Sorprendente scoprire quanti poeti traggono spunti creativi dalla matematica. Mini-antologia di liriche per la matematica in poesia. L’Inno alle equazioni e Le radici dell’anima algebrica.

Jorge Luis Borges
La matematica può essere fonte di ispirazione poetica. Lo attesta questa mini-antologia di liriche. Sono riportati i testi originali, tranne che nel caso di una lirica in lingua polacca, seguiti dalle rispettive traduzioni in lingua italiana. Siamo in un campo di rivelazioni provenienti da diverse parti del mondo. È sorprendente scoprire quanti poeti traggono spunti creativi dalla matematica, guidandoci a considerarne aspetti insospettati.
Grazie alle risorse disponibili in rete ognuno, volendo, potrà reperire le notizie biografiche sugli autori qui non riportate.
Si è preferito rinunciare ad analisi testuali e a commenti estetici, in modo tale che ogni lettore possa entrare a contatto con la poesia senza mediazioni.
Dopo un’essenziale rassegna di autori canonici è stata documentata anche l’anima poetica dell’Intelligenza Artificiale!
Cominciamo col poeta statunitense Carl Sandburg (1878-1967), vincitore di tre premi Pulitzer.
Carl Sandburg, Arithmetic
Arithmetic is where numbers fly like pigeons in and out of your
head.
Arithmetic tells you how many you lose or win if you know
how many you had before you lost or won.
Arithmetic is seven eleven all good children go to heaven — or
five six bundle of sticks.
Arithmetic is numbers you squeeze from your head to your
hand to your pencil to your paper till you get the answer.
Arithmetic is where the answer is right and everything is nice
and you can look out of the window and see the blue sky — or
the answer is wrong and you have to start all over and try
again and see how it comes out this time.
If you take a number and double it and double it again and
then double it a few more times, the number gets bigger and
bigger and goes higher and higher and only arithmetic can
tell you what the number is when you decide to quit
doubling.
Arithmetic is where you have to multiply — and you carry the
multiplication table in your head and hope you won’t lose it.
If you have two animal crackers, one good and one bad, and
you eat one and a striped zebra with streaks all over him eats
the other, how many animal crackers will you have if
somebody offers you five six seven and you say No no no and
you say Nay nay nay and you say Nix nix nix?
If you ask your mother for one fried egg for breakfast and she
gives you two fried eggs and you eat both of them, who is
better in arithmetic, you or your mother?
Aritmetica
Aritmetica è dove i numeri volano come piccioni dentro e fuori la tua testa.
Aritmetica ti dice quanto perdi o vinci se sai quanto avevi prima di perdere o vincere.
Aritmetica è sei sette tutti i bambini buoni vanno in paradiso – oppure cinque sei fasci di bastoni.
Aritmetica è i numeri che spremi dalla tua testa alla tua mano alla tua matita alla tua carta finché non ottieni la risposta.
Aritmetica è dove la risposta è esatta e ogni cosa è graziosa e puoi guardare fuori dalla finestra e vedere il cielo azzurro – oppure la risposta è errata e devi ricominciare tutto daccapo e provarci di nuovo e stare a vedere che cosa ne viene fuori quest’altra volta.
Se prendi un numero e lo raddoppi e lo raddoppi ancora e poi lo raddoppi ancora qualche altra volta, il numero diventa sempre più grande e sale sempre più in alto e soltanto l’aritmetica è capace di dirti quale è il numero quando decidi di smettere di raddoppiarlo.
Aritmetica è quando devi moltiplicare – e tu porti la tabellina della moltiplicazione nella tua testa e speri di non smarrirla.
Se hai due cracker animali, uno buono e uno cattivo, e tu ne mangi uno e una zebra striata con striature dappertutto se lo mangia lei l’altro, quanti cracker animali avrai se qualcuno te ne offre cinque sei sette e tu dici no no no e dici Nay nay nay e dici Nix nix nix?
