Studenti bocciati in italiano e matematica

Il secondo rapporto sulla valutazione della scuola: studenti bocciati in italiano e matematica. Dalla Rassegna Stampa del 25 settembre 2003:

Corriere della Sera, Resto del Carlino, La Stampa , Repubblica.it 24 settembre 2003

Corriere della Sera 25-09-03

Prima ricerca su un milione di studenti. Test di analisi logica, comprensione dei testi e geometria. Bocciati in italiano e matematica. Più gravi le carenze nei licei rispetto alle elementari. In coda gli istituti professionali

ROMA – Italiano e matematica: due competenze vitali per il futuro cittadino che la nostra scuola stenta a trasmettere. Nelle elementari siamo sulla sufficienza, alle medie scendiamo un po’ sotto. Alle superiori il livello cala ancora. L’insufficienza diventa particolarmente grave negli istituti professionali. L’allarme-apprendimento emerge dal secondo progetto-pilota sulla valutazione dell’istruzione. Le difficoltà maggiori, si legge nel rapporto stilato dal gruppo di lavoro presieduto dal professor Giacomo Elias, riguardano la grammatica, l’analisi logica, la comprensione dei testi informativi e la geometria. La scuola, in buona sostanza, non riesce a sanare le carenze dei ragazzi che tendono ad accumularsi col passare degli anni, a mano a mano che i programmi diventano più complessi.

Senza differenze tra le aree geografiche del Paese.

Letizia Moratti Ministro dell’Istruzione (2001 – 2006)

Il test, condotto lo scorso anno, ha riguardato 7.630 istituti, circa la metà di quelli esistenti. Sono stati valutati 1.033.345 studenti di quarta elementare, prima media, primo e terzo anno di secondaria superiore. All’interno di questa vastissima platea è stato ritagliato un campione statistico di 18 mila ragazzi. Si tratta della prima indagine sull’efficacia dell’insegnamento nella storia della scuola pubblica. E’ stata realizzata grazie alla collaborazione di 150 mila insegnanti. I risultati purtroppo non smentiscono le conclusioni di precedenti ricerche internazionali che ci collocano, tra i Paesi sviluppati, nella parte bassa della graduatoria.
«I progetti-pilota per la valutazione – ha detto Letizia Moratti – sono un passo verso un processo di trasparenza che dovrebbe aiutare il sistema scolastico a mettere a fuoco le criticità e individuare gli strumenti per superarle». «Attraverso questi dati – ha aggiunto – è possibile dare un ulteriore strumento alle famiglie per fare scelte più consapevoli». Si arriverà, come accade all’estero, alla pubblicità dei risultati dei test di valutazione per ogni scuola?

Vediamo i risultati.

Per quanto riguarda le elementari abbiamo il 65 per cento di risposte esatte per l’italiano. Il 71 per la matematica e il 69 per le scienze. Nella scuola media questi valori scendono al 56, al 52 e al 60 per cento. Alle superiori i classici se la cavano bene: tra il 63 e il 50 per cento di risposte esatte a seconda dell’anno di corso e della materia. L’insufficienza si manifesta nell’istruzione artistica e tecnica dove le risposte giuste sono comprese tra un 41 e un 59 per cento. Negli istituti professionali assistiamo a un crollo. In italiano e matematica le risposte esatte oscillano tra il 38 e il 29 per cento. L’indagine mette in risalto un calo dell’apprendimento nel passaggio dalla media e la secondaria superiore e tra il primo e terzo anno della stessa superiore dove la percentuale di risposte esatte per l’italiano, la matematica e le scienze scende rispettivamente dal 51, 46 e 59 per cento al 48, 42 e 53 per cento. [Giulio Benedetti]

Resto del Carlino 25-09-03

Grammatica e geometria. E’ qui che casca l’asino.

ROMA — Premio di consolazione: in Europa non va meglio. Perché se gli studenti italiani zoppicano fortemente — soprattutto alle medie e alle superiori — in grammatica italiana e geometria, i loro colleghi Ue se la devono vedere con gli stessi problemi. Basterà il «mal comune» a consolare i professori e i genitori? Forse no, però già essere a conoscenza del problema significa poter pensare di risolverlo.

Preferiscono le scienze.

