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Perchè siamo scarsi in matematica

Dal monito di Draghi all’analisi di Ugo Piscopo, alle promesse di Valditara. Ecco perché saremo sempre più scarsi in matematica

Nel 2007, il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi,  nella sua relazione annuale di fine maggio trattò, fatto insolito per il mondo della finanza e dell’economia, il tema del deludente apprendimento della matematica. Concluse che in Italia si potevano distinguere tre scuole: Nord, Centro e Sud ma che lo sviluppo del Paese, i divari territoriali di occupazione e di crescita e la stessa qualità della democrazia dipendevano in misura notevole dai livelli di conoscenze acquisite dagli studenti, in particolare nella matematica.

Pochi giorni dopo, sul Corriere del Mezzogiorno del 7 giugno, Ugo Piscopo (1934-2022) – intellettuale di grande prestigio, ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione e autore di preziose opere letterarie – firmò un editoriale dal titolo “I Problemi della scuola al Sud – Perché siamo scarsi in matematica”.

Il testo di quell’editoriale lo riportiamo qui di seguito per il suo valore storico, culturale e giornalistico.

Su provocazione dell’idea del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, di almeno tre scuole in Italia (una seria al Nord, una facilona al Centro e una sgangherata al Sud), si è cominciato a discutere, ed è bene che si discuta, ma è necessario farlo con la prudenza e la serietà necessarie, tenendo conto della delicatezza del problema, della realtà effettiva della scuola e delle interconnessioni con la società e la politica.

Io, sapendo che è la cucchiaia che conosce i guai della pentola, come si dice, mi sono rivolto a un ispettore che sta dentro fino al collo o fin sui capelli in queste cose e ho raccolto le sue considerazioni. Si tratta di Emilio Ambrisi, ispettore per matematica e fisica nei licei, che ha molti e qualificati titoli di esperto nell’insegnamento della matematica. Su tale insegnamento Mario Draghi ha messo l’accento e ad esso bisogna fare attenzione, perché l’apprendimento della matematica è stato centrale sempre nei processi formativi, ma oggi è decisivo per rinnovare la cultura meridionale e per progredire a livello nazionale sul terreno scientifico e tecnologico.

Le considerazioni di Ambrisi, ridotte all’osso, sono:

1) che nella scuola si riflette nel bene e nel male, insieme con l’ambiente, l’atteggiamento (ambiguo) che società e politica hanno nei confronti di essa;

2) che le valutazioni e i dati espressi dall’Ocse, a cui fa riferimento il governatore della Banca d’Italia, riguardano realtà e metodi fra loro non comparabili. Al Nord, l’insegnamento della matematica e delle scienze si fonda su una laboratorialità e su applicazioni pratiche, mentre al Sud si punta sui contenuti teorici. Quindi, le prove somministrate per conto dell’Ocse agli allievi, per testarne le abilità applicative, hanno premiato gli allievi settentrionali e messo in difficoltà i nostri;

3) che le differenze tra Nord e Sud esistono e sono notevoli, ma per rimuoverle occorre modificare parecchie cose. Fare acquisire nel Meridione una mentalità meno individualistica ai docenti, i quali insegnano ognuno una propria matematica e una propria geometria. Incentivare la cultura della programmazione, del confronto, della verifica all’interno degli istituti e tra gli istituti. Uscire dall’occasionalità e dallo scollegamento delle iniziative. Nei giovani potenziare il senso della disciplina, del sacrificio e dell’applicazione, essenziali per avanzare nello studio delle discipline scientifiche. Creare dipartimenti e piani organici, da attuare coerentemente, a livello di Regioni e di altri enti locali. In Lombardia, nel Trentino e Alto Adige, nel Veneto questo avviene;

4) che il problema della divaricazione dal Nord non dipende molto da carenze di investimenti: in Campania abbiamo le scuole più ricche d’Italia, ci sono istituti che non riescono a spendere il budget assegnato e, pertanto, sono state avanzate proposte di ridistribuzione finanziaria per le scuole di altre regioni;

5) che le assenze degli studenti in Campania e in tutto il Sud sono maggiori di quelle degli studenti settentrionali, anche per manifestazioni e per proteste, come contro i rifiuti accumulati vicino ai propri istituti. E che ciò incide sui comportamenti e sui risultati formativi. Né si può pretendere di avere la moglie ubriaca e la botte piena. E ciò vale non solo per questo aspetto.Ugo Piscopo

