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Il dibattito sulla serietà dell’esame di maturità

Entro il 31 gennaio il Ministro dirà qualcosa della maturità 2022. Intanto ferve il dibattito sulle prove scritte e sulla serietà dell’esame.

Studenti in attesa di risposta ministeriale

Com’è noto, un certo numero di studenti ha scritto una lettera al Ministro dell’Istruzione, chiedendo che la prova dell’esame finale sia soltanto orale. Saremmo felici di apprendere che il Ministro abbia loro risposto direttamente. Intanto non sono mancate dichiarazioni improntate al consueto attendismo politico, giustificato con frasi fatte come la seguente: “Siamo al lavoro in vista della soluzione migliore”.

L’ingenuità studentesca

Sembra che gli studenti siano stati ingenui nell’indirizzare quella lettera. Se non fosse stata scritta e inoltrata a chi di dovere, forse i giovani mittenti avrebbero potuto essere più facilmente assecondati. Invece la richiesta ha suscitato la levata di scudi di un drappello di intellettuali a difesa dello scritto agli esami.

Ora che i giovani si sono esposti con la loro petizione, ci si chiede se sarebbe un bene o un male assecondarli. Non si può negare che l’emergenza pandemica abbia inciso negativamente sulla preparazione degli studenti. Eppure tutti o quasi gli adulti pretendono un esame serio. La  garanzia di serietà sarebbe da assicurare grazie alle prove scritte. Grazie, anzi, a una sola di queste: il tema d’italiano.

Una presa di posizione per abolire definitivamente il tema all’esame

Dal coro dei sostenitori del tema di italiano all’esame finale si è distinta nettamente la dirigente scolastica Laura Biancato con un contributo pubblicato sul sito della rivista La tecnica della scuola, ove si schiera a fianco degli studenti abolizionisti e va anche oltre:

“Ho divulgato e sostengo l’appello  degli studenti all’eliminazione della prova scritta di italiano dall’Esame di Stato, ma non perché ritenga giusto abolire il testo scritto come dimostrazione delle competenze linguistiche. Ritengo però che l’importanza del testo scritto e la cura di una didattica mirata a far acquisire al meglio le competenze in lingua madre, come in tutte le altre discipline, non si dimostrano con una prova finale, una tantum […]”

La dirigente si dedica quindi a un excursus storico sull’esame stesso, sui curriculi e sui percorsi formativi, giudicati parimenti “fuori dal tempo”,  perché inadatti alle esigenze di una realtà in rapida trasformazione. Insiste sui limiti degli studenti, privi delle competenze necessarie  per chi intenda accingersi al percorso degli studi universitari come per chi dopo il diploma ambisca a inserirsi nel mondo del lavoro. Non lesina un attacco ai docenti, ritenuti “tra i primi (anche se non  i soli) responsabili di questi effetti”. Nel corso della requisitoria giunge a dirsi a favore dell’abolizione dell’esame finale. Il tutto suffragato da argomentazioni che non mancano di una loro logica, benché discutibile.

La mobilitazione a favore della prova scritta di italiano

Ben diversa in proposito è la posizione di una folta schiera di intellettuali, che ritengono indispensabile la prova scritta di italiano come elemento da valutare per la maturità. Nel mondo universitario italiano è iniziata un’insurrezione. Un congruo numero di accademici ha sottoscritto un appello contro la sopra ricordata istanza studentesca. Prese di posizione in tal senso hanno cominciato a susseguirsi dalle colonne del quotidiano “la Repubblica”. Qui non è possibile darne conto in dettaglio. Ci limitiamo a ricavarne alcuni spunti o suggestioni.

Per il  linguista Luca Serianni  scrivere è un utile allenamento. Secondo  la scrittrice Viola Ardone agli studenti si potrebbe proporre di esprimere il modo in cui vedono il loro futuro. Lo storico Andrea Graziosi ricollega la prova alle sorti della democrazia. Lo scrittore Eraldo Affinati difende il tema, ma ritiene che sia necessario aggiornare i programmi e i docenti. L’illustre giurista e accademico, fra l’altro già Presidente della Corte Costituzionale,  Gustavo Zagrebelski, definisce la scrittura “fatica” necessaria, però per lui i voti dovrebbero essere aboliti, perché ciò che importa è che “nello studente si sia accesa una scintilla creativa”. I titoli redazionali a corredo dell’intervista a Roberto Antonelli, Presidente dell’Accademia dei Lincei, annunciano da una parte che “scrivere non è un dramma”, dall’altra che l’esame è una “prova terrificante”.

La confusione del dibattito

Mentre gli interventi in materia continuano a susseguirsi, si va consolidando la persuasione  che il dibattito stia diventando confusionario, come accade di solito presso di noi  quando si discute su argomenti di primaria importanza. Proviamo perciò a introdurre un po’ d’ordine nel caos in atto, riepilogando i punti principali della questione.