Se chiedi a tua madre un uovo fritto per colazione e lei ti dà due uova fritte e tu le mangi tutte e due, chi è più bravo in aritmetica, tu o tua madre?
La poetessa polacca Wislawa Szymborska (1923-2012), insignita del Premio Nobel per la poesia nel 1996, ha dedicato una sua lirica al π, eternandolo. Per il testo originale si potrà eventualmente ricorrere all’edizione Adelphi.

Wislawa Szymborka
Wislawa Szymborska, Pi greco
È degno di ammirazione il
tre virgola uno quattro uno.
Anche tutte le sue cifre successive sono iniziali, cinque nove due, poiché non finisce mai.
Non si lascia abbracciare sei cinque tre cinque dallo sguardo,
otto nove dal calcolo, sette nove dall’immaginazione,
e nemmeno tre due tre otto dallo scherzo,
ossia dal paragone quattro sei con qualsiasi cosa due sei quattro tre al mondo.
Il serpente più lungo della terra dopo vari metri si interrompe.
Lo stesso, anche se un po’ dopo, fanno i serpenti delle fiabe.
Il corteo di cifre che compongono il Pi greco non si ferma sul bordo della pagina,
è capace di srotolarsi sul tavolo, nell’aria, attraverso il muro, la foglia, il nido, le nuvole,
diritto fino al cielo, per quanto è gonfio e quanto è corta la treccia della cometa, proprio un codino!
Com’è tenue il raggio della stella, che si curva a ogni spazio!
E invece qui due tre quindici trecentodiciannove il mio numero di telefono
il tuo numero di collo l’anno millenovecento settantatré sesto piano
il numero degli inquilini sessantacinque centesimi la misura dei fianchi
due dita
sciarada e cifra in cui vola e canta usignolo mio oppure si prega di
mantenere la calma,
e anche la terra e il cielo passeranno,
ma non il Pi greco, oh no, niente da fare,
esso sta lì con il suo cinque poi fece il numero ancora passabile,
un otto niente male, un sette non ultimo,
incitando, ah, incitando
l’indolente eternità a durare.
Non dispongo di notizie biografiche su Marlén, che ha cantato anch’ella il π, ribadendone la natura nello stesso tempo misteriosa e rivelatrice.
Marlén, Pi salió de su escondrijo
Pi salió de su escondrijo
para volver a las andadas.
De día era 3,
de noche todo lo demás.
A Pi le gustaba su decimalidad.
Todos lo sospechaban,
pero nadie osaba descubrirlo.
Un día un 2 desorientado
se atrevió a saltarse la coma
y se vio inmerso en el decálogo,
pero por primera vez
pudo dejarse amar y ver
un sinfín de paraísos:
esos otros mundos que,
simplemente, no conocemos.
Il pi greco uscì dal suo nascondiglio
Il pi greco uscì dal suo nascondiglio
per tornare sulle strade.
Di giorno era 3,
di notte tutti gli altri.
Al pi greco piaceva la sua decimalità.
Tutti lo sospettavano,
ma nessuno osava svelarlo.
Un giorno un 2 disorientato
si permise di saltare la virgola
e si vide immerso nel decalogo,
ma per la prima volta
ha potuto lasciarsi amare e vedere
un’infinità di paradisi:
quegli altri mondi che,
semplicemente, non conosciamo.
Il poeta spagnolo Enrique Morón (1942), cattedratico di Lingua e Letteratura Spagnola, è autore di Odas numerales (1972), raccolta di odi tutte dedicate alla matematica, fra le quali risalta l’ode allo zero come emblema del mistero dell’umana esistenza.
Enrique Morón, Oda al número cero
Redonda negación, la nada existe
encerrada en tu círculo profundo
y ruedas derrotado por el mundo
que te dio la verdad que no quisiste.
Como una luna llena es tu figura
grabada en el papel a tinta y sueño.
Dueño de ti te niegas a ser dueño
de toda la extensión de la blancura.
Tu corazón inmóvil y vacío
ha perdido la sangre que no tuvo.
