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Il solstizio d’estate, il giorno dell’impresa di Eratostene

Il solstizio d’estate, il giorno che rese possibile la grande misura e la nascita del più lungo degli imperi possibili, quello delle Matematiche. L’impresa di Eratostene infiamma il quindicenne Giacomo Leopardi.

Oggi, 21 giugno è il solstizio d’estate. Il giorno atteso da Eratostene. Una serena intenzionale attesa.

A mezzodì di quell’anno del III secolo a.C., forse il 240, i raggi del sole sarebbero penetrati verticalmente fin giù ad illuminare il fondo dei pozzi di Siene.  L’esperimento progettato avrebbe svelato all’umanità, una volta per tutte, la misura della circonferenza della Terra. Un risultato al di là dell’umano. Voluto dagli dei già da quando concessero a Talete di vedere la corrispondenza tra cielo e terra stabilita dai raggi solari e di pensare il rapporto di similitudine che fluisce ovunque, da una parte all’altra, dal basso in alto, identico, invariante nella proporzione che rende un rapporto tra piccoli uguale a un altro tra grandi. Così, fatto strabiliante, Talete misura l’altezza della piramide del faraone, semplicemente rapportandone l’ombra a quella del suo bastone.

Eratostene va oltre. Non misura solamente ciò che non è percorribile o raggiungibile, né solo una porzione comunque ampia della Terra. Misura il Mondo. L’impresa di Eratostene è un vero miracolo: non è l’atto di nascita, ma l’atto che conferma la matematica come il più lungo degli imperi possibili destinato a non conoscere decadenza o fine.

Il quindicenne Leopardi, questa “nobile intrapresa” di Eratostene la descrive con rara pregnanza.

Ripercorre, scolpendolo, il metodo, la furbizia della mente, la genialità:

L’uomo non può non riconoscere in essa un ardire generoso, un ingegno sublime, e delle difficoltà a prima vista insormontabili. I nostri passi ripetuti ci danno la misura dello spazio, il cubito, la pertica, o la tesa, ci danno ancor esse il modo di misurarlo. Ma come applicare successivamente queste misure di sì piccola estensione alle parti tutte, che compongono la circonferenza del nostro globo, come misurarla co’ nostri passi, come sorpassare gl’insuperabili ostacoli, che a simile intrapresa oppongono i monti, i mari, i precipizi? Volò l’ingegno attraverso de’ precipizi, dei mari, dei monti, e poté l’uomo misurare il mondo senza togliersi dal suo gabinetto. Volò l’ingegno, e trovò fra il cielo e la terra una corrispondenza, che gli diede il metodo di misurare il mondo senza neppure muoversi dal suo gabinetto.G. Leopardi, Storia dell’Astronomia dalla sua origine fino all’anno MDCCCXI, Sansoni, 1993

 

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