Dalla denuncia di ieri alla realtà di oggi

Ugo Piscopo (1934 – 2022)

A distanza di quasi vent’anni, le parole di Ugo Piscopo risuonano oggi con forza e autorevolezza; se fosse vivo, il discorso lo avrebbe certamente continuato. I nodi, infatti, su cui richiamava l’attenzione collettiva non solo non sono stati sciolti, ma si sono maggiormente complicati. Avrebbe fatto rilevare, da par suo, che i guai per la scuola (la grande pentola) e per l’insegnamento della matematica sono aumentati. Ci troviamo, infatti, a dover constatare una generale perdita di qualità. E non è un problema del Sud, ma del Paese intero.

L’insegnamento della matematica presenta aspetti e livelli tali da apparire comatoso, incapace di esprimere ogni tensione vitale. Un’idea concreta di questo preoccupante stato, la danno almeno tre questioni di largo interesse che fungono da veraci indicatori di qualità e che sono sotto gli occhi di tutti:

  • La prova scritta di matematica degli esami di Stato: è divenuta ripetitiva e finanche poco curata nelle formulazioni, sempre più povera di contenuti e di agganci interdisciplinari, fatta eccezione per operazioni di facciata insensate, come il ricorso a inappropriate e fuorvianti citazioni letterarie.

  • Il concorso a cattedra: non valorizza le conoscenze specifiche disciplinari che sono totalmente assenti nella prova scritta e annacquate in quella orale. Nella tradizione, il concorso era l’occasione per il futuro docente di mettere a punto il suo sapere matematico per essere in grado di insegnarlo. Oggi non è più così. Il concorso, quando c’è, sembra più rivolto a soddisfare esigenze politico- amministrative che a centrare le finalità di selezione dei buoni docenti.

  • Le Nuove Indicazioni nazionali per l’infanzia e il primo ciclo: nella parte dedicata alla matematica sono così verbose da renderne la lettura perfino alienante. Possono, così congegnate, “parlare ai docenti”? Accendere fiammelle di luce per insegnare meglio la matematica? Come invece ha dichiarato il ministro Valditara?

Ugo Piscopo era stato provocato dalle idee di Mario Draghi, e questi a sua volta era stato indotto a intervenire dai risultati delle indagini e da quei titoli di giornali che, dal 2000, investivano l’opinione pubblica: “studenti asini in matematica”, “la matematica bestia nera degli italiani”, eccetera. Titoli che allora potevano sembrare anche eccessivi, ingenerosi e smisurati e che oggi invece appaiono più vicini al futuro che si sta preparando: saremo sempre più scarsi in matematica.

L’attenzione all’insegnamento che Piscopo raccomandava non c’è stata come lui voleva e proponeva. A volte sì, è stato sbandierato, ma solo perché di facile presa mediatica. Un errore in cui è incorso anche l’attuale ministro Valditara che, fin dal suo insediamento, aveva promesso di voler addirittura «cambiare l’insegnamento della matematica». E questo è il risultato, solo una parte!

Per approfondire, si segnalano:

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in Matematica, è stato docente, dirigente scolastico e ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione. A partire dagli anni Ottanta ha partecipato alle tante commissioni ministeriali, tra cui quella dei “Quaranta” istituita dal ministro Franca Falcucci, incaricate della definizione dei programmi di insegnamento degli indirizzi sperimentali e, successivamente, delle Indicazioni Nazionali. Ha svolto numerosi incarichi ispettivi in Italia e all’estero e, dal 1997, ha curato la predisposizione delle prove ministeriali d’esame di maturità e di concorso. Dal 2008 al 2015 ha fatto parte del collegio di direzione della Struttura Tecnica del Ministero. Nel 1980/81 ha prestato servizio presso la Facoltà di Magistero di Roma (cattedra del prof. Mauro Laeng) incaricato di collaborare agli atti preparatori dell’indagine I.E.A., e per alcuni anni ha insegnato come professore a contratto presso le Università “Federico II” e “Vanvitelli” di Napoli. Dal 2009 al 2019 è stato Presidente nazionale della Mathesis e direttore del Periodico di Matematiche.

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