Matematica e Fisica: dall’abbinamento, alla separazione, all’integrazione.

Esami di Stato. Il tema di domani segnerà l’avvio di un percorso per una nuova formazione scientifica?

L’abbinamento degli insegnamenti risale alla riforma Gentile: italiano, latino e greco; storia e filosofia; matematica e fisica. Una scelta di economicità  che, nella visione gentiliana, soddisfaceva su entrambi i fronti: quello pratico e brutale del risparmio dei soldi dell’Erario (meno docenti) e quello, ideale, della migliore gestione pedagogica dei saperi a livello pre-universitario.

Per matematica e fisica, una scelta però che non ha mai trovato tutti d’accordo, né tra i matematici, né tra i fisici, malgrado fosse stata discussa e per certi versi preparata. Orso Mario Corbino aveva nel 1921 istituito la laurea mista in Matematica e Fisica proprio per formare i docenti ad un nuovo spirito scientifico. Fu abolita con la riforma del 1961 e con l’obiettivo di una formazione diversa.

Le proteste all’abbinamento cominciarono subito.

Protestarono la Mathesis e protestarono le università come si può leggere già nelle pagine del Periodico di Matematiche del 1925 (pag. 202, pag.203, pag.204). Federigo Enriques nel resoconto del 1928 ne condivise i principi.

Nelle discussioni di un intero secolo, la tendenza alla separazione degli insegnamenti fu premiata. Nei licei ci si riuscì, in parte, grazie al PNI (Piano Nazionale Informatica) che lo consentiva.

Molti hanno poi sottolineato ciò che si guadagnava, altri hanno rimarcato ciò che si perdeva. Il matematico Guido Ascoli, ad esempio, dapprima favorevole all’abbinamento, passò poi allo schieramento opposto una volta “constatato che con due inculture non si fa una cultura”.

Ultimamente, nella definizione delle classi di concorso, soprattutto per ragioni di quella economicità brutale sempre vigente, era stata proposta, senza successo, com’è noto, una sola classe di concorso: Matematica e Fisica.

Il tema d’esame di domani 20 giugno.

La seconda prova scritta della maturità scientifica 2019, sarà di matematica e fisica. E ha un’enorme importanza. Un significato culturale e pedagogico  che si spera emerga con tutta la sua rilevanza segnando l’avvio di un nuovo percorso per l’insegnamento matematico e scientifico in Italia.

Per concludere appare particolarmente adatto un pensiero di Paul A.M.Dirac tratto da “La bellezza come metodo”, recentemente edito da Raffaello Cortina Editore:

«La fisica e la matematica pura stanno diventando sempre più strettamente collegate, sebbene i loro metodi rimangano differenti. Si può descrivere la situazione dicendo che il matematico partecipa a un gioco di cui inventa le regole, mentre il fisico partecipa a un gioco le cui regole sono fornite dalla Natura, ma con il passare del tempo diventa sempre più evidente che le regole che il matematico trova interessanti sono le stesse che ha scelto la Natura. È difficile prevedere quale sarà l’esito di tutto questo. Forse, le due discipline finiranno con l’unificarsi: ogni settore della matematica pura avrà un’applicazione fisica e la sua importanza in fisica sarà proporzionale al suo interesse in matematica».

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