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La finestrella del Censis sulla scuola

La fotografia del Censis 2023 ritrae un paese di vecchi e spaventati sonnambuli ma dalla finestrella sulla scuola si vede il 95,9% degli insegnanti che sembra vivere, malgrado lo stipendio, motivato e soddisfatto del proprio lavoro.

Il 57° Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese è stato commentato dai media con toni decisamente pessimistici, se non allarmanti.

L’Italia viene descritta come un paese di sonnambuli inerti e spaventati, un paese che invecchia sia per quanto riguarda l’età media dei suoi abitanti, sia per la mancanza di slancio e di coesione sociale.  In particolare, vogliamo soffermarci sul commento, comparso nel sito del Sindacato Gilda -Venezia, che fa un riferimento specifico al mondo della scuola:

«L’annuale appuntamento conferma il grigio profilo del tessuto sociale. Nulla è cambiato, rispetto allo scorso anno. Interessante e imbarazzante la finestra sulla scuola»

La finestra di cui si parla fa parte del capitolo “Processi formativi”, nel quale ritroviamo alcune criticità, ben note, del nostro sistema di istruzione, quali   la dispersione scolastica,  l’orientamento universitario, il divario di genere nella scelta delle discipline STEM; criticità non ancora sanate sebbene siano da lungo tempo oggetto di  dibattito.

Interessanti alcuni risultati secondo i quali l’85,9% degli italiani e l’89,1% degli studenti  ritengono la scuola troppo distante dal mondo del lavoro e significativi i dati che confermano da una parte  il gap tra domanda e offerta di capitale umano ( si stima che nei  prossimi 5 anni ci sarà un fabbisogno inevaso di almeno 43.700 persone con formazione terziaria, di cui circa l’80% costituito da laureati in discipline STEM) e, dall’altra, una dissipazione del capitale lavorativo  giovanile.

Dissipazione del capitale umano giovanile
15-29enni, che non studiano e non lavorano (Neet) 19,0% del totale, a fronte di una media europea dell’11,7%
18-24enni che hanno al più la licenza media 26,8%  di cui l’11,5 % ha abbandonato precocemente la scuola

Il riferimento agli insegnanti lascia invece alquanto perplessi:

«Gli stipendi contrattuali degli insegnanti si riconfermano  tra i più bassi in Europa a qualunque stadio della carriera.  Tra il 2010 e il 2022 gli stipendi dei docenti italiani della scuola secondaria di secondo grado sono diminuiti del 10,7% in termini reali, mentre il valore medio europeo solo del 2,8%.

La motivazione sembra invece rimanere alta: il 95,9% dei docenti si dice soddisfatto del proprio lavoro

Prima di parlare di rassegnazione da parte della classe docente, di disimpegno nella lotta per i propri diritti o di dimensione  individualista, è importante trovare altri spunti di riflessione negli aspetti del tessuto sociale, aspetti  che la scuola e, in particolare i docenti, non possono ignorare se vogliono sostenere  i giovani nella loro formazione e nelle scelte future.

Una peculiarità  del lavoro del Censis  è lo spirito con cui  ci vengono resi noti i risultati delle indagini, interpretati in chiave economico-sociologica ma nello stesso tempo  descritti alla luce di alcune metafore o immagini evocative.

Lo stesso Renato Brunetta, presidente del CNEL nella cui sede il Rapporto è stato presentato il 1 dicembre u.s.,  ha parlato di una fotografia della società che usa concetti e chiavi interpretative non solo socio-economiche ma anche psicoanalitiche, tendenti, cioè, a interpretare la psiche collettiva del paese.

La fotografia di sintesi che descrive questa psiche collettiva si avvale quest’anno di due immagini significative: un popolo di sonnambuli, ciechi di fronte ai presagi, e uno sciame che si disperde in una miriade di scie divergenti.

I sonnambuli, apparentemente vigili ma in realtà addormentati,  rappresentano gli italiani incapaci  di prendere decisioni efficaci riguardo ad alcuni processi economici e sociali, largamente prevedibili  nei loro effetti devastanti ma sostanzialmente   rimossi o sottovalutati.

Emblematica è la poca attenzione riservata alla radicale crisi demografica che stiamo vivendo,  nei cui confronti non si prendono decisioni utili ed efficaci.

La denatalità e la flessione demografica iniziate nel 2014, con un saldo naturale negativo non compensato dal flusso migratorio, porterà, tra meno di 30 anni, alla perdita di 4,5 milioni di residenti in Italia.

Non è difficile prevedere come l’invecchiamento della popolazione e  la scarsità delle forze lavorative  incideranno  sulla produttività e renderanno  più pesante il debito pubblico.

Il fenomeno del “sonnambulismo” non riguarderebbe, comunque, solo la classe dirigente .

La società italiana sembra  precipitata in un sonno profondo del pensiero raziocinante,  in preda a reazioni di carattere emotivo che prendono il posto  delle argomentazioni ragionevoli ( catastrofismo, complottismo  , ecc. ecc.). “Ipertrofia emotiva”- per usare l’espressione  del Direttore Generale del Censis Massimiliano Valerii – per cui “tutto è emergenza: quindi nulla lo è”.

