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La lezione di Riccardo Muti

Non toglieteci la musica e dove non c’è datecela. La lezione dell’ottantenne Maestro Riccardo Muti.

La lezione dell’ottantenne Maestro

Il Presidente Mattarella con il Maestro Muti

29 luglio 2021. Il giorno dopo il suo ottantesimo compleanno Riccardo Muti è al Quirinale al cospetto del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e di Ministri convenuti da tutto il mondo. Presidente e Ministri sono al cospetto della musica. Il Maestro dirige un’orchestra giovanile. All’esecuzione del nostro inno nazionale segue la Nona sinfonia di Dvořák. Poi il Maestro prende la parola. Si esprime in modo chiaro, semplice, severo. Ricorda una frase di Cassiodoro:

“Se perseveriamo nell’ingiustizia, il Signore ci punirà togliendoci la musica.” Poche espressioni hanno una risonanza altrettanto profonda.

Contro la demolizione dell’insieme orchestrale

Privare l’umanità della musica: questo il tremendo castigo per chi vilipende l’orchestra. L’orchestra come insieme degli esseri umani nel concerto esistenziale. Il Signore, direttore supremo, non può ammettere che ci siano strumentisti ostinati a stonare all’infinito. Proviamo a immaginarla una realtà senza musica. Sarebbe sul pianeta l’inferno del silenzio. Oppure del subentrare di un eterno frastuono all’anticipazione dell’armonia paradisiaca. Catastrofe cosmica. Sconvolgimento dell’intero universo. Dannazione che coinvolgerebbe senza loro colpa gli incorrotti, spingendoli a pregare il giudice divino di creare un nuovo mondo per ospitarli.

Dirigere la politica come sinfonia

Il Maestro dona la sua bacchetta al Presidente. Gesto simbolico denso di significato. Al Presidente è affidato il compito di assicurare il rispetto dello spartito della civile convivenza. Non si può negare che in questo campo regni un caos di voci discordanti. Vero è che esprimere liberamente il proprio pensiero rientra fra i diritti costituzionali. Purché si tratti di pensiero nel senso nobile della parola. Voci dissonanti non siano caotiche al punto di  rovinare l’orchestra del bene comune. Si può chiarire questo concetto ricorrendo a un verso di Dante: “Diverse voci fanno dolci note.”

Le partiture conformistiche sono da escludere. I compositori debbono cooperare per una originale polifonia. Orchestrali sapientemente diretti valorizzeranno ogni impegno creativo.

Dalla buona scuola la cattiva cultura

Purtroppo nel paese le intese costruttive sono carenti. Negli ultimi trent’anni gli sguardi più avveduti hanno assistito sgomenti alla distruzione del sistema scolastico italiano. Sono state vilipese e continuano ad essere scoraggiate a livello istituzionale le tante energie creative che nel mondo giovanile, pur funestato da fenomeni di devianza, non mancano. La legge della buona scuola ha consacrato la cattiva cultura.

La mancata orchestrazione scolastica

Di ministro in ministro le cose sono andate peggiorando senza requie. Viene da chiedersi perché istruzione e cultura siano affidate a due ministeri distinti. Divaricazione che sancisce il venir meno della necessaria sinergia fra scuola e cultura. A partire dall’invadenza di un istituto che preme sui ministeri per imporre le proprie pretese valutative mascherate perché antiscientifiche. Per non dire poi della farraginosa burocrazia ministeriale, quella dell’istruzione, che dilaziona senza termine ogni valido proposito innovativo.

Lo stridore dello squilibrio territoriale

A questa discordanza si aggiunge la frattura che penalizza il Mezzogiorno. Un ennesimo appello al superamento di questa disparità proviene appunto dal Maestro Riccardo Muti. La sua presenza a Napoli a fine luglio  resta quanto mai significativa. È da Napoli che proviene una domanda cruciale: vi può essere autentica cultura senza musica? Ed è significativo che sul “Corriere del Mezzogiorno” del  30 luglio nella  medesima pagina in cui si dà notizia delle iniziative del Maestro ci sia un taglio basso con un estratto della relazione del Professor Vincenzo Trione al G20 Cultura.

L’armonizzazione delle discipline

Il Professor Vincenzo Trione, Presidente della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, è intervenuto a Napoli durante la sessione Building Capacity throught Training and Education. Ha ricordato l’immagine della Torre di Babele con cui Edgar Morin evoca i “linguaggi discordanti” delle diverse discipline. Ecco ciò che occorre per armonizzarle:  “Promuovere una cultura multidisciplinare, ragionando per problemi, non per discipline.”

Questo progetto non suona come nuovo. Ci si è mossi a livello ministeriale per favorirlo? Ah, già: questo è un problema della cultura, non dell’istruzione … Per riprendere un’immagine del Professor Vincenzo Trione, l’istruzione è verticale, mentre la cultura è orizzontale. Su questa orizzontalità la musica non può mancare.

