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La matematica nella filosofia di Umberto Eco

La filosofia di Umberto Eco recentemente pubblicata: un libro importante, una raccolta di saggi in cui anche la matematica è un’opera d’arte, aperta, inspiegabile.

Nelle librerie è dal 19 febbraio scorso, giorno del quinto anniversario della morte di Eco.

È l’edizione italiana di The Philosophy of Umberto Eco pubblicato da The Library of Living Philosophers nel 2017. Fondata nel 1938 The Library persegue la missione di pubblicare a intervalli più o meno regolari un volume su ognuno dei maggiori filosofi viventi insieme alle interpretazioni che altri danno del suo pensiero. Tra i volumi pubblicati in passato, quelli dedicati a Bertrand Russell, Albert Einstein, Jean-Paul Sartre, Hilary Putnam.

Al lettore di lingua inglese, Umberto Eco è presentato come “il più interdisciplinare studioso ad oggi e il più ampiamente tradotto”. Nelle pagine interne è anche definito l’ultimo degli illuministi (Lorusso) o anche l’ultimo dei poligrafi enciclopedici (Marmo).

L’edizione italiana è stata curata da Anna Maria Lorusso e comprende, oltre all’Autobiografia Intellettuale e al testo di Perché la filosofia?, entrambi di Umberto Eco, i saggi di ventitré studiosi, sei gli italiani, appartenenti ai più diversi campi della ricerca e della conoscenza. In più, talune risposte di Eco agli autori dei saggi, l’introduzione della curatrice “La filosofia per Umberto Eco”, la bibliografia essenziale di Eco e l’indice analitico.

Il risultato è un libro poderoso in tutti i sensi. Anche nel numero delle pagine, 875. Volto a soddisfare esigenze e gusti, i più disparati. Adatto agli specialisti dell’impero dei segni e del linguaggio, ma anche ai lettori più generalisti che possono navigarvi imparando molto. Anche a cogliere legami interdisciplinari inaspettati e stimolanti.

Una prima ricca fonte è proprio l’Autobiografia intellettuale, dove Eco, con il ricordo dei maestri avuti fin dalla tenera età, fornisce spunti notevoli per una riflessione profonda sull’educazione e sulla formazione. Ad esempio: «Il mio interesse per la filosofia è iniziato al liceo, anzitutto per merito di un insegnante straordinario, Giacomo Marino, che, oltre che di storia e di filosofia, ci ha parlato di letteratura, musica e psicoanalisi».

Una lezione per tutti i docenti.

Una lezione che Eco ha ricevuto, interiorizzato ed esercitato alla perfezione, parlando di tutto, consapevolmente alla ricerca dell’only connect, come nel suo ultimo romanzo Numero zero.

Le pagine del libro sono micro enciclopedie che invitano ad addentrarsi nella lettura, ad assaporare i significati del Medioevo, la meraviglia della scrittura, il valore della metafora, la piacevolezza della narrazione, il gusto delle traduzioni e la loro resa, nel caso ad esempio della Divina Commedia. Nell’anno di Dante, infatti, non possono passare inosservate le considerazioni di Edoardo Crisafulli sulla teoria della traduzione di Eco e quindi sulle difficoltà e sui limiti che anche la Commedia ha sempre offerto ad una giusta negoziazione interpretativa.

Una segnalazione specifica per il lettore matematico è il saggio Enargeia semiotica: un tributo a Umberto Eco.

Specifica, perché l’autore è Jean Petitot. Filosofo e matematico della scuola di Renè Thom, ha collaborato lungamente con U. Eco fin dalla realizzazione della Enciclopedia Einaudi per la quale ha scritto le magistrali “voci”: Centrato/Acentrato, Infinitesimale, Locale/Globale, Sistemi di riferimento, Uno/molti (insieme a Fernando Gil), Unità delle matematiche.

Il saggio di J. Petitot affronta un tema di cui Eco ha spesso sottolineato l’importanza: il rapporto tra spazialità e testo letterario.

Cioè la questione di come la letteratura, o in generale il linguaggio verbale, rappresenti il visibile e quindi la distinzione tra arti del tempo e arti dello spazio. E più in particolare il tema della morfogenesi. In un passo del suo saggio, J. Petitot coglie una significativa analogia di pensiero tra Eco e  Andrè Weil che alla sorella Simone scriveva:

«La matematica […] non è altro che un’arte, una sorta di scultura con pietre estremamente dure e resistenti (come certi porfidi impiegati, credo, dagli scultori)[…] Il matematico è così asservito al filo, al controfilo, a ogni curvatura, e persino a ogni incidente della materia su cui sta lavorando, che questo conferisce al suo lavoro una sorta di oggettività. Ma l’opera che scaturisce da questo lavoro […] è un’opera d’arte ed è quindi inspiegabile».

In conclusione, un libro importante, da possedere.

D’altronde a contatto con la filosofia di Eco, il lettore modello come quello empirico, il bibliofilo e forse anche il bibliomane, concorderanno che:
«i libri sono fatti per essere letti. E se si consumano un po’? Pazienza, porteranno le cicatrici di un’amorosa usura».

Passi antologici:

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