Un vagabondaggio intellettuale

L’autore ci presenta il Giordano Bruno girovago, quasi erede dei medievali clerici vagantes. Ne illustra le peregrinazioni attraverso le città europee: da Nola a Napoli, Roma, Tolosa, Ginevra, Parigi, Londra, Praga, Helmstedt,  Francoforte, Würzburg,  Mortlake, Tubinga Evoca l’atmosfera della Corte di Praga, ove il frate nolano si inserì in una cerchia di personaggi di varia levatura, dagli scienziati ai maghi e ai ciarlatani.  Si sofferma sui suoi rapporti con l’Imperatore, al quale il frate nolano riconosce divino ingegno.  Descrive poi l’Adversus Mathematicos, trattato rimasto a lungo non tradotto, nonostante la sua importanza per il suo “mirabile amalgama di conoscenze multi-sapienziali”. Mette in rilievo l’apertura di Giordano Bruno alla virtù della tolleranza,  ma anche la sua avversione all’ipse dixit, il suo rifiuto del principio d’autorità come preludio a un tentativo del tutto nuovo di rapporto col divino. Giordano Bruno propugna contro Archimede l’importanza del ricorso alle forme geometriche per avvicinarsi alla divinità. Di qui l’importanza del ricco apparato iconografico da lui elaborato a corredo del testo come parte integrante e inseparabile.

Superamento della μαθηματικὴ σύνταξις

Nel titolo originale Giordano Bruno si dichiara adversus huius tempestatis Mathematicos atq. Philosophos. Notiamo che l’epoca è detta tempestas e non aevum. Il sostantivo tempestas appare scelto per dare l’idea di un periodo provvisorio, accidentale, travagliato, in cui la missione del dotto è mettere in luce l’autentico sapere. Tuttavia in Giordano Bruno la matematica non è ancora distinta dall’astronomia e dall’astrologia, alle quali attraverso i secoli fino ad allora si era legata. Il trattato μαθηματικὴ σύνταξις di Tolomeo a partire dal secondo secolo dell’era cristiana aveva continuato ad esercitare il suo influsso fino alla rivoluzione scientifica rinascimentale. Tolomeo si serviva appunto della matematica per indagare i fenomeni celesti. Ciò a dispetto della tradizione cristiana facente capo ad Agostino, che ripudiava  i “mathematici” in quanto astronomi e astrologi.

La   μάθησις autentica

Analogamente i “mathematici” per  Giordano Bruno coltivavano  alla stregua dei “philosophi” un falso sapere. Scrive Guido del Giudice:

“La matematica tradizionale  è da lui avvertita come qualcosa di estraneo alla natura, che ha invece una sua intrinseca geometria, subordinata alla coincidenza di potenza e atto nel primo Principio”.

Guido del Giudice polemizza in proposito con la studiosa inglese Frances Yates, per la quale Giordano Bruno sarebbe stato una sorta di “stregone”. Al contrario, alla matematica tradizionale era da contrappore l’autentica μάθησις, da identificare con una nuova geometria, peraltro aperta  al “coinvolgimento di tutti i campi del sapere, ed in particolare arte della memoria,  magia naturale, astronomia”.  Una geometria, precisa ancora Guido del Giudice, che può essere definita “magica”. Una geometria dell’infinito. Lo spirito di questa geometria bruniana la avvicina al mandala, così definito nel Dizionario Treccani:

“Diagramma simbolico, caratteristico del tantrismo induista e buddista, in cui circoli e quadrati concentrici […] rappresentano l’universo e l’origine del cosmo nonché le connessioni tra le forze cosmiche e le divinità”.

La geometria dell’infinito

Giordano Bruno (1548 – 1600)

L’ Adversus Mathematicos inizia con “principi ed elementi di geometria secondo una più vera, antica ed appropriata opinione”. Essi comprendono assiomi e teoremi sul minimo, sulla linea, sull’angolo, sul triangolo, assiomi del poligono, del cerchio, della sfera. Gli Articoli sono contro i geometri e gli astronomi. Per Giordano Bruno in origine è la “figura”, che consente la “misura”. Figura Mentis, Figura Intellectus, Figura Amoris sono le misure principali. La misura non sarebbe possibile senza il minimo, grazie al quale esiste il massimo, così come grazie al centro esiste la circonferenza. Vengono introdotte le costruzioni. Per le operazioni sul minimo si partirà dal punto per comprendere il minimo cerchio e il minimo triangolo. Si passa poi alla linea, al cerchio come retta infinita, alla sfera. Seguono  l’angolo, il triangolo,  il parallelogrammo, il quadrato, il pentagono, il decagono, il 20-gono ecc., l’esagono, il dodecagono, il 24-gono, l’eptagono, il 14-gono, il 28-gomo ecc., il nonagono, il 18-gono, il 36-gono ecc., i poligoni, il cerchio, la sfera.

In base a tutto  ciò Giordano Bruno può pronunciarsi sulla configurazione dell’universo, che non ha un centro, come egli afferma. Ovviamente questa sintesi non può dare altro che una pallida immagine della complessità dell’opera bruniana: la si intenda perciò come un semplice stimolo a visitarla. Meritoria è certamente l’opera di Guido del Giudice, che ha messo a disposizione di un più vasto pubblico la traduzione  italiana dell’Adversus Mathematicos; resta però per gli studiosi di levatura accademica la necessità di lavorare sul testo latino, disponibile nella Bibliotheca Bruniana Electronica, alla quale accedere, per evitare perdite di tempo cliccando su altri siti, mediante il sito telesio.eu.

Attualità di Giordano Bruno

Sull’argomento si può vedere anche il dotto e denso saggio di Marco Mamone Capria, Giordano Bruno e la nascita della scienza moderna, Dialoghi-Rivista di Studi Italici, volume IV, 2000, numeri 1/2. Questo il bilancio dello  studioso:

“Il diritto alla memoria storica non si fonda, nel caso di Bruno, soltanto su una biografia avventurosa e sull’atroce violenza finale; si può anzi dire che queste abbiano talvolta ristretto la visuale da cui lo si è studiato. Come abbiamo visto, per molte delle problematiche affrontate nella sua opera Bruno costituisce uno snodo cruciale della storia del pensiero scientifico occidentale. Non solo, ma molto di ciò che ha detto, compresi gli errori che ha commesso, è ancora singolarmente vivo, nel senso di connettersi in profondità con questioni che, sotto diverse spoglie, sono ancora al centro delle nostre preoccupazioni”.

Il riverbero del rogo nel nostro presente

Concludiamo. Come si è visto, i matematici contro i quali si scaglia Giordano Bruno non sono i matematici in senso moderno. Tuttavia l’Adversus Mathematicos contiene un insegnamento valido tuttora e diremmo in ogni tempo: una matematica chiusa nel mero formalismo rimane estranea al valore che può assumere se si apre invece alla vita e si fa ricerca del senso dell’universo. Così Giordano Bruno continua a vivere nel rogo in cui la nostra memoria lo vede ancora ardere. Dal bagliore di quelle fiamme indomabilmente egli proclama contro ogni oscurantismo questa verità.

 

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