Controversie sul  fascino musicale

Nell’antichità classica il fascino della musica fu argomento controverso nel mito e nella filosofia. Fascino è parola dal significato ambivalente. Alla luce dell’etimologia assume un valore negativo, cui si va contrapponendo nel tempo una connotazione positiva.  Seduzione rovinosa si annida nel canto delle Sirene:  per resistere alla malia di quel canto, che non rinunzia a udire, Odisseo resta legato all’albero della nave.  Per converso, il mitico Orfeo con l’armonia dei  suoi concenti ammansisce  le belve. Ritroviamo l’ambivalenza in Platone: come è dato riscontrare in diversi dialoghi, talora anche all’interno di uno stesso dialogo (si vedano ad esempio Repubblica, Fedone, Fedro), la musica da una parte può nuocere, dall’altra è capace di elevare l’animo.  Fondamentale la trattazione dell’argomento nella Politica di Aristotele: la musica è necessaria per l’educazione dei giovani. Così attraverso i millenni Aristotele e Riccardo Muti si incontrano.

Musica e matematica

I pensatori cristiani approfondiscono la tematica. Il rapporto  fra musica e matematica preso in esame da Agostino nel sesto libro del De musica  viene così esposto da Giuseppe Redaelli:

“Ecco dunque che il suono viene ricondotto a precisi rapporti matematici. I rapporti matematici, tuttavia, non hanno nulla della musica sensibile. Così, al di sotto della musica “carnale”, Agostino ne ha scoperto un’altra, una musica puramente razionale, fatta di rapporti puramente matematici, di quell’armonia numerica che i pitagorici vedevano alla base di tutto l’universo in quanto cosmo. La musica che colpisce i sensi, quella prodotta dagli strumenti musicali e dal canto, non è che un pallido riflesso di questa musica sublime; ma proprio sulla musica razionale la musica sensibile fonda la propria bellezza, la propria capacità di rapire e commuovere l’animo dell’uomo.”

Alla luce della concezione di Agostino si può meglio comprendere un episodio del Purgatorio dantesco. L’amoroso canto di Casella, richiesto da Dante, distrae le anime purganti dall’incombenza dell’espiazione. L’improvviso rimprovero di Catone è per avviarle a una musica ancor più degna dell’umano spirito: ai cori delle anime  beate e all’armonia paradisiaca  delle celesti sfere.

La salvezza della scuola dipende anche dalla musica

Intanto l’educazione musicale resta confinata, sporadica, asfittica. Nel concerto e nel concento delle discipline la musica dovrebbe avere invece un posto privilegiato. Dall’infanzia all’adolescenza educare alla musica consentirebbe di istituire rapporti fra discipline altrimenti insospettati. Si pensi, ad esempio, all’asse orizzontale musica-matematica-poesia-arte con altri eventuali apporti  disciplinari. Il problema da affrontare sarebbe quello dell’estetica. Come nasce e in che consiste il sentimento della bellezza? Ed ecco i latrati dei cerberi: “Ma se non sanno l’italiano e la matematica!” Esclamazione che si risolve in un parossistico disturbo definito tecnicamente rumore e sensibilmente frastuono. Così la presunta serietà della misurazione degli apprendimenti si apparenta alla cacofonia dei Maneskin. Anche se questo paragone può sembrare azzardato.

Appassionare ai problemi per rendere la scuola luogo di cultura

Per eliminare il rumore, per far cessare il frastuono, è importante appassionare con l’autentica musica. Quella dei Beatles, ad esempio, non a caso riproposta come musica classica dalla Royal Philharmonic Orchestra. È partendo dal sentimento che si può fare appello alla ragione. Subentra quindi la persuasione che sia necessario l’esercizio. Non quello per risolvere i test. Quello per apprendere. Gli ostacoli non mancano. Gli statuti disciplinari sono irrelati. Le lezioni restano asincrone. In ciascuna disciplina si segue un ordine cronologico che da solo non fa storia. I curricoli debbono essere ristrutturati.

Impresa non facile, ma necessaria. Vogliamo sapere che cosa accade in un dato periodo storico non soltanto in un ambito disciplinare, ma nei diversi ambiti. Un solo esempio. A livello secondario superiore  studiare Dante comporta che si conoscano gli eventi storici del suo tempo, i filosofi del suo tempo, i matematici del suo tempo, gli scienziati del suo tempo, gli artisti figurativi del suo tempo, i musicisti del suo tempo. Da questa sincronia si può passare alla diacronia secondo itinerari da inventare e far inventare. Così si può affrontare il problema della visione medioevale del mondo, del suo trasformarsi nel tempo,  del suo rapporto col presente. Non più cattedre isolate, ma docenti che collaborano. E studenti coinvolti.

Riccardo Muti visto da B. Scognamiglio

Nel segno della libertà

Cosa si aspetta per introdurre la storia della musica in tutti i programmi? Far accostare i giovani alla musica diventa la chiave di volta per liberare i loro animi, avviandoli all’amore per il sapere. Non a caso Riccardo Muti a Scampia, scelta significativa,  è stato fra i giovani del gruppo Musica Libera Tutti.

Per approfondire la concezione della musica in Platone, Aristotele, Agostino:

isentieridellaragione.weebly.com/uploads/1/1/6/7/11671992/meriani.pdf

docenti.unimc.it/saggio-sulla-musica-in-aristotele-prof.ssa-f.-gagliardi

www.cassiciaco.it/navigazione/scriptorium/settimana/2004/redaelli_musica.html

 

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