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L’otto marzo: no alla lingua dell’oltraggio

La lingua dell’oltraggio. L’otto marzo giornata internazionale delle donne contro la deriva linguistica del maschilismo.

Olympe de Gouges (1748 – 1793)

Giornata dell’otto marzo. Non c’è solo l’odio linguistico, magistralmente studiato da Lorenza Ambrisi. C’è anche l’oltraggio linguistico, che esseri umani di sesso maschile perpetrano nei riguardi degli esseri umani di sesso femminile. Oltraggio che può assumere aspetti di derisione, di scherno, d’ingiuria, finendo col cristallizzarsi in stereotipi forieri di tragici eventi.

È il 2021:  in Italia una componente essenziale della civiltà quale il rispetto della donna è ferita a morte insieme con le vittime di femminicidio. Orrenda parola, quest’ultima, che dà il senso dell’andare oltre  i limiti dell’oltraggio  per sconfinare in un odio spinto fino al delitto.

È il 1789: nell’anno della Rivoluzione Francese l’Assemblea Nazionale promulga la Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen.

È il 1791: Olympe de Gouges divulga la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne. Per aver osato di denunciare “la tirannia dell’uomo”, suscitando per giunta un movimento di rivendicazione femminile, andrà incontro alla rabbia di Robespierre e verrà ghigliottinata.

È il 1869: John Stuart Mill pubblica The Subjection of Women, opera concepita insieme con la consorte. Prende posizione contro la “servitù domestica” che perpetua il ruolo subalterno imposto alla donna nella famiglia e può sfociare in forme di violenza domestica irreparabili.

È il  2021: purtroppo dobbiamo misurarci ancora con l’uso di un linguaggio misogino, che pretende di assumere le sembianze di una nomenclatura oggettiva. Le donne non sono d’accordo e una polemica è esplosa. Maria Beatrice Giovanardi è già riuscita ad ottenere dallo Oxford Dictionary la modifica della voce “woman”. Ora chiede che la voce “donna” sia modificata nel Vocabolario Treccani.

La petizione è supportata da una filza di firme maschili e femminili apposte da persone non sprovvedute. Chi consulti la voce “donna” nel Vocabolario Treccani può rendersi conto della fondatezza dell’iniziativa. La petizione citata è disponibile sul sito www.repubblica.it. Intanto leggiamone un passo:

“Chiediamo cortesemente pertanto all’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. che:
in prima battuta elimini i vocaboli espressamente ingiuriosi riferiti alla donna, limitandosi a lasciarli sotto la lettera iniziale di riferimento;
inserisca espressioni che rappresentino, in modo completo e aderente alla realtà di oggi, il ruolo delle donne nella società.”

Qual è stata la replica dei responsabili?

Che la Treccani ha il dovere di registrare il patrimonio lessicale italiano nella sua interezza. Ci sono stati interventi favorevoli alla Treccani. Ad esempio, sul sito www.ilgiornale.it Roberto Vivaldelli con tono fra l’ironico e il dispregiativo ha definito “crociata” l’iniziativa femminile, mentre ha elogiato la Treccani per aver preso posizione “contro la neolingua politicamente corretta e la cancel culture”. Ecco uno stralcio da tale  presa di posizione:

“In un dizionario non è soltanto normale ma è doveroso che sia registrato il lessico della lingua italiana nelle sue varietà e nei suoi ambiti d’uso: dall’alto al basso, dal formale all’informale, dal letterario al parlato, dal sostenuto al familiare e anche al volgare […]  Il dizionario ha il compito di registrare e dare indicazioni utili per capire chiaramente in quali contesti la parola o l’espressione viene usata. Starà al parlante decidere se usare o non usare una certa parola; se esprimersi in modo civile o incivile”.

Incredibile. Si riconosce al parlante la libertà di esprimersi in modo incivile. Non crediamo che questa licenza linguistica meriti plauso e nemmeno indifferenza. Raggruppare pertanto gli epiteti scurrili, triviali e offensivi scagliati contro la donna sotto la voce “donna” è una scelta ingiustificata sul piano linguistico e si risolve in una legittimazione  glottologica dell’osceno. Censura? Niente affatto. Si tratterebbe soltanto di scorporare gli epiteti e inserirli nell’ordine alfabetico che a ciascuno di essi compete.

Si vede che in Italia non è affatto facile ottenere ciò che si è ottenuto in Inghilterra.

È da auspicare che la Giornata Internazionale della Donna possa contribuire a portare avanti la causa che fu già di Olympe de Gouges e di John Stuart Mill supportato da Harriet Taylor. Piace ricordare su questo sito interventi come La donna e la matematica: eterne regineGiornata mondiale delle donne in matematica, Tempo di mutamenti per una effettiva parità  di genere. E si veda anche la voce Donna di Evelyne Sullerot in Enciclopedia del Novecento. L’intelligenza femminile in ogni campo è un patrimonio prezioso. Un simbolo di tale intelligenza possiamo riconoscerlo nella figura di Ipazia, vittima purtroppo di una violenza epocale. Immenso è il contributo delle donne alla civiltà. E non solo sul piano intellettuale.

Infatti, se è vero che l’atto generativo è complementare, è anche vero che compete alla donna dare  alla luce l’umanità.

 

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