Omaggio a Ipazia matematica

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Omaggio a Ipazia matematica

Sull’intelligenza matematica femminile. Omaggio a Ipazia Si parla in genere di gender gap. Neologismo anglofilo così definito nel vocabolario Tre

Sull’intelligenza matematica femminile. Omaggio a Ipazia

Ipazia (360 ca – 415).

Si parla in genere di gender gap. Neologismo anglofilo così definito nel vocabolario Treccani: “Divario tra generi; con particolare riferimento alle differenze tra i sessi e alla sperequazione sociale e professionale esistente tra uomini e donne”. Divario, differenze, sperequazione: sorge il sospetto, se non la certezza,  che siano eufemismi in luogo di discriminazione. A danno delle donne.

Annualmente il World Economic Forum pubblica il  Global Gender Gap Report con una classifica dei paesi in cui il gender gap è più accentuato. “Noi donne, invisibili in mezzo agli uomini”: è il titolo di un’intervista di Raffaella De Santis a Caroline Criado Perez, autrice del bestseller Invisibili, Einaudi, 2020. Sono 472 pagine contro il sessismo e a favore del femminismo nel solco di Il secondo sesso di Simone de Beauvoir.

E l’intelligenza matematica femminile?

Sul sito indiscreto.org il giovane studioso Erik Boni ha affrontato la questione della presenza delle donne in campo scientifico. Poco numerosi i casi di Premi Nobel assegnati alle donne in questo campo. Ciò perché  secondo alcuni le donne sarebbero più propense alla  concretezza e meno portate per l’astrazione matematica. Il Gruppo di Lavoro Pari Opportunità dell’Unione Matematica Italiana è insorto contro le conseguenti discriminazioni. Che le disparità globalmente sussistano è indubbio, come risulta dalle statistiche. Però le statistiche non ci offrono spiegazioni sul fenomeno.

A mio parere, non si può affrontare seriamente l’argomento, se non si ricorre alla sociologia della conoscenza. Un maestro nel campo quale Alberto Izzo ci ha insegnato a tenere in debito conto il condizionamento sociale del pensiero. Condizionamento fra le cui manifestazioni rientra il pregiudizio [Vedi Adriana Lanza]. Combattere il pregiudizio significa adoperarsi per cambiare la società. Sarebbe la società a privilegiare il mito di una diversa natura femminile, ritenuta meno meritevole di cimentarsi in campi riservati a una più consistente presenza maschile.

C’è chi sostiene invece che  diverse capacità dipenderebbero da una diversa conformazione cerebrale. Se si chiamano in questione le sfere cerebrali, è necessario ricorrere ai lumi della neurobiologia. Sull’argomento fervono ricerche come quelle della United States Academy of Sciences, della Académie des Sciences francese, della National Scientific Foundation statunitense.

Non mancano i contributi di scienziate italiane.

Michela Matteoli è Direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR, Docente di Farmacologia presso Humanitas University e Responsabile del Neurocenter di Humanitas Research Hospital. Su cnr.it nell’articolo Il nostro cervello ha un sesso? riferisce che alcuni studi enfatizzano le “differenze neurofisiologiche e anatomiche tra il cervello maschile e femminile”, mentre da altri risulta che “quasi mai il cervello umano rientra in una delle due classi distinte, quella tipicamente maschile e quella tipicamente femminile”. Così conclude la studiosa:

“Quindi, alla fine, se anche uomini e donne sono certamente diversi, anche a livello cerebrale, questa differenza si manifesta in tanti modi sottili e alla fine le nostre somiglianze probabilmente superano di gran lunga le nostre differenze.”

E se le scelte femminili fra i diversi campi di impegno artistico e scientifico  fossero soltanto una questione di preferenze personali?

Possano le donne matematiche, a partire dalle nostre professoresse, riconoscersi nell’intelligenza della matematica Ipazia, cantata nell’Antologia Palatina dal poeta Pallada come ἄχραντον ἄστρον τῆς σοφῆς παιδεύσεως, astro incontaminato della sapiente cultura.

Nel ricordo di Ipazia il mio pensiero va ora alla professoressa di matematica Antonetta Montella, mia collega di un tempo al Liceo classico, che scriveva poesie.

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