Es inútil segar donde no hubo
más que un cuerpo en el cuerpo sin baldío.
Redonda negación, redonda esencia
que no ha podido ser ni ha pretendido.
Sólo la nada sueña no haber sido
porque no ser es ser en tu existencia.
Ode al numero zero
Rotonda negazione, il nulla esiste
rinchiuso nel tuo cerchio profondo
e ruota sconfitto per il mondo
che ti ha dato la verità che non volevi.
Come una luna piena è la tua figura
incisa sulla carta con inchiostro e sogno.
Padrone di te, ti neghi d’esser padrone
di tutta l’estensione della bianchezza.
Il tuo cuore inamovibile e vuoto
ha perso il sangue che non ha avuto.
È inutile mietere dove non c’era
altro che un corpo nel corpo senza valore.
Rotonda negazione, rotonda essenza
che non ha potuto essere né l’ha preteso.
Solo il nulla sogna di non essere stato
perché non essere è essere nella tua esistenza.
Giovanni Sabato, del quale non possiedo notizie biografiche, è autore della seguente lirica particolarmente suggestiva.
Giovanni Sabato, Come ogni volta
Dell’Eleatico rifeci – e rifarò –
l’errore.
Mi avvicinai, freccia,
a te, bersaglio,
per non toccarti mai.
Ma converge, come me,
rapidamente a due.
Ti amo.
In questa lirica di Federico García Lorca (1898-1936) ricorre in modo ossessivo il numero due, che nella visione del poeta non è mai stato un numero ed è odiato dai morti.

Federico Garcia Lorca
Federico García Lorca, Pequeño poema infinito
Equivocar el camino
es llegar a la nieve
y llegar a la nieve
es pacer durante varios siglos las hierbas de los cementerios.
Equivocar el camino
es llegar a la mujer,
la mujer que no teme a la luz,
la mujer que mata dos gallos en un segundo,
la luz que no teme a los gallos
y los gallos que no saben cantar sobre la nieve.
Pero si la nieve se equivoca de corazón
puede llegar el viento Austro
y como el aire no hace caso de los gemidos
tendremos que pacer otra vez las hierbas de los cementerios.
Yo vi dos dolorosas espigas de cera
que enterraban un paisaje de volcanes
y vi dos niños locos
que empujaban llorando las pupilas de un asesino.
Pero el dos no ha sido nunca un número
porque es una angustia y su sombra,
porque es la guitarra donde el amor se desespera,
porque es la demostración del otro infinito que no es suyo
y es las murallas del muerto
y el castigo de la nueva resurrección sin finales.
Los muertos odian el número dos,
pero el número dos adormece a las mujeres,
y como la mujer teme la luz,
la luz tiembla delante de los gallos
y los gallos sólo saben volar sobre la nieve,
tendremos que pacer sin descanso las hierbas de los
cementerios.
Piccolo poema infinito
Sbagliare strada
è arrivare alla neve
e arrivare alla neve
è pascolare per venti secoli le erbe dei cimiteri.
Sbagliare strada
è raggiungere la donna,
la donna che non teme la luce,
la donna che ammazza due galli in un secondo,
la luce che non teme i galli
e i galli che non sanno cantare sulla neve.
Ma se la neve sbaglia cuore
può venire il vento ostro
e poiché il vento non bada ai gemiti
dovremo pascolare ancora le erbe dei cimiteri.
Vidi due dolenti spighe di cera
che seppellivano un paesaggio di vulcani
e vidi due bambini pazzi che spingevano in lacrime le pupille d’un assassino.
Ma il due non è mai stato un numero
perché è un’angoscia e la sua ombra,
perché è la chitarra dove si dispera l’amore,
perché è la dimostrazione d’un altro infinito che non è suo
e sono le mura del morto
e il castigo della nuova resurrezione senza fine.
