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Una parte di sindacato a favore della scuola, finalmente!

È solo una parte di sindacato, per adesso: sono i “lavoratori della conoscenza” della Cgil che con un comunicato stampa chiedono chiarezza sulla somministrazione delle prove Invalsi.

Ecco il testo del comunicato:

Roma, 19 marzo – Pur di procedere nella somministrazione delle prove INVALSI in presenza nelle zone rosse, stanno avanzando delle interpretazioni fantasiose e pericolose che assimilano i test all’attività laboratoriale. Infatti, anche dove l’attività didattica in presenza è sospesa, in alcuni casi sono stati confermati i calendari delle prove predisponendo l’uso dei laboratori.

A fronte delle richieste di chiarimento è emerso che questa interpretazione è sostenuta anche dagli esperti dell’INVALSI che intervengono sui territori per formare il personale nella somministrazione.

Consideriamo errata questa interpretazione in quanto non supportata dalle norme, soprattutto perché lo stesso Ministero dell’Istruzione ha già chiarito in una nota che attività laboratoriali sono da intendersi quelle “formalmente contemplate dai vigenti ordinamenti” e le prove INVALSI non lo sono. Inoltre, in questa particolare fase della pandemia, riteniamo che si tratti di una scelta essenzialmente pericolosa: non ci sembra responsabile, a fronte del ricorso forzato alla didattica a distanza per limitare i contagi, far rientrare gli studenti ed il personale scolastico per realizzare attività che non sono necessarie neanche per la partecipazione agli esami di Stato.

Come FLC CGIL non possiamo che condannare questo azzardo: in un momento così delicato in cui la sicurezza del personale scolastico e degli studenti è garantita, purtroppo, soltanto dalla didattica a distanza, riteniamo che sia un’inutile forzatura e che sia indispensabile piuttosto, cercare di garantire la puntuale osservanza delle misure di prevenzione a tutela dei ragazzi e del personale scolastico.

Abbiamo urgentemente richiesto al MI di fare chiarezza con l’INVALSI sui reciproci ruoli e responsabilità, ma soprattutto di intervenire per spiegare se si tratta di attività indifferibili più importanti della didattica ordinaria che al momento è forzatamente preclusa a milioni di studenti.

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