E’ la filosofia del ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, che ieri ha presentato i risultati del secondo progetto pilota sulla valutazione dell’istruzione per l’anno scolastico 2002-2003. Accanto a lei, a rispondere ai giornalisti, il sottosegretario Valentina Aprea e il presidente del gruppo di lavoro sulla valutazione Giacomo Elias.
Rispetto al precedente progetto pilota — che avrà una terza edizione prima di diventare prassi — la novità è l’adozione di un campione nazionale di riferimento con validità statistica. A far capire a che punto sia la formazione, oltre un milione di studenti di oltre 7.600 scuole assistiti da 150mila professori. Alla fine di tutto i dati ci dicono che se i ragazzini delle elementari (presi in esame quelli di quarta) sono abbastanza preparati, i loro amici più grandi di medie e superiori devono ancora faticare parecchio.
Almeno a giudicare dalle prove di apprendimento che raccontano di grandi problemi con grammatica e analisi logica; nella comprensione dei brani informativi rispetto a quelli narrativi.

Per la matematica la bestia nera è la geometria, mentre il calcolo appare più congeniale agli studenti.

Così come le scienze, che raccolgono i favori dei ragazzi anche se più per conoscenze sugli esseri viventi che sull’uomo e l’ambiente. Le cifre sfatano dei miti e ne rispolverano altri.

Le elementari sono «migliori».

Il dato totale parla di apprendimento pari al 65% per l’italiano, del 71% della matematica e del 69% per le scienze. Analizzato geograficamente, si scopre le aree del Nord-Ovest e del Nord-Est sono dietro al Centro, al Sud e alle Isole. I ragazzini, cioè, immagazzinano meno dei loro coetanei delle regioni meno ricche. Ma c’è una ragione e la offre il professor Elias spiegando che al Nord la presenza di immigrati è più forte soprattutto tra i piccoli. La differenza di lingua e l’adattamento alla cultura di un altro Paese rallentano l’efficienza scolastica degli studenti stranieri e alla fine tutto questo pesa sulla percentuale generale.

Lacune

Giacomo Elias Presidente dell’Invalsi (2005 – 2007)

Il capitolo medie (è stata presa in esame la prima classe) abbassa le percentuali di apprendimento al 56% per l’italiano, al 52% per la matematica e al 60% per le scienze. Anche qui c’è una divisione in aree geografiche che porta Sud e Isole a guadagnare punti su Centro e Nord soprattutto nel campo delle scienze.
Ma il grande baratro viene messo in evidenza al passaggio alle superiori. Le maggiori lacune si segnalano (parliamo del primo anno) per gli istituti professionali, dove l’apprendimento passa al 37% per l’italiano, al 33% per la matematica e al 48% per le scienze. I colleghi del comparto di istruzione classica (liceo classico e scientifico) hanno valori, rispettivamente del 60%, del 53% e del 63%. Anche in questo caso, secondo gli studiosi, c’è una spiegazione pratica. I ragazzi che già vacillano alle medie difficilmente scelgono un indirizzo impegnativo come quello del liceo e preferiscono ripiegare sugli istituti professionali.
L’incontro coi sindacati
E’ una spiegazione che si può estendere anche ai risultati del III superiore, dove si manifesta il problema dei professionali ancora con più evidenza: la comprensione della matematica scende al 29%, quella dell’italiano al 38% e delle scienze al 43%.
«Mettere a fuoco le criticità aiuta a individuare le opportunità», ha detto il ministro che ieri ha affrontato anche i sindacati della scuola.
Al termine del vertice facce lunghe e commenti pesanti soprattutto da parte della Cgil e dello Snals, che accusano il governo di non investire nel comparto. Meno critica la Gilda, che attende i fatti. E sempre ieri la Moratti ha annunciato alla Camera che è prossimo il via libera per 21mila assunzioni nella scuola. (di Silvia Mastrantonio)

La Stampa 25 settembre 2003

SCARSI ANCHE IN MATEMATICA
Italiano, lingua oscura. Molti studenti leggono senza capire.

ROMA. Gli italiani in età scolare non conoscono la nostra lingua. Di qui una serie di problemi, primo tra tutti quello di non capire ciò che leggono, qualunque sia la materia. Non sanno neppure la matematica, ma l’origine di questa ignoranza è – almeno in parte – ancora riconducibile al fatto di non capire l’italiano, almeno quello dei testi scolastici. Ieri mattina è stato presentato il secondo rapporto sulla valutazione della scuola italiana, che ha posto l’accento sull’italiano, la matematica e le scienze. I risultati sono stati illustrati dal ministro Letizia Moratti, dalla sottosegretaria Valentina Aprea e dal «tecnico» che ha presieduto il gruppo di lavoro sulla valutazione, il prof. Giacomo Elias. La ricerca è stata condotta facendo dei test (tecnicamente definiti «prove oggettive») a oltre un milione di studenti di quarta elementare, prima media, prima e terza superiore, appartenenti a 7.600 scuole. A fianco dei test sono stati distribuiti alle scuole (e a 150 mila insegnanti) questionari, per conoscere il funzionamento della scuola italiana.

