Dall’Università di Napoli una storia della Mathesis con tante bugie.

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Dall’Università di Napoli una storia della Mathesis con tante bugie.

La "storia" porta la firma di due docenti del Dipartimento di Architettura della Federico II. I due docenti sono Ferdinando Casolaro e Luca Cirillo.

La “storia” porta la firma di due docenti del Dipartimento di Architettura della Federico II.

I due docenti sono Ferdinando Casolaro e Luca Cirillo. La loro “storia della Mathesis” è stata pubblicata a febbraio 2019. ( Vedi il testo ).

La narrazione.

A narrare è soprattutto il primo autore. Sin dalle prime battute egli si presenta co-protagonista delle “vicende descritte nel lavoro”. Co-protagonista dal 1972. È l’anno, egli precisa,  in cui si è iscritto alla sezione Mathesis di Napoli. La storia inizia così, con questo dichiarato ruolo di primo piano assunto già all’atto dell’iscrizione ad una sezione locale.

Iscrizione però impossibile perché una sezione Mathesis a Napoli, in quell’anno e nei successivi anni, non c’è. Sarà ri-costituita solo nel decennio successivo.

A conferma, si possono consultare i documenti relativi ai risultati delle elezioni per il rinnovo degli organi direttivi: non c’è una sezione napoletana.

Una menzogna dunque, ma che non è l’unica. Ve ne sono altre.

L’autore racconta di aver svolto la funzione di referee per gli articoli del Periodico di Matematiche.

Certamente un’aspirazione a ricoprire una  funzione di prestigio scientifico, rimasta però tale. Non risulta da nessun atto ufficiale né dalle pagine del Periodico che l’autore abbia svolto il compito di referee. E ciò non solo nel periodo indicato, ma anche nei successivi, fino ad oggi.

Nel testo le inesattezze e le esagerazioni di ruoli finiscono per essere tante.

Al lettore, più che un lavoro di storia appare un affastellamento autocelebrativo di ruoli e riconoscimenti mai avuti. Colpisce anche quanto l’autore scrive a pagina 134 di questa sua storia:

«Nel 2002[…] è stato realizzato da Ferdinando Casolaro il lavoro di assemblaggio di un CD contenente l’intera collana del «Periodico di Matematiche» dal 1895 al 2001».

Un’affermazione assolutamente non vera. Forse originata da una sicura compartecipazione del narratore al materiale lavoro di fotoriproduzione delle pagine delle annate del Periodico, ma decisamente falsa.

L’idea di mettere a disposizione degli studiosi gli articoli pubblicati dal Periodico a partire dai suoi primi anni di vita ha avuto una lunga gestazione e più padri. Tra questi anche il prof. Aldo Morelli di Napoli che aveva curato, per il Periodico, una specifica Antologia delle annate dal 1886 al 1901.

L’annuncio ufficiale dell’avvenuta realizzazione dell’Archivio Storico del Periodico si trova comunque nell’Editoriale del n. 3/2002. Nello stesso fascicolo è anche riportata la composizione del Consiglio Nazionale che curò le successive fasi del progetto e deliberò l’impegno della spesa di circa ottomila euro per concretizzarlo (5400 per il trasferimento su CD, eseguito da esperti dell’Università di Iasi in Romania, e 2600 di spese per la fotoriproduzione).

Il cofanetto che contiene, in otto dischi, i fascicoli del Periodico fu prodotto in pochissimi esemplari. A metà del 2017 se ne è avviata la pubblicazione on line resa possibile dall’avvenuta acquisizione da parte della Mathesis della proprietà della testata “Periodico di Matematiche”. La pubblicazione, ben curata anche negli aspetti tecnici, ha riguardato finora solo una decina di annate e al momento risulta purtroppo sospesa. Ci si augura che essa possa riprendere al più presto. E non sono pochi gli studiosi che lo chiedono.

Ritornando a questa storia: è una miniera di brutte sorprese. Esse vanno oltre i ruoli e gli episodi. Investono anche questioni matematiche, pedagogiche, delle riforme scolastiche. Questioni che  il narratore si abbandona a stravolgere con molta disinvoltura non conoscendole o non avendole realmente comprese. Ma ne parla, con il piglio di chi sa.

Ad esempio: il Progetto Brocca contemplerebbe, a suo dire, per l’insegnamento della matematica, l’inserimento «di argomenti […] come lo studio dei primi elementi di Geometria Proiettiva e della Geometria Affine che, dal calcolo vettoriale attraverso il passaggio all’analisi locale, conduce allo studio dello spazio curvo, universo geometrico su cui è basato lo sviluppo della Teoria della Relatività Generale».

E ancora: «oggi il MIUR è orientato ad un quasi-ritorno al modello gentiliano a cui si è allineata la “Mathesis” nazionale».

Frasi a dir poco confuse che si susseguono e danno la conclusione di questa storia scopiazzata e rifatta. 

Intenzionalmente diretta alla autocelebrazione e alla malevolenza verso la presidenza Mathesis dell’ultimo periodo. Per la qual cosa l’autore sembra ricorrere, in modo inconsapevole è ovvio, all’arte della retorica, alla preterizione: Cesare taccio che …fece l’erbe sanguigne.

A farne le spese è la verità, la matematica, la scuola, la lingua italiana, le insegne stesse del Dipartimento di Architettura di cui l’autore pur si fregia. E per il Dipartimento universitario non è la prima volta. In rete è reperibile infatti un altro testo che attiene addirittura alla formazione fisico-matematica dei docenti e si presenta invece generoso elargitore di amenità, grammaticali e concettuali.

In definitiva tante insulsaggini che non si possono sottacere. La Storia è una cosa seria, un terreno sacro per l’impegno intellettuale, il più puro, e questa dei docenti (?) del Dipartimento di Architettura appare un’incursione che miseramente la profana.

ALTRI RIFERIMENTI:

Acque agitate all’interno della Mathesis.

 

 

 

COMMENTS

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    Bèe, effettivamente una “storia” così dove l’autore sbaglia in modo così eclatante, merita di essere analizzata da esperti particolari. Comunque un beneficio dalla sua lettura l’ho avuto. Dovendo partecipare al prossimo concorso a cattedre mi sto impegnando a studiare le cose che possono essermi utili e che riguardano l’insegnamento e ho pensato molto alla frase:
    “lo studio dei primi elementi di Geometria Proiettiva e della Geometria Affine che, dal calcolo vettoriale attraverso il passaggio all’analisi locale, conduce allo studio dello spazio curvo, universo geometrico su cui è basato lo sviluppo della Teoria della Relatività Generale”.
    Avevo infatti avuto l’impressione che potesse dire qualcosa, avere un significato che non ho trovato, ma la sua confusione mi ha dato comunque la possibilità di chiarirmi qualche idea. È una pedagogia dell’errore?

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