Ragione informatica e Ragione artificiale

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Ragione informatica e Ragione artificiale

Tomás Maldonado, Critica della ragione informatica, Feltrinelli, 1997  Éric Sadin, Critica della ragione artificiale. Una difesa dell’umanità, Luiss

Tomás Maldonado, Critica della ragione informatica, Feltrinelli, 1997 

Éric Sadin, Critica della ragione artificiale. Una difesa dell’umanità, Luiss University Press – Pola srl, 2019

(L’Intelligence artificielle ou l’enjeu  due siècle. Anatomie d’un antihumanisme radical, éditions L’échappèe, Paris, 2018)

L’eredità kantiana della critica della ragione non è posta in oblio. Sia Maldonado che Sadin ne fanno uso. È confortante notarlo nell’odierno dilagare dell’irrazionalità. L’irrazionale è una componente della storia umana. Come tale, si evolve storicamente, assumendo forme particolari. Quelle dell’era informatica richiedono nuovi approcci filosofici.

 Umberto Eco metteva a confronto le posizioni estreme di apocalittici e integrati. Come Eco, anche Maldonado esplora una possibile via mediana fra gli opposti estremismi. Per lui l’informatica non è un “vaso di Pandora”, ma nemmeno una “cornucopia”. Non ha alcun “ruolo taumaturgico”, che consenta di risolvere i problemi che l’umanità si trova ad affrontare. Ma proprio per questo occorre chiedersi come affrontarli nell’ambiente informatico. E questo interrogarsi richiede  per l’appunto un corretto uso della ragione.

Una ragione che si trova oggi alle prese con i rapporti tra informatica e mercato.

Riflettere su questo rapporto significa riflettere sulla libertà in rete. L’utente di internet resta  smarrito nel suo “nomadismo esplorativo” di un ciberspazio labirintico. Vi si aggira esposto alle lusinghe commerciali, che gli prescrivono e impongono i consumi appetibili.

Il problema della libertà in rete ha ovviamente i suoi risvolti politici. Si vanno formando comunità virtuali e la “repubblica elettronica” tende a configurare una sorta di “populismo informatico”.

È necessario trovare nuove forme di comunicazione, ripensando la propria identità nel rapporto con l’altro. Perciò, osserva Maldonado, si impone il riferimento alle ricerche psicologiche, psicoanalitiche, sociologiche di Sherry Turkle sull’identità condizionata dall’ambiente informatico. Alla studiosa si deve infatti una “utopia positiva” qual è l’intento di ricostituire un Sé, che è frammentato nel dinamismo caotico di identità multiple. Tale frammentazione non può essere superata se non nel segno della Theorie des kommunikativen Handelns di Jürgen Habermas. L’agire comunicativo teorizzato da Habermas mira all’intesa mediante il linguaggio. Può formarsi così in positivo una rinnovata interazione fra sapere individuale e sapere sociale. All’impresa deve dare un contributo fondamentale l’educazione all’ambiente informatico.

Altrimenti resteremo inerti all’interno di città che cambiano, condizionate dallo sfruttamento capitalistico della rete ad opera delle multinazionali, mentre il lavoro stesso resta esposto alle insidie delle nuove tecnologie nell’universo globalizzato e digitalizzato.

Maldonado affronta anche la tematica della corporeità nell’era informatica.

Si sofferma dapprima sul “corpo protesico”. Poi, spostandosi in campo medico, delinea momenti di storia dell’anatomia fino all’epoca attuale, in cui è possibile “fornire alla pratica medica immagini dinamiche dell’organismo”. Il medical imaging  da una parte allontana il paziente, dall’altra avvicina la malattia. Così diventano  possibili interventi  in telechirurgia.

Secondo Maldonado un aspetto decisamente positivo dell’informatica in campo medico consiste dunque nella possibilità di elaborare “modelli matematici destinati a simulare visivamente  oggetti e/o processi del mondo reale”.

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Diversa dalla visione conciliante di Maldonado è quella di  Sadin.

Il giudizio di Sadin sull’informatica nel suo rapporto con il vissuto è nettamente negativo: l’intelligenza o ragione artificiale si configura come antitesi radicale all’umanesimo. Il Super-io informatico è proteso ad affermarsi contro i valori tradizionali della libertà, dell’etica, della responsabilità.

Per Jacques Ellul la tecnica sarebbe alleata della razionalità come “forza esterna”. Per Sadin invece ci troviamo in un “mondo tecno-scientifico asservito alle istanze economiche”: si pensi al commercio online.  Dal “feticismo delle merci analizzato da Marx” siamo passati al “feticismo dell’istante meglio governato”.

 L’era informatica è quella della “ingiunzione”.

Ogni comportamento viene tenuto sotto controllo  anche mediante le nuove “tecnologie di divulgazione della verità”. Ogni critica viene bandita e a questa preclusione concorrono nel campo dell’istruzione  programmi sempre più chiusi al pensiero divergente.

