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Scuola media: dalla storia all’attualità

Per ripensare il valore autenticamente democratico di quella svolta epocale della legge n. 1859 del 31 dicembre 1962. La scuola media dell’obbligo: dalla storia all’attualità

S’impone il ripensamento delle modalità di raccordo fra scuola elementare e scuola media o scuola secondaria di primo grado che dir si voglia. Raccordo previsto nelle disposizioni legislative ma non sufficientemente approfondito. È intervenuta sulla questione con incisivi interventi su vari quotidiani anche la poliedrica e discussa maestra elementare e scrittrice Susanna Tamaro. Il 23 dicembre 2022 su La Verità nella rubrica Pensiero forte spicca un’intervista a tutta pagina che riassume così la sua posizione in materia:

“Da maestra vi dico che questa scuola non va”

Francesco Borgonovo, l’intervistatore, ricorda che il Corriere della Sera aveva pubblicato della Tamaro “un duro articolo contro la «Scuola 4.0» che verrà sostenuta tramite abbondanti finanziamenti del Pnrr”.  La Tamaro lamenta che la moda dei questionari da riempire vada a scapito della formazione del pensiero dei bambini, ai quali va concessa invece la libertà di esprimersi in  forma orale e scritta. Quanto mai deleteria al riguardo è l’ideologia della scuola azienda, che soffoca la creatività in nome di un’irreggimentazione e di una digitalizzazione diventate asfissianti. Ciò che viene meno è l’insistenza sui fondamenti mediante un’appropriata metodologia. Nello stesso tempo non bisogna ostacolare fino a sopprimerlo il piacere di imparare che è proprio del mondo infantile. Un piacere di imparare che però non deve essere disgiunto dall’impegno, altrimenti resterebbe superficiale.

Così la Tamaro ci fa tornare in mente  il più volte citato monito  di Antonio Gramsci:

“Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza. La partecipazione di più larghe masse alla scuola media tende a rallentare la disciplina dello studio, a domandare «facilitazioni». Molti pensano addirittura che la difficoltà sia artificiale, perché sono abituati a considerare lavoro e fatica solo il lavoro manuale. È una questione complessa. Certo il ragazzo di una famiglia tradizionalmente di intellettuali supera più facilmente il processo di adattamento psicofisico: egli già entrando la prima volta in classe ha parecchi punti di vantaggio sugli altri scolari, ha un’ambientazione già acquisita per le abitudini famigliari. Così il figlio di un operaio di città soffre meno entrando in fabbrica di un ragazzo di contadini”.

Tenendo conto di quanto fin qui criticamente evidenziato, possiamo sottolineare che le disposizioni legislative prima passate esaurientemente in rassegna [VEDI] richiedono di essere riprospettate in chiave sociologica. Nel nuovo contesto generazionale, che vede bambini e ragazzi condizionati da tanti cattivi esempi della società adulta, la scuola è tenuta a focalizzare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza come opportunità per costruire cittadini responsabili sulla base di una nuova continuità educativa. Continuità che in concreto può essere assicurata da forme di confronto e collaborazione fra docenti della scuola elementare e docenti della scuola secondaria di primo grado, superando la distinzione di sentore classista fra “maestri” e “professori”.

Per quanto concerne la matematica, ciò potrebbe portare a scongiurare la cosiddetta “matofobia” (termine assolutamente privo di eleganza).

Superamento che richiede anche la collaborazione dei genitori, per i quali  sul sito nostrofiglio.it sono disponibili informazioni relative a risultati di ricerche sperimentali in campo internazionale. Il matematico Seymour Papert sostiene che la paura della matematica è dovuta all’ansia derivante da iniziali difficoltà nell’affrontare tale disciplina,  acuite, diciamo noi,  dalla  sensazione di avere poco tempo a disposizione in rapporto alle proprie capacità di concentrarsi. Sapendo che saranno  seguiti in un arco temporale più esteso, i bambini potranno sentirsi più motivati e la matematica cominceranno, se non a volerla sposare, almeno ad amarla. Gli psicologi Sian Beilock e Denes Szucs informano che,  per conseguire simili risultati,  si è rivelata utile la strategia dei piccoli passi. Il matematico Toru Kumon aggiunge che è importante rendere l’allievo consapevole del fatto che lo si vuole non soggetto passivo dell’apprendimento ma soggetto capace di elaborare personalmente il sapere.

Purtroppo nel nostro paese manca un raccordo fra le leggi e la pedagogia.

Si genera così un vuoto nel quale a dispetto del MIM o con la sua tolleranza o addirittura, come non vorremo credere che sia,  cooperazione, si inseriscono enti privatistici e appetiti aziendalistici. Speriamo che questa nostra commemorazione della legge n. 1859 del 31 dicembre 1962, istitutiva della scuola media unica per tutti i preadolescenti italiani, induca a ripensare il valore autenticamente democratico di quella svolta epocale.

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