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Per una elaborazione audiovisiva del canto V dell’Inferno.

Appunti per un rendering di Dante. Ecco la traccia per una elaborazione audiovisiva del canto V dell’Inferno con un’aspra critica della moda insulsa e irritante di  una lettura cosiddetta artistica per voce sola maschile dell’episodio di Paolo e Francesca isolato dal contesto.

Roberto Benigni legge Dante

Attori professionisti e attori dilettanti non esitano a cimentarsi nella lettura di episodi della Commedia. Uno degli episodi più frequentati in tal senso è quello di Paolo e Francesca. Non di rado si comincia a leggerlo dal verso 73, trascurando i versi precedenti a partire dall’inizio del quinto canto dell’Inferno. Più avanti vedremo come questa trascuratezza arrechi nocumento all’episodio. Per ora soffermiamoci sulle più note letture canoniche del quinto canto.

Cito di seguito  degli attori di cui non si vuol mettere in dubbio la professionalità: ciò che non convince è il loro modo di rendere la vicenda degli amanti dannati. Esprimo i miei personali giudizi. La lettura peggiore è quella di Roberto Benigni. Quasi a pari demerito lo affianca Nando Gazzolo. Nemmeno Giorgio Albertazzi e Vittorio Gassman soddisfano. La lettura meno deludente fra tante la si deve  a Carmelo Bene. Ma nemmeno questa rende giustizia al sommo poeta.

Come leggere Dante?

Innanzitutto occorre fare a meno del leggio o del gobbo. La recitazione deve avvenire a memoria. Ci sono due modalità di recitazione mnemonica: silenziosa e parlata. La modalità silenziosa caratterizza il Dante interiorizzato ed è tipica di un’intimità emozionale. Nel rivolgersi a un pubblico, la modalità parlata dovrebbe tener conto di aspetti del testo che in genere vengono trascurati o del tutto ignorati. La testualità di Dante mira a coinvolgere il lettore operando anche sui suoi sensi. Definisco semantica percettiva questa tecnica.  È così che l’aldilà si presenta come regno di vita.

Vittorio Gassman legge Dante

Isolare l’episodio di Paolo e Francesca dal contesto del canto significa impoverirne irrimediabilmente sia la resa poetica che la significazione teologica. È necessario tener presente la dimensione teatrale conferita da Dante alla Commedia. In quest’opera coesistono i tre generi letterari: epico, lirico, drammatico. Oggi disponiamo di una tecnologia che consente  di valorizzarne la drammaticità.  La Commedia va trasposta in video per evidenziare gli aspetti visuali e sonori nonché il movimento. Si tratta in altri termini di un rendering audiovisivo.  

Per Dante occorrono due voci diverse.

Egli è infatti un narratore che riferisce su ciò che gli accadde come personaggio nel viaggio ultraterreno. Il narratore deve avere una voce meno giovane rispetto al personaggio. Scendendo nel cerchio secondo, cerchio dei lussuriosi, Dante  personaggio viene colpito dai lamenti delle anime. Gli appare l’orrenda figura di Minosse, che ringhia e si cinge con la coda un numero di volte corrispondente al  cerchio ove l’anima dovrà scontare la sua pena. Minosse si rivolge a Dante gridando, per dissuaderlo dall’entrare in quel regno che è suo. Minosse è personaggio e come tale ha bisogno di un interprete che gli dia voce. Ciò vale, com’è ovvio, anche per Virgilio, che mette a tacere il demonio. Inoltrandosi nel luogo del terrore, Dante si trova immerso in un’oscurità ove si odono  un mugghiare come di mare in tempesta  e i pianti, i lamenti, le urla, le bestemmie delle anime travolte dall’eterna bufera infernale. La tremenda scena è dominata dal frastuono assordante del vento che infuria. Ed ecco che per volere divino  due anime travolte con maggiore violenza dal vortice in quella “aura nera” rispondono al desiderio di Dante di parlare con loro. L’immagine delle colombe è una nota di candore che spicca nelle tenebre del cerchio dei lussuriosi.
D’improvviso il vento cessa per tutta la durata dell’episodio degli amanti e la scena è immersa nel silenzio in contrasto col fragore di prima.

Evidenzio di seguito i principali elementi del rendering.

Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men luogo cinghia,
e tanto più dolor, che punge a guaio.
Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia …(Inferno, V, 1-4)

Io venni in loco d’ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.
La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.
Quando giungon davanti a la ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento;
bestemmian quivi la virtù divina. (Inferno, V, 28-36)

E come li stornei ne portan l’ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
così quel fiato li spiriti mali
di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.
E come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aere di sé lunga riga,
così vid’io venir, traendo guai,
ombre portate da la detta briga … (Inferno, V, 40-49)

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a vui,
mentre che ’l vento, come fa, ci tace. (Inferno, V, 94-96)

Caina attende chi a vita ci spense.
Queste parole da lor ci fuor porte. (Inferno, V, 107-108)

Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com’io morisse.
E caddi come corpo morto cade. (Inferno, V, 139-142)

Riassumiamo.

Minosse che ringhia. L’oscurità della scena. I lamenti e le bestemmie dei dannati. Il candore delle colombe. E d’improvviso il silenzio voluto dalla virtù divina in contrasto con il caos sonoro. L’animo gentile di Francesca. La possibilità di dar voce anche a Paolo col verso 107, dato che al verso 108 si legge che le parole furono rivolte a Dante non “da lei”, ma “da lor” (possibilità non da tutti gli esegeti accettata). Il pianto di Paolo di cui al verso 140 può essere inteso come silente o appena percettibile.

Prima dell’ultimo verso del canto il silenzio viene d’improvviso interrotto dal frastuono infernale del vento e delle bestemmie dei dannati, mentre sullo sfondo va riecheggiando il ringhio di Minosse.

Perché tutto questo durerà in eterno!

Occorre ribadire che in ogni caso la monotona recitazione per voce sola maschile (o, peggio ancora, con accompagnamento di armonie sonore, funeree o sdolcinate che siano) del solo episodio di Paolo e Francesca  è un oltraggio estetico e teologico a Dante.

N.B. Questo scritto polemico non riguarda in alcun modo le letture di Dante fatte in ambito scolastico da docenti e alunni, che sanno leggere la Commedia molto meglio di attori professionisti e sedicenti attori, anche facendo a meno di rendering.

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