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Il Nuovo Esame di Stato: una proposta di modifica

Il Nuovo Esame di Stato: una proposta di modifica   Antonino Giambò Premessa Considerazioni sulla seconda e terza prova scritta La proposta di

Il Nuovo Esame di Stato:
una proposta di modifica

  Antonino Giambò

Premessa

Considerazioni sulla seconda e terza prova scritta

La proposta di cambiamento

Le riserve

 

 Premessa

 L’esame di Stato ha visto da poco una riforma, ma tre anni di sperimentazione della nuova formula – che, a mio avviso, nell’insieme funziona – dovrebbero suggerire di apportare quei miglioramenti che possano renderlo più efficace, non solo per la cosa in sé ma per le ricadute che ciò può avere nella pratica didattica di tutti i giorni.

Anzitutto alcune considerazioni introduttive, di carattere generale, sulla seconda e la terza prova scritta.

Come si sa, la normativa vigente prescrive che la seconda prova scritta sia predisposta a livello centrale dal Ministero della Pubblica Istruzione mentre la terza sia preparata dalla Commissione d’esame. A suo tempo si è molto discusso su questa procedura e il Parlamento è giunto alla conclusione che sappiamo. Continuo a credere che non sia stata la soluzione migliore e mi confermo sempre di più in questo convincimento dopo tre anni di sperimentazione della nuova formula dell’esame e soprattutto dopo l’approvazione della legge sul riordino dei cicli.

 Considerazioni sulla seconda e terza prova scritta.

 La seconda prova scritta quasi mai trova il favore delle scuole poiché di solito le proposte ministeriali non coincidono con il programma effettivamente svolto da esse. Programma che spesso, soprattutto nelle scuole dell’area tecnica e professionale, è legato a realtà locali che l’estensore della prova può non conoscere, per cui di fatto la prova ministeriale delude le attese. Ho il timore che questa questione non troverà mai una soluzione veramente soddisfacente, neppure quando saranno definiti gli obiettivi del sistema nazionale d’istruzione, finché la prova sarà centralizzata. Gli esperti che elaborano le proposte, infatti, non possono che riferirsi ai programmi ufficiali dal momento che oggettivamente non sono nella possibilità di valutare i programmi che di fatto le singole scuole svolgono e che sovente sono tra loro molto dissimili.

La terza prova scritta, che tanti entusiasmi suscitò all’inizio, segna già il passo. Soprattutto per le difficoltà di elaborazione della stessa nel breve tempo di cui la Commissione dispone. Bisogna aggiungere che la modalità “quesiti a scelta multipla”, che apparentemente è la più semplice e comunque è la più diffusa, comporta difficoltà nella predisposizione della prova ancora maggiori poiché non è pensabile che i vari quesiti, per le loro caratteristiche, siano preparati alla vigilia della prova medesima: la Commissione dovrebbe poter attingere ad un archivio, ben fornito e facilmente accessibile, di quesiti già validati e anche questo potrebbe non risultare sufficiente, sempre per la scarsezza del tempo disponibile.

Con la definizione degli obiettivi del sistema nazionale d’istruzione si pone il problema di controllare se le scuole hanno conseguito o no tali obiettivi. Certamente l’Istituto per la valutazione (ex CEDE) attiverà iniziative opportune in merito, ma non sarebbe uno scandalo se il Ministero della Pubblica Istruzione trovasse la maniera di operare motu proprioun controllo sul conseguimento degli obiettivi dell’area cognitiva in uscita dalla scuola secondaria, anche fosse al solo livello statistico.

Ancora sulla seconda prova scritta. La normativa vigente stabilisce che essa abbia per oggetto una delle discipline caratterizzanti il corso di studi. E l’interpretazione che l’Amministrazione dà di questa disposizione è che la prova sia di tipo monodisciplinare; sostanzialmente senza possibilità di invasione di campo delle altre discipline, neanche di quelle cosiddette affini. Tanto per intenderci, per esempio, la prova di matematica non può contenere alcun riferimento, né implicito né esplicito, alla fisica o all’economia. Ecco, questo mi sembra veramente paradossale, soprattutto se si pensa all’impianto del nuovo esame che, per il resto, poggia tutto sulla pluridisciplinarità.

La proposta di cambiamento

 Basta questo per convincermi – e mi auguro che con me altri lo siano altrettanto – della necessità di modificare la legge istitutiva del nuovo esame in alcuni suoi punti. In modo particolare:

·      Occorre scambiare i ruoli tra la seconda e la terza prova scritta: la seconda prova scritta dovrebbe essere preparata dalla Commissione; la terza prova scritta predisposta dall’Amministrazione centrale del Ministero della Pubblica Istruzione.