Sadin, a differenza di Maldonado, è contro l’entusiasmo per l’apporto che l’intelligenza artificiale darebbe alla medicina. Ciò perché non si può fare a meno  del rapporto diretto col paziente.

Nel settore militare Sadin segnala allarmato la riduzione delle decisioni belliche, quindi di distruzione del nemico, al sì o no della logica binaria accoppiata con la velocità dei processori. Da ciò deriva infatti l’annullamento della possibilità di decisioni ponderate.

Viviamo in un “paradiso artificiale”, che è un falso paradiso.

In realtà la società non esiste, dato il dissolversi delle relazioni umane. Siamo nell’era del “governo di nessuno”, perché al potere politico subentra una forma di  “amministrazione automatizzata delle condotte”. La raccolta di dati sui cittadini è funzionale all’adozione di misure di sorveglianza. Si crea così un dominio pervasivo, onnisciente, onnipresente, che promette “una fantasia di civiltà desiderosa che tutto funzioni all’unisono in vista di edificare un universo privo di difetti”. Viene meno la “consapevolezza della propria fallibilità” che Martha Nussbaum indica come fattore essenziale di crescita umana.

Ciò che chiamiamo “realtà” è ormai una “entità agonizzante e prossima alla morte”. Nel momento in cui crediamo di crearci un’intelligenza da superuomini, siamo pronti invece a disfarci di noi stessi. Sadin non apprezza affatto una figura professionale come quella di Hossein Rahnama, nel quale la MIT Technology Review vede uno dei principali innovatori mondiali nel campo dell’intelligenza artificiale applicata ai rapporti umani,  che questo innovatore vorrebbe estendere ai colloqui con i defunti … I nuovi soggetti umani che la tecnologia informatica sta costruendo avrebbero bisogno piuttosto  di trattamenti psichiatrici.

L’appello di Sadin  alla difesa del reale è affidato al “manifesto dell’azione nell’epoca dell’esponenziale”. Bisogna combattere contro “l’utopismo messianico neoliberista” che si rafforza mediante l’asservimento digitale. È necessario e urgente “costruire un’etica della responsabilità” nella direzione indicata da Hans Jonas.

In campo educativo il pericolo da scongiurare è l’istruzione digitalizzata, che espropria il docente della sua auctoritas.

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Maldonado si ricollega ad Eco.

Ritiene che nel progresso tecnologico non manchino aspetti positivi e che si possa ovviare a quelli negativi.

Sadin si muove invece lungo il solco della critica di Herbert Marcuse alla società industriale avanzata. Anzi va oltre. Ormai non si tratta più di fare i conti con l’OneDimensional Man. Ci si prospetta uno Zero-Dimensional Man.  Un non-uomo.

 Diremmo che in Sadin si rinnova la ricerca di Diogene di Sinope, detto il Cinico, attestata da Diogene Laerzio: “Cerco l’uomo”. Diogene di Sinope era detto anche “il Socrate pazzo”; ma oggi dobbiamo dire pazzo chi l’uomo non lo cerca.

 In questa convinzione Sadin è sostenuto dal filosofo Paul Virilio, esperto di nuove tecnologie, noto  come autore di La bomba informatica. In La società sotto assedio lo cita Zigmunt Bauman: “Perfino il totalitarismo, come Virilio ha causticamente osservato, non può più essere credibilmente considerato un fenomeno localizzato. […] La distanza non è più una difesa, siamo sempre e ovunque controllati e agli ordini degli altri, e ci portiamo ubbidientemente in tasca l’imponderabile causa della nostra prigionia sotto forma di telefonini cellulari, computer portatili collegati a Internet e carte di credito”.

Contro Sadin hanno preso posizione Alan Sokal e Jean Bricmont.

Le idee di questi docenti di Fisica sono affidate al volume Fashionable Nonsense. Postmodern Intellectuals’Abuse of Science, tradotto in italiano col titolo  Imposture intellettuali. Gli autori accomunano gli umanisti sotto l’etichetta dispregiativa di “postmodernismo”. Li  accusano  di fare un uso distorto dei termini scientifici. Siamo quindi di fronte al riproporsi del dissidio fra le “due culture” di Charles Percy Snow.

Tuttavia proprio dall’ambiente informatico proviene un allarme che valorizza l’opera di Éric Sadin. Si impone un problema di controllo dell’intelligenza artificiale, come ammonisce il docente di informatica Stuart Jonathan Russell. L’intelligenza artificiale, questi ribadisce,  fin da ora  va sfuggendo al controllo umano in campi cruciali come la guerra e la politica.  E il controllo umano esige quell’etica della responsabilità invocata da Sadin contro la figura allarmante dello scienziato pazzo.

Un’informatica senza umanesimo potrà portare agli “ordigni” che farebbero coincidere la “salute” dell’umanità con la sua distruzione, come immagina con tragica ironia Italo Svevo nel finale del suo romanzo La coscienza di Zeno:

“Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.”