Riflessioni su un testo che pretende di spiegare la matematica a chi la insegna. Dalle Nuove Indicazioni Nazionali per le scuole dell’infanzia e del primo ciclo.
Perché si studia la matematica?
Volgendo in forma interrogativa la frase, si percepisce ancora meglio la matrice paternalistica del dettato ministeriale.
È come volere rispondere a una domanda proveniente da docenti che non si siano mai chiesti lo scopo del loro insegnamento. Se poi immaginiamo che si tratti di una domanda proveniente da studenti, è ancor più evidente che la risposta è di competenza dei docenti. Proviamo ora a volgere il periodo iniziale in una risposta data paternalisticamente agli studenti facendo le veci dei docenti:
“La Matematica contribuisce, insieme alle discipline scientifico-tecnologiche, alla tua crescita intellettuale e culturale come cittadino, in modo da consentirti di partecipare alla vita pubblica con consapevolezza e capacità critica.”
È stato quanto mai giusto chiedersi perché il contributo della matematica debba essere limitato alla cooperazione con le discipline scientifico-tecnologiche e non anche con tutte le altre discipline. Ritornando al perché originario, ci rendiamo conto che gli studenti stessi coglierebbero di primo acchito la stranezza di quell’asserzione, in base alla quale matematica e discipline scientifiche-tecnologiche basterebbero per crescere anche come cittadini e partecipare consapevolmente e criticamente alla vita pubblica.
In realtà, l’enfasi posta sulle discipline STEM – Science, Technology, Engineering, Matemathics (con la matematica detronizzata e retrocessa all’ultimo posto nell’elenco) rivela l’indirizzo ideologico verso una subordinazione dell’insegnamento alle esigenze di una società industriale avanzata unidimensionale, indirizzo antitetico rispetto alla proclamata crescita della persona.
Secondo il documento in esame, sarebbe diffusa la convinzione che la matematica sia una disciplina “vecchia”: l’aggettivo è stato giustamente stigmatizzato, perché non corrisponde affatto a un diffuso stereotipo. Questa presunta percezione di una vetustà di tale disciplina risulta assente nella popolazione studentesca, propensa piuttosto a ritenerla particolarmente impegnativa nel suo presente. È stato poi osservato che l’intrecciarsi indissolubile della matematica con il e l’emergere dal “pensiero umano” rinvia a posizioni filosofiche contrastanti. Si badi anche all’aggettivo “umano” riferito a “pensiero”, come se potesse darsi un “pensiero” non “umano”.
Se invece prendiamo per buona l’espressione, dobbiamo purtroppo considerarla inesatta e non veritiera, dal momento che diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato come animali subumani (scimpanzé, pappagalli, api, eccetera) posseggano un loro senso del numero.
Quando poi si osserva che andando avanti nel documento ci si trova di fronte a una “vuota retorica”, si coglie certamente nel segno. Si potrebbe anche parlare di una pienezza esorbitante della retorica, data la sovrabbondanza di luoghi comuni esposti con perdurante tono assertivo. Per giunta, queste asserzioni entrano in contrasto con la frase iniziale: questa è settoriale e limitativa, in quanto la matematica con i suoi benefici è correlata soltanto “alle discipline scientifico-tecnologiche”, mentre ora, a partire dal teorema di Pitagora in un cosiddetto “sistema assiomatico della geometria euclidea piana”, teorema “vero oggi” e valido “per l’eternità”, si riconosce una sua influenza in ogni campo del pensiero e del sapere, fino a definirla “il collante tra l’area STEM e quella umanistico/artistica per quanto riguarda l’immaginare e il creare”.
Si noti che mancano riferimenti all’intuizione, come se questa non avesse un suo posto in matematica. Si noti anche il mancato accenno ai teoremi di incompletezza, la cui formulazione può incuriosire e affascinare gli allievi, proprio perché dimostra come la matematica non disponga di virtù taumaturgiche.
Non poteva mancare, ovviamente, il riferimento all’informatica, che a livello di scuola secondaria di primo grado dovrà essere insegnata in prevalenza dal docente di tecnologia, con cui il docente di matematica è chiamato a collaborare, per “supportare gli alunni nell’acquisizione di una crescente autonomia, contribuendo a raffinare la concettualizzazione e ad approfondire il concetto di algoritmo, con particolare attenzione ai suoi aspetti logico-matematici”: finalità che, così esposta, non può fare a meno di destare perplessi interrogativi.
In definitiva, il documento ministeriale in esame dà adito a rilevanti critiche, fra le quali balzano in primo piano il panegirico della matematica esposto in forma precettistica con il carente o mancato ascolto dei docenti sul campo e la connessa svalutazione del loro diuturno impegno formativo.
N.B. Per la redazione di questo testo ho preso spunto da annotazioni di Emilio Ambrisi al documento preso in esame. [VEDI]
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