·      La seconda prova scritta dovrebbe poter controllare pure la capacità del candidato di utilizzare le conoscenze acquisite anche in ambiti esterni alla disciplina. E questo la normativa dovrebbe esplicitarlo con chiarezza e senza possibilità di equivoci. Anzi un’apposita norma dovrebbe indicare, per ogni disciplina oggetto della seconda prova scritta, quali abilità intende accertare e non limitarsi invece alle sole “conoscenze specifiche della disciplina”, com’è attualmente.

·      Il ruolo della terza prova scritta sarebbe duplice: servirebbe a valutare conoscenze, competenze e capacità dei candidati, ma nel contempo a raccogliere elementi utili a giudicare se la scuola ha messo gli allievi in grado di raggiungere gli obiettivi (cognitivi) definiti a livello nazionale. Naturalmente quando questa definizione ci sarà.

·      Ora le finalità del punto precedente non possono essere conseguite con tipologie variegate, ma con prove cosiddette oggettive. Per questa ragione la terza prova dovrebbe essere costituita da un elevato numero (da 100 a 120) di “quesiti a scelta multipla con quattro alternative ed una sola risposta corretta”, diversificati a seconda delle aree (classico – umanistica, scientifica, tecnica e tecnologica, artistica e musicale), ma con una eventuale parte comune. Di tali quesiti – distribuiti in modo che per ogni disciplina (comprese quelle oggetto delle prime due prove scritte) ce ne sia un numero variabile da 9 a 12 – alcuni dovrebbero controllare le “conoscenze”, altri le “competenze”, altri infine le “capacità”. In ogni caso tutti strettamente correlati agli obiettivi di sistema, definiti in maniera chiara.

·      Gli esiti, in sede d’esame, della terza prova scritta dovrebbero essere inviati all’Istituto per la valutazione delle scuole (ex CEDE) per l’elaborazione statistica e per le eventuali proposte di correzione da apportare al sistema degli obiettivi nazionali dell’area cognitiva: troppo ambiziosi? troppo deboli? le prove erano ben calibrate? Una copia di tali esiti dovrebbe però essere rimessa al dirigente scolastico. Egli, una volta pubblicati gli esiti medi nazionali, avrebbe così la possibilità di effettuare gli opportuni confronti: gli studenti della scuola che egli dirige hanno ottenuto esiti al di sopra della media nazionale? al di sotto? in quali discipline? Quindi, con la consulenza e la collaborazione degli organi competenti della scuola, potrebbe adoperarsi per i necessari interventi a seconda della situazione riscontrata.

 

Le riserve.

 È proprio un’idea cervellotica? Forse no, ma non mancano le riserve mentali, soprattutto in merito allo scambio di ruoli fra la seconda e la terza prova scritta:

–       Non si corre il rischio che per la 2a prova scritta, preparata dalla Commissione, non sia garantita la segretezza?

–       Siamo sicuri che i quesiti a scelta multipla si adattino a tutte le discipline? E soprattutto siamo sicuri che possano essere costruiti quesiti che controllino qualcosa di diverso dalle conoscenze?

Relativamente alla prima domanda si potrebbero fare diverse considerazioni. Ci limitiamo a due soltanto:

–          Un problema di segretezza, a onor del vero, c’è anche con l’attuale formula dell’esame che prevede che sia la terza prova scritta ad essere predisposta dalla Commissione. Perché non suscita allarme? Forse perché non ce n’è motivo.

–          In ogni caso si potrebbe superare il problema imponendo che la scuola predisponga per la Commissione un numero elevato di temi relativi alla prova d’esame (per esempio un centinaio) e tra quelli sorteggiarne poi uno. Il fatto che i candidati possano conoscere con largo anticipo tali temi non solo è irrilevante ma è anzi positivo: si eserciteranno a lungo su di essi in modo da far bene agli esami. Ma si eserciteranno su 100 temi non su due o tre. Come dire che avranno molte possibilità di imparare la disciplina. Che è ciò che si vuole. O no?

Per quanto concerne il secondo punto credo che gli esperti siano in grado di preparare per tutte le discipline quesiti validi e significativi, cioè tali da controllare conoscenze, competenze e capacità. Soprattutto avendo a disposizione tutto il tempo che un’operazione di questo tipo richiede. In realtà la preoccupazione è soltanto di chi non si è mai cimentato con vero impegno nell’elaborazione di quesiti siffatti. Ricordo, se ce ne fosse bisogno, che tale prova non è la sola cui sono sottoposti i candidati in sede d’esame. E che, anzi, proprio i contenuti di questa prova e le risposte fornite dai candidati possono costituire una valida base su cui articolare il colloquio. 

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