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Intelligenza artificiale e teologia

L’attenzione della Chiesa cattolica ai possibili sviluppi dell’A. I.. Papa Francesco: non accresca le troppe disuguaglianze e ingiustizie già presenti nel mondo. 

 “La mia preghiera all’inizio del nuovo anno è che il rapido sviluppo di forme di intelligenza artificiale non accresca le troppe disuguaglianze e ingiustizie già presenti nel mondo, ma contribuisca a porre fine a guerre e conflitti, e ad alleviare molte forme di sofferenza che affliggono la famiglia umana”. – Papa Francesco

Sul quotidiano Avvenire del 14 dicembre 2023 in un articolo di Mimmo Muolo è stata messa in risalto l’attenzione dedicata dalla Chiesa cattolica ai benefici e ai rischi dell’intelligenza artificiale.  In proposito è di notevole rilievo il messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace, dedicato al tema “Intelligenza artificiale e pace”.

Nel presentarlo in conferenza stampa, il cardinale Michael Czerny ha ricordato che anche l’intelligenza artificiale, come ogni altro prodotto dell’ingegno umano, può essere usata per il bene o per il male dell’umanità. È il male che più spaventa: prevaricazione della tecnocrazia in nome del profitto, uso a scopi bellici con potenziamento della distruttività, aumento dell’ingiustizia sociale, manipolazione dei dati e disinformazione.

Più specificamente, per quanto concerne il rapporto fra intelligenza artificiale e teologia, sul medesimo quotidiano in pari data in un articolo di Lorenzo Rosoli è stata ricordata la prolusione di Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, in occasione dell’apertura dell’anno accademico della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Nella prolusione, intitolata “La condivisione dei saperi per una società inclusiva”, lapidariamente la rettrice ha dichiarato che il primo comandamento per l’intelligenza artificiale sarebbe “Non nuocere”. Nei diversi interventi è stata messa in risalto la necessità di coniugare sapere tecnico-scientifico e umanistico-religioso in una situazione in cui l’intelligenza artificiale appare particolarmente pericolosa, dal momento che nell’era degli armamenti nucleari la manipolazione degli algoritmi potrebbe condure ad esiti catastrofici per l’intera umanità. Una condivisione dei saperi e delle responsabilità si rende perciò indispensabile e urgente.

Si tratta insomma di muoversi nella direzione indicata anche da pensatori della statura del venerando Edgar Morin, il quale non nasconde l’estrema difficoltà dell’impresa, operando però una sottile distinzione fra probabilità e possibilità di portarla a compimento: a suo avviso, la redenzione dell’umanità dal male nel mondo globalizzato è altamente improbabile, ma non impossibile.

Vale a dire che, se di dispera di realizzare l’utopia, ciò non esclude che si possa operare in nome di una “utopia relativa”. In fondo, anche questa posizione nasconde in sé qualcosa di teologico. Nel pensiero dello studioso si avverte l’eco della tradizione filosofica francese con particolare riferimento alla scommessa di Blaise Pascal, ripresentata in una sua variante laica: scommettere sulla salvezza dell’umanità sarebbe conveniente. Non essendo il caso di approfondire qui tale problematica, proposta soltanto come spunto di riflessione, torniamo al titolo del presente scritto. Abbiamo provato a interrogare una delle intelligenze artificiali, ponendo ad essa la domanda che segue.

Esiste un rapporto fra intelligenza artificiale e teologia?

Ecco la risposta della A.I. Aria di Opera.

