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Libri di testo e libri di test

Leggi, decreti, tetti di spesa e note sui libri di testo e mercimonio dei libri di test.

Prima un cenno sui libri di test.

Ormai è un mercimonio. Per  qualunque  concorso  vige il sistema dei quiz. Nelle vetrine delle librerie campeggiano copertine di manuali da procurarsi con notevole esborso e studiare con uno studio matto e disperatissimo.  I quiz sono cervellotici e per lo più  hanno ben poco o niente a che vedere con le conoscenze realmente inerenti ai posti per i quali si concorre. Ad esempio, abbiamo appreso che di recente in un concorso per posti di netturbino i candidati, molti dei quali in possesso di laurea, si sono trovati a dover rispondere a quesiti di cultura generale come il seguente: in che anno hanno trionfato i  Måneskin? Orbene, non è dato comprendere quale attinenza ci sia fra lo spazzare le strade e l’essere esperti di quel cosiddetto rock alternativo o robaccia del genere.

Ora più distesamente sui libri di testo.

Sul Corriere della Sera del 13.09.2022 si legge una lettera in taglio basso sul costo dei libri di testo, sormontata dal titolo “Noi, con sette figli: 1.200 euro spesi per i libri scolastici”. Ciò nonostante quella famiglia abbia fatto ricorso anche al mercato dell’usato. Per la spesa dei libri di testo ci sarebbe un tetto ministeriale, ma gli editori sanno come regolarsi: continuano a sfornare libri, per così dire, aggiornati, cosicché quelli di uno scorso anno scolastico sono da considerare obsoleti e bisogna acquistarne di nuovi, se di novità si può parlare, dato che le materie possono essere aggiornate, sì, ma non cambiano radicalmente di anno in anno. Si specula sulla scuola in nome del profitto. Intanto dalle sedi politiche continuano a provenire lamentele per  l’evasione scolastica e l’abbandono, ma chi non ha i mezzi come fa a mandare i figli a scuola?

Leggi, decreti e note sui libri di testo non mancano.  

L’istituzione di un fondo ministeriale per concorrere alle spese non ha avuto una ricaduta pratica accettabile nell’intero iter scolastico. Nei vari decreti ministeriali consultabili in rete ricorrono i richiami alla fornitura gratuita o alla gratuità parziale dei libri di testo e  alle misure atte  a contenerne   i costi, mentre non mancano richiami alla necessità di “salvaguardare i diritti patrimoniali dell’autore e dell’editore, incrementando i tetti di spesa in misura pari al tasso di inflazione programmato”. In una nota si legge quanto segue:

“L’adozione dei libri di testo è stata di recente oggetto di particolare attenzione da parte del legislatore, nella prospettiva di limitare, per quanto possibile e fatte salve l’autonomia didattica e la libertà di scelta dei docenti, il costo che annualmente le famiglie devono sostenere per l’acquisto dell’intera dotazione libraria.”

Sono state emanate disposizioni sugli sforamenti dei tetti di spesa, da ridurre secondo determinate percentuali con riguardo agli effetti inflattivi, mentre il potere d’acquisto delle famiglie diminuisce. Però, quanto all’eventuale disponibilità di libri di testo forniti  a titolo gratuito, viene escluso che essa debba condizionare le scelte da parte dei docenti.

Nel corso degli anni è stata prevista la possibilità di realizzare direttamente materiale didattico digitale utilizzabile come libro di testo.

Realizzazione affidata a un docente supervisore anche in collaborazione con altri docenti e con gli studenti, seguendo però apposite linee guida dettate dall’alto. Opere da inviare al ministero competente una volta realizzate, per essere poi rese disponibili a tutte le scuole statali. È interessante in proposito un rapporto di Eurydice intitolato L’adozione dei libri di testo nelle scuole europee: sollecitato dall’allora ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, risale al 2012. Gli esiti dell’indagine furono significativi:

“La maggioranza dei paesi ha infatti risposto che gli insegnanti/le scuole non sono obbligati ad adottare libri di testo, anche se spesso nella prassi vengono adottati. L’utilizzo di materiali alternativi, nel caso non vengano adottati libri di testo, è quasi sempre a completa discrezione degli insegnanti e/o delle scuole o delle autorità locali, in quanto “education providers”, ossia soggetti erogatori dell’istruzione (si veda, per esempio, il caso dei paesi nordici). Dalle risposte a noi pervenute, i soli paesi europei che impongono agli insegnanti l’uso di libri di testo sono Grecia, Cipro e Malta, che sono, peraltro, gli unici paesi in cui la selezione dei libri di testo viene fatta dal livello centrale. La tendenza generale rilevata è comunque quella dell’incremento nell’uso di supporti digitali e/o alternativi alla tradizionale versione cartacea del manuale scolastico.”

Possiamo procedere ora a qualche considerazione conclusiva.

In Italia l’adozione di libri di testo cartacei messi sul mercato da case editrici è assai  diffusa. Sebbene a livello ministeriale non siano mancate disposizioni mirate ad alleviare  le spese per l’acquisto dei libri di testo, i disagi delle famiglie dovuti al sommarsi dei prezzi di copertina persistono con particolare riguardo alla scuola secondaria superiore. Allo stato attuale appare difficile trovare un effettivo rimedio, restando da  sciogliere vincoli di tipo economico come quelli dei diritti patrimoniali di autori ed editori in presenza di fenomeni inflattivi e quelli dovuti alla pur necessaria salvaguardia della libertà di scelta da parte dei docenti. Libertà che d’altra parte potrebbe essere utilizzata per la produzione di materiale didattico alternativo ad opera dei docenti stessi e dei loro allievi, in forza anche del fatto che nell’era informatica è possibile reperire in rete cospicue risorse al riguardo. Al momento sembra prevalere in proposito una certa inerzia, ritenendosi generalmente più comodo usufruire di trattazioni bell’e pronte. Si tenga anche presente che ai libri in versione cartacea sono collegati  ormai anche contenuti in versione digitale, la qual cosa verosimilmente rafforza la propensione ad accontentarsene.

La problematica fin qui affrontata esigerebbe una debita attenzione a livello politico.

Purtroppo nella competizione elettorale in vista delle elezioni del 25 settembre 2022 la parola scuola risulta obliterata dai leader  dei diversi schieramenti. Vero è che la situazione internazionale e nazionale preoccupa tremendamente, ma ciò non toglie che resti necessario adoperarsi acciocché alle giovani generazioni la scuola non venga negata. Al Ministero dell’Istruzione, se vuole davvero contemplarsi nello specchio della scuola, compete affrontare non solo a parole anche il problema dei libri di testo e adoperarsi autorevolmente, come sarebbe nei voti, per concorrere a risolverlo, diramando anche disposizioni urgenti atte ad evitare la deprecabile  infiltrazione e la malaugurata aggiunta dei libri di test.

Per approfondire

Rapporto di Eurydice: eurydice.indire.it/libri_testo_UE_2-1.pdf

Circolare per l’adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2022/2023: www.miur.gov.it/documents/20182/

 

Autore

  • Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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