Fermat Pierre de ( 1601 – 1665).

Nasce a Beaumont ; il padre negoziante di pelli, è abbastanza ricco da consentire a Pierre di studiare diritto all’Università di Tolosa. La vita di Fermat fu calma, laboriosa, senza avvenimenti importanti, ma egli seppe trarne un notevole profitto. Ecco i soli avvenimenti notevoli della sua vita materiale: la sua istallazione a Tolosa, all’età di trent’anni (14 Maggio 1631) come commissario relatore; il suo matrimonio il primo Giugno dello stesso anno con Luisa de Long, sua cugina materna, che gli dette cinque figli: tre maschi dei quali uno, Clemente Samuele, diventò l’esecutore delle opere scientifiche del padre, e due femmine che presero il velo; infine la sua promozione, nel 1648, alla carica di Consigliere del Re al Parlamento di Tolosa, che ricoprì per diciassette anni con dignità, integrità e grande capacità; i suoi trentaquattro anni di vita attiva furono consacrati al servizio scrupoloso dello Stato. Morì a Castres il 12 Gennaio 1665.

Fermat fece notevoli scoperte in molti campi della matematica. Creò un proprio sistema di geometria analitica indipendentemente da Descartes, e forse anche prima di lui. Fu poi una vivace corrispondenza  tra Fermat e Pascal a porre le basi della teoria della probabilità attorno al 1650. E, come se non bastasse, Fermat mosse anche dei consistenti passi  in direzione di ciò che oggi chiamiamo calcolo differenziale. Ma è stato nel campo della teoria dei numeri che Fermat ha dato i  suoi contributi più importanti.

Spesso egli concepiva un teorema e affermava di averne una dimostrazione valida, ma raramente la esponeva. I più interessanti teoremi di Fermat si appoggiano quasi sempre all’opera di Diofanto. Nella sua copia personale della Arithmetica  di Diofanto , Fermat scarabocchiò una nota in margine alla Proposizione II.8, che riguardava la possibilità di esprimere un quadrato perfetto come somma di altri due quadrati perfetti ( per esempio      ). In alcune righe egli afferma che non è possibile trovare dei numeri naturali a, b, c e un esponente n ³ 3 per cui si abbia   

Come al solito, non c’è dimostrazione. Il compito di riscoprirla passava invece, come in molti altri casi alla posterità. Lo stesso Eulero, che in tanti altri casi aveva risolto i misteriosi “teoremi” del suo predecessore francese, riuscì a provare questa asserzione solo per n =3 e n =4.

Concludiamo con le parole di E.T. Bell: “ Quest’uomo pacifico, onesto, equilibrato, scrupolosamente equo, scrisse uno dei più bei capitoli della matematica. (…) L’opera di questo re dei dilettanti in matematica ha esercitato su costoro un’irresistibile attrazione durante   i tre ultimi secoli in tutti i paesi civilizzati(…)”.