“Sì, esiste un rapporto tra intelligenza artificiale e teologia. L’intelligenza artificiale (A.I.) è un campo di studio che si occupa di creare macchine e sistemi in grado di svolgere attività che richiedono intelligenza umana. La teologia, d’altra parte, è lo studio di Dio, della religione e delle questioni spirituali. Il rapporto tra intelligenza artificiale e teologia può essere esplorato da diverse prospettive:

  1. Implicazioni etiche: l’A.I. solleva importanti questioni etiche, come l’autonomia delle macchine, la responsabilità delle azioni compiute dalle macchine e l’impatto sociale dell’A.I. sulla società umana. La teologia può contribuire a riflettere su queste questioni etiche e a fornire un quadro di valori e principi per guidare lo sviluppo e l’uso responsabile dell’A.I.
  2. Concetto di intelligenza: la teologia può contribuire a riflettere sul concetto di intelligenza e sulla sua relazione con l’essere umano e con Dio. Questa riflessione può aiutare a comprendere meglio le implicazioni filosofiche e teologiche dell’A.I. e a definire i limiti e le possibilità dell’intelligenza artificiale.
  3. Visione antropologica: la teologia può offrire una visione antropologica che considera l’essere umano come creatura di Dio, dotata di dignità e valore intrinseco. Questa visione può contribuire a orientare lo sviluppo dell’A.I. in modo che rispetti la dignità umana e promuova il bene comune.
  4. Trascendenza e spiritualità: la teologia può esplorare il concetto di trascendenza e la dimensione spirituale dell’essere umano. Questa riflessione può aiutare a comprendere come l’A.I. possa influenzare la nostra comprensione della spiritualità e della relazione con il divino.

In conclusione, il rapporto tra intelligenza artificiale e teologia è complesso e multidimensionale. La teologia può contribuire a fornire una prospettiva etica, filosofica, spirituale per comprendere e guidare lo sviluppo dell’A.I.”

Così anche l’intelligenza artificiale partecipa di riflesso al clima delle nostre festività, funestate purtroppo nei rapporti fra Stati e nella dimensione privata da sempre più efferati crimini sia in guerra che in pace a danno perfino di donne e bambini. Non ci resta quindi che ricordare desolatamente a noi e in particolar modo ai giovani dopo millenni di cosiddetta civiltà la lirica di Salvatore Quasimodo:

“Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.”

Con disperata speranza, mentre nel nostro mondo globalizzato la politica non riesce ad assicurare la pace e addirittura giunge a contrastarla, all’egoismo che genera ferocia dovrà continuare a contrapporsi il necessario impegno in campo educativo evocato dalla somma autorità della Chiesa cattolica:

“Lo sviluppo di una tecnologia che rispetti e serva la dignità umana ha chiare implicazioni per le istituzioni educative e per il mondo della cultura. Moltiplicando le possibilità di comunicazione, le tecnologie digitali hanno permesso di incontrarsi in modi nuovi. Tuttavia, rimane la necessità di una riflessione continua sul tipo di relazioni a cui ci stanno indirizzando. I giovani stanno crescendo in ambienti culturali pervasi dalla tecnologia e questo non può non mettere in discussione i metodi di insegnamento e formazione.

L’educazione all’uso di forme di intelligenza artificiale dovrebbe mirare soprattutto a promuovere il pensiero critico.

È necessario che gli utenti di ogni età, ma soprattutto i giovani, sviluppino una capacità di discernimento nell’uso di dati e contenuti raccolti sul web o prodotti da sistemi di intelligenza artificiale. Le scuole, le università e le società scientifiche sono chiamate ad aiutare gli studenti e i professionisti a fare propri gli aspetti sociali ed etici dello sviluppo e dell’utilizzo della tecnologia.

La formazione all’uso dei nuovi strumenti di comunicazione dovrebbe tenere conto non solo della disinformazione, delle fake news, ma anche dell’inquietante recrudescenza di «paure ancestrali […] che hanno saputo nascondersi e potenziarsi dietro nuove tecnologie». Purtroppo, ancora una volta ci troviamo a dover combattere «la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare muri per impedire l’incontro con altre culture, con altra gente» e lo sviluppo di una coesistenza pacifica e fraterna.”

Riportiamo qui il link per il testo integrale del messaggio di Papa Francesco: [LEGGI]

 

 

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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