Gli studenti hanno chiesto al Ministro dell’Istruzione l’eliminazione delle prove scritte all’esame di maturità per quest’anno: ciò a causa degli inconvenienti dovuti all’emergenza pandemica dai quali sono stati penalizzati in termini di profitto. Non risulta che il Ministro dell’Istruzione abbia risposto direttamente agli studenti né che in sede decisionale si sia andati oltre il solito  attendismo. Di fronte alla richiesta giovanile gli adulti hanno assunto posizioni confliggenti diversamente motivate: si va dalla difesa a oltranza del tema d’italiano anche per quest’anno alla proposta di abolire nell’immediato non solo questa prova scritta, ma anche l’esame stesso.

Il tema di italiano come espressione di sé

 A quanto ci risulta, nella complessità del dibattito finora evocato è venuta meno o ha ricevuto minimo risalto una considerazione. Il tema d’italiano, quello tradizionale, inteso nella sua forma più semplice, non è soltanto un mezzo per accertare le competenze linguistiche. Lo è anche, ma ciò che più importa consiste nell’occasione data allo studente con la prova di italiano scritto per esprimere se stesso.

Correggere lo svolgimento non  significa soltanto stigmatizzare ciò che non si è appreso. La correzione deve valere come bilancio di carenze, ove ne risultino, delle quali far prendere coscienza allo studente in vista di un suo futuro impegno per superarle. La formazione non termina con il conseguimento di un diploma. Il percorso  degli studi secondari superiori è proiezione verso il futuro al di là dell’esame.

È da notare intanto che il dibattito in corso si focalizza solo sul tema d’italiano e non anche sulla prova scritta di matematica. Eppure in prospettiva quest’ultima dovrebbe ricevere in sede di esame il riconoscimento della sua importanza fondamentale.

Un memorabile  esempio di traccia da svolgere in lingua madre

Tempo fa la traccia assegnata  per il tema di tedesco in  sede di maturità liceale fu la seguente:

“Considerazioni di un giovane in occasione della scelta di una professione”

Karl Marx (1818-1883)

Uno studente concluse così il suo svolgimento:

“Quando abbiamo scelto la professione nella quale possiamo  maggiormente operare per l’umanità, allora gli oneri non possono più schiacciarci, perché essi sono soltanto un sacrificio per il bene di tutti; allora non gustiamo una gioia povera, limitata ed egoistica, ma la nostra felicità appartiene a milioni, le nostre imprese vivono silenziose, ma eternamente operanti, e le nostre ceneri saranno bagnate dalle lacrime ardenti di uomini nobili.”

Era l’anno 1835. L’intero svolgimento può essere letto in Marx-Engels, Opere complete, volume primo, Editori Riuniti, 1980. Lo studente era appunto Karl Marx.

Oggi si discute tanto sulla prova scritta di italiano all’esame di maturità e non si pensa che possano essere assegnate tracce di questo tipo, semplici e impegnative insieme, tali che nessuno studente, osiamo pensare, potrebbe sognarsi di contestarle.

Proposte

Appare superfluo dimostrare che l’emergenza pandemica ha inciso in senso negativo sulla preparazione degli studenti, già di per se stessa precaria. D’altra parte l’eliminazione delle prove scritte, se preannunciata in largo anticipo rispetto alla conclusione dell’anno scolastico, si tradurrebbe nel disincentivare ogni esercizio ancora possibile al riguardo.

La prova scritta di italiano va mantenuta, perché costituisce un momento importante di difesa della nostra lingua nazionale, ma andrebbe concepita nella sua forma più semplice, quella del tema, non solo in condizioni emergenziali, ma su un normale piano istituzionale.

Si tenga presente però che tradizionalmente nei paesi europei le prove di composizione in lingua madre sono collegate alla comprensione della lettura: dato un testo da interpretare, al candidato compete il compito di trarne spunto per realizzare un suo testo, che può essere creativo oppure un  commento o un riassunto.

Quanto alla prova scritta di matematica, ignorata del tutto o quasi nel dibattito, sembra opportuno distinguere fra la situazione di emergenza e un andamento normalizzato dell’anno scolastico.

Nel primo caso è da tener presente l’interessante esperienza dell’elaborato da realizzare ad opera degli studenti in collaborazione coi docenti e da discutere in sede d’esame.

Nel secondo caso invece la prova scritta dovrebbe mettere i candidati di fronte a problemi che consentano loro di dimostrare padronanza del  linguaggio matematico e dei suoi usi. Ciò in ossequio agli sviluppi della linguistica matematica e computazionale.

La voce dei docenti silente o inascoltata

E la voce dei docenti tenuti a preparare gli studenti all’esame e a valutarli in itinere? Dovrebbero essere i primi ad esprimersi e ad essere ascoltati. Purtroppo il loro patrimonio di conoscenze acquisite sul campo resta in secondo piano, se non del tutto ignorato. Anzi li si tiene abitualmente sotto accusa. È tempo di posizionarsi  contro questo andazzo. Gli accademici, invece di limitarsi a trinciare giudizi, pensino anche loro a fare lezione.

 

 

 

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