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Le donne dell’astronomia e della matematica

L’ammirazione di Giacomo Leopardi per Maddalena e Teresa Manfredi, donne amanti dell’astronomia e della matematica.

Giacomo Leopardi (1798- 1837)

«La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l’Astronomia».

Inizia così la Storia dell’Astronomia dalla sua origine fino al 1811 che Giacomo Leopardi compone nel 1813, appena quindicenne. Sarà per questo forse che quest’opera è così poco citata e letta. Perché saggio di un adolescente e opera di compilazione. Al contrario la sua lettura è piacevolissima ed è molto istruttiva. È soprattutto storia degli uomini e delle scoperte astronomiche, storia di pregiudizi e problemi concreti, di strumenti per le osservazioni e di difficoltà matematiche e di calcolo perché: «Matematica ed Astronomia sono a considerarsi come due sorelle, che debbono scambievolmente amarsi e servirsi».

Giacomo per la sua Storia segue uno schema semplice:

un’introduzione, un’aggiunta di conclusioni e nella parte centrale tanti pezzettini di storie. Come in un film, tanti cammei, uno per ciascuno dei personaggi famosi. Cammei che brillano per genuinità e candore. Rivelano l’ardore del giovane autore, eroe dello studio, che s’infiamma per i grandi geni, per la luminosità degli astri, l’interminabilità degli spazi celesti e per una Natura sapiente. Una Natura che è benevola perché opera per uno sviluppo lineare del progresso scientifico, senza interruzione. Ad esempio, se un grande scienziato muore, la Natura dispone subito che ne nasca un altro che lo rimpiazzi per continuarne l’opera.

Non ci sono donne in questa storia ad eccezione  di Maddalena (1673-1744) e Teresa Manfredi (1679 – 1767) che meritano tanta stima ed ammirazione ancor più perché donne. Perché non per frivola curiosità, ma per desiderio di apprendere e d’istruirsi seppero superare degli ostacoli sì direttamente opposti all’ordinario carattere del loro sesso.

Ecco allora ciò che Leopardi scrive di Eustachio Manfredi e delle sue sorelle Maddalena e Teresa.

Ai 15 di Febbraio dell’anno 1739 morì il celebre Eustachio Manfredi, matematico ed astronomo eccellente. Poeta di non piccola fama, egli non lasciò di applicarsi alle matematiche, scienze per la loro severità così disparate dalla poesia. La famosa Meridiana di Bologna, opera del gran Cassini, quel meraviglioso gnomone sì grande, e per conseguenza sì vantaggioso all’Astronomia, rimaneva abbandonato nella Chiesa di S. Petronio, mancante di astronomi che ne facessero uso. Manfredi risolvè di divenirlo per liberar la sua patria da questa specie di obbrobrio.

Eustachio Manfredi (1674-1739)

Egli fu secondato da Stancati, suo particolare amico, si pose a studiare di concerto con esso lui dei libri di Astronomia, e ben presto essi passaron le notti occupati ad osservare coi migliori strumenti, che poterono ottenere dai loro operai. Essi furono forse i primi in Italia, che ebbero un orologio a cicloide. Questi degni amici si formarono un piccolo osservatorio, dove veniano i tre fratelli di Manfredi, e, ciò che è più singolare, le due sorelle ancor esse, non per frivola curiosità, ma per desiderio di apprendere e d’istruirsi nell’Astronomia.

Manfredi fece in questa scienza dei progressi considerabili. Nel 1711 ebbe nell’Instituto delle scienze di Bologna luogo di astronomo, e pubblicò poi due volumi di efemeridi, il primo dei quali è una introduzione alle efemeridi in generale, o piuttosto a tutta l’Astronomia, della quale egli mostra e sviluppa i principii; ed il secondo contiene le efemeridi di 10 anni, dal 1715 sino al 1725. Si trovano nelle efemeridi di Manfredi le ecclissi dei Satelliti di Giove, il passaggio dei pianeti pel meridiano, le congiunzioni della luna con le stelle più considerevole, le carte dei paesi, che doveano essere coperti dall’ombra della luna nelle ecclissi solari.

Due nuovi tomi comparvero in seguito di simiglianti efemeridi, l’uno che dal 1726 si estende al 1737, e l’altro che giunge dal 1738 sino al 1750. Quest’opera divenne sì celebre, che i missionari della Cina se ne servirono per mostrare ai cinesi il genio europeo, che essi stentano a credere uguale solamente al loro.

Si deve molto alle due sorelle di Manfredi, le quali fecero la maggior parte dei calcolo dei primi due tomi, e che con una pazienza invincibile richiesta da somiglianti travagli affatto disaggradevoli per se medesimi, sepper superar degli ostacoli sì direttamente opposti all’ordinario carattere del loro sesso. La scoperta dell’aberrazione delle stelle fisse che Manfredi si ponesse con la maggior cura a studiare il cielo per rapporto a questa novità, che richiedeva le osservazioni più assidue e più delicate, mentre essa era stata per tanto tempo nascosta agli occhi dei più veggenti osservatori.

Egli pubblicò sopra questo soggetto un’opera, in cui rese conto e delle sue osservazioni e delle conclusioni che egli ne cavava. Comparve questa nel 1729 in Bologna col titolo Eustachii Manfredii, Bononiensis scientiarum Instituti Astronomi de annuis inerrantium stellarum aberrationibus. Ricevé in seguito ciò che in Inghilterra ed altrove si era dato sopra questa materia, e la trattò in una nuova opera nel 1730. Per dovere di gratitudine diede nel 1736 un’opera sopra la Meridiana di S. Petronio, sua prima scuola di Astronomia: occupossi intorno ad una gran quantità di osservazioni Astronomiche e geografiche, che Bianchini avea lasciata in un disordine e in una confusione spaventosa, e pervenne a fare una scelta, che fu bene accolta dal pubblico. Finalmente nel 1739 morì, come dicemmo, meritamente compianto da tutti coloro, che conoscevano il suo merito.Giacomo Leopardi, Storia dell'Astronomia dalle origini al MDCCCXI

Altri Riferimenti

Leopardi spiega le longitudini

 

Autore

  • Laureato in matematica, docente e preside e, per quasi un quarto di secolo, ispettore ministeriale. Responsabile, per il settore della matematica e della fisica, della Struttura Tecnica del Ministero dell'Istruzione. Segretario, Vice-Presidente e Presidente Nazionale della Mathesis dal 1980 in poi e dal 2009 al 2019, direttore del Periodico di Matematiche.

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