Repubblica.it  24 settembre 2003

I dati nel “Rapporto di valutazione” presentato oggi. Situazione “grave” con la grammatica e l’analisi logica.

Studenti italiani un po’ somari male in italiano e matematica. Più bravi alle elementari, un disastro gli istituti professionali

Letizia Moratti: “Il progetto ci consentirà di migliorare la scuola”

ROMA – Un tempo ogni classe ne aveva uno, e regolarmente veniva spedito dietro alla lavagna, con in testa un bel paio di orecchie da somaro. Oggi una lavagna, da sola, non basterebbe. Almeno stando ai dati contenuti nel “Rapporto del servizio nazionale di valutazione della scuola italiana”, diffusi oggi alla presenza del ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti. Dati sconfortanti, visto che segnalano problemi “grandi” con la grammatica, con l’analisi logica, e con la matematica. Un progetto pilota al quale hanno partecipato 7630 scuole, il 92 per cento delle quali statali, le altre paritarie, per un totale di oltre un milione di studenti di quasi 50mila classi.

I risultati della valutazione, stilati attraverso prove di apprendimento e questionari di sistema, appaiono omogenei per area geografica, così come le differenze sono poche fra maschi e femmine. I problemi, come rileva il Rapporto, realizzato da un gruppo di lavoro presieduto dal professor Giacomo Elias, sono “gravi” con la lingua italiana, soprattutto per quanto riguarda la comprensione dei testi informativi, anche se va un po’ meglio con la narrativa.

Per quanto riguarda la matematica “la conoscenza della geometria – si legge nel Rapporto – è molto inferiore rispetto alle capacità di calcolo e alla capacità di rappresentazione dei dati”.

I ragazzi, pare, si “rovinano” con il tempo. Il Rapporto rileva infatti che i dati ”migliori in assoluto” si registrano nelle scuole elementari, con risultati di risposte esatte, a livello nazionale, del 65 per cento per l’italiano, del 71 per cento per la matematica, e del 69 per cento per le scienze. Nelle medie, pur con una maggiore uniformità a livello territoriale, i valori scendono al 56 per cento per l’italiano, al 52 per cento per la matematica e al 60 per cento per le scienze.

Per quanto riguarda le superiori, i migliori risultati li ottengono i ragazzi dei licei classico e scientifico, bravissimi soprattutto in italiano e in scienze. Meno bene (fra il 59 e il 41 per cento di risposte esatte) gli studenti degli istituti artistici e tecnici. “Molto grave”, invece, sintetizza impietosamente il Rapporto, la situazione degli istituti professionali, soprattutto in italiano e matematica (fra il 38 e il 29 per cento delle risposte esatte). Da notare, infine, che la “bravura” dei ragazzi diminuisce nel passaggio fra la prima e la terza classe superiore.

Oltre che il livello di istruzione e le capacità degli studenti, il Rapporto segnala anche che all’interno della scuola italiana il numero degli allievi extra Unione Europea per istituto è molto alto nelle materne con una media di 9 alunni. Scende a 4-6 individui nelle elementari e a 2-3 nelle medie e nella prima e seconda superiori. Inoltre quasi il 75 per cento dei licenziati dalle scuole superiori si orienta verso l’Università.

Una ricerca, spiega il ministro Moratti, con diversi obiettivi:

“Dare alle famiglie la possibilità di fare scelte più consapevoli, alla scuola la possibilità di valutare i punti di criticità per migliorare l’offerta formativa e, al ministero, la facoltà di poter aiutare le scuole che sono in difficoltà”. Italia ed Europa, poi, ha sottolineato il ministro dell’Istruzione, appaiono accomunate da una debolezza notevole nelle materie scientifiche.
Recuperare a questo livello “è uno degli obiettivi che ci siamo dati a livello di Unione Europea. Migliorare la capacità di apprendimento nelle scienze significa poter disporre di una ricerca scientifica che migliori la qualità di vita complessiva per tutti”.

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