L’immagine dello “sciame” riporta al modello di sviluppo  che per molti anni  ha caratterizzato la crescita e la modernizzazione del nostro paese. Un modello adattativo, di arrangiamento progressivo anche se istintivo. Come  uno sciame  che mette insieme  le singole individualità  e acquista una capacità di movimento, il paese è andato avanti grazie alle “invarianti collettive” che davano senso al lavoro, all’impegno e alla politica:  la mobilità sociale, il disegno politico europeo, le grandi transizioni,  energetica, digitale, ambientale.

Un modello privo di un disegno razionale che, pur tra varie contraddizioni, ha resistito anche nei periodi più critici  ma che si è usurato nel tempo e si è sfaldato nel momento della “resa dei conti”.

La consapevolezza della crescita oggettivamente troppo lenta dei profitti, degli investimenti, dei salari, il crollo degli alibi forniti dalle grandi transizioni, le risposte politiche insufficienti a risolvere i grandi problemi ( risposte spesso parcellizzate e personalizzate) ci restituiscono un paese intorpidito e ripiegato su se stesso.

La società italiana inizia a intravedere le criticità del presente e i possibili traguardi da raggiungere ma trascura i traguardi intermedi, eludendo stimoli e investimenti.

Chiunque operi in una realtà sociale e, in particolare il mondo della Scuola, potrà osservare questa fotografia come uno specchio o forse come un frattale che  si riproduce nelle singole componenti in dimensioni ridotte ma con una inevitabile autosimilarità.

Non è difficile ritrovare nella scuola una certa miopia nel dare il giusto significato ai momenti di debolezza, la tendenza a dare piccole risposte a grandi problemi, la mancanza di interventi efficaci e di investimenti adeguati.

Ai docenti però si addice, più che figura del “sonnambulo “, l’immagine dello sciame.

Per molti anni, in attesa di una riforma che ha avuto un percorso lungo e accidentato,  lo “sciame” dei docenti ha portato avanti varie iniziative sperimentali sia in ambito disciplinare / metodologico, sia in termini di innovazioni di ordinamenti o strutture.

La consapevolezza di un progetto comune di rinnovamento, il confronto in un contesto ampio e articolato, era il fattore di coesione sociale che ormai si è dissolto nella visione frammentaria delle autonomie locali.

Il profilo professionale del docente si arricchisce continuamente di nuovi compiti e nuove competenze da conseguire velocemente .

Lo sciame che si dissolve in tante scie divergenti non impedisce, comunque, ai docenti ben motivati di curare il loro rapporto con gli studenti e di  credere ancora nella professione che hanno scelto, nonostante il contesto sociale mutevole e in alcuni casi ostile.

Secondo il Segretario Generale del Censis Giorgio De Rita, si tratta, in realtà, di una società che, ancora in modo confuso, sta mutando fisionomia e cerca un nuovo modello di sviluppo. Una società che rivendica i diritti degli individui, accetta la solitudine come dimensione sociale e tende a  garantire, specie alle nuove generazioni, l’autonomia  delle scelte personali senza vincoli collettivi. In questo scenario non ci resta che confidare nei giovani, poiché saranno loro a costruire la nuova società, secondo i loro valori e i loro riferimenti culturali e accettare che questi ultimi siano  inevitabilmente diversi dai nostri.

Le parole conclusive dell’ing. De Rita, rivelano una, tutto sommato, non sorprendente sintonia con  le Linee Guida per l’Orientamento  (D.M. del 22 dicembre 2022 )

l’orientamento è un processo volto a facilitare la conoscenza di sé, del contesto formativo, occupazionale, sociale culturale ed economico di riferimento, delle strategie messe in atto per relazionarsi ed interagire in tali realtà, al fine di favorire la maturazione e lo sviluppo delle competenze necessarie per poter definire o ridefinire autonomamente obiettivi personali e professionali aderenti al contesto, elaborare o rielaborare un progetto di vita e sostenere le scelte relative”.

Se il nuovo modello di sviluppo della società si concretizza nelle scelte e nelle  potenzialità dei giovani, nei loro valori etici e culturali, l’intervento della scuola va inteso in un’accezione più ampia che va al di là della soluzione del  problema occupazionale.

Dobbiamo concludere, pertanto, che non ci resta che puntare e confidare nella professionalità e nell’entusiasmo di quel 95,9% dei docenti (e forse anche nel dissenso del rimanente 4,1%) ?

 

Riferimenti

Autore

  • Adriana Lanza

    Laureata in matematica, all'Università “La Sapienza” di Roma  . Vincitrice di concorso a cattedra per la classe matematica e fisica, ha  insegnato a Roma nel liceo scientifico  “Cavour” e ha collaborato con la S.S.I.S del Lazio in qualità di insegnante accogliente per i tirocinanti. In pensione dal 2009, ha partecipato al progetto del MIUR “La prova scritta di Matematica degli esami di Stato nei Licei Scientifici: contenuti e valutazione”  . Collabora alle attività di formazione della Mathesis.

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