I morti odiano il numero due,
ma il numero due addormenta le donne,
e poiché la donna teme la luce,
la luce trema davanti ai galli
e i galli soltanto sanno volare sulla neve,
dovremo pascolare senza requie le erbe dei cimiteri.
Il poeta cileno Pablo Neruda (1904-1973), Premio Nobel per la poesia (1971), ripercorre la genesi dei numeri e la loro pervasiva proliferazione.

Pablo Neruda
Pablo Neruda, 28325674549
Una mano hizo el número.
Juntó una piedrecita
con otra, un trueno
con un trueno
un águila caída
con otra águila,
una flecha con otra
y en la paciencia del granito
una mano
hizo dos incisiones, dos heridas,
dos surcos: nació el
número
Creció el número dos y luego
el cuatro:
fueron saliendo todos
de una mano,
el cinco, el seis,
el siete,
el ocho, el nueve, el cero
como huevos perpetuos
de un ave
dura
como la piedra,
que puso tantos números
sin gastarse, y adentro
del número otro número
y otro adentro del otro,
prolíferos, fecundos
amargos, antagónicos,
numerando,
creciendo
en las montañas, en los intestinos
en los jardines, en los subterráneos
cayendo de los libros
volando sobre Kansas y Morelia,
cubriéndonos, cegándonos, matándonos
desde las mesas, desde los bolsillos,
los números, los números,
los números.
28325674549
Una mano creò il numero.
Mise una pietruzza
insieme a un’altra, un tuono
con un tuono,
un’aquila caduta
con un’altra aquila,
una freccia con un’altra,
e nella pazienza del granito
una mano
fece due incisioni, due ferite,
due scanalature: nacque il
numero.
Crebbe il numero due e poi
il quattro:
furono, uscendo tutti
da una mano,
il cinque, il sei,
il sette,
l’otto, il nove, lo zero
come uova perpetue
di un uccello
duro
come la pietra,
che pose tanti numeri
senza guastarsi, e dentro
il numero un altro numero
e un altro dentro l’altro,
proliferi, fecondi,
amari, antagonisti,
enumerando,
crescendo
nelle montagne, negli intestini,
nei giardini, nei sotterranei,
cadendo dai libri,
volando su Kansas e Morelia,
coprendoci, accecandoci, uccidendoci
dalle tavole, dalle tasche,
i numeri, i numeri, i numeri.
Ed eccoci di fronte alla vena poetica dell’Intelligenza Artificiale!
A Google Gemini ho chiesto una poesia sulla matematica nello stile di Federico García Lorca.

I.A. poetessa
Google Gemini, Il segreto del triangolo
Triangolo di ombre, segreto antico,
dove i lati danzano in muta armonia.
Il quadrato dell’ipotenusa, un canto,
che echeggia tra i numeri, in eterna melodia.
A e B, sussurri di linee rette,
che si cercano, si fondono, si avvinghiano.
C, l’enigma svelato, la risposta,
che nel silenzio dei calcoli si rivela.
Pitagora, mago di forme e misure,
hai svelato il cuore nascosto del triangolo.
Un mistero scolpito nella pietra
del tempo, che ancora oggi
nei nostri cuori risuona.
La notte si tinge di numeri e simboli,
mentre il teorema danza nel buio profondo.
Un’equazione, un incantesimo, una chiave
che apre le porte dell’infinito mondo.
A You.com ho chiesto un’ode alla geometria nello stile di Eugenio Montale.
You.com, Ode alla geometria
In un mondo di linee e angoli,
dove il silenzio s’incrina,
la luce danza tra i vertici
e l’ombra si fa figura.
Ecco un cerchio perfetto
che racchiude l’infinito,
un abbraccio di curve,
un inno al tempo che scorre.
I triangoli, guardiani del tempo,
con i loro lati di verità
svelano la fragilità dell’esistenza,
in un equilibrio precario.
Ma, oh, la spirale!
È vita che si avvolge,
un respiro che si espande
oltre l’orizzonte del pensiero.
In ogni punto un destino,
in ogni angolo un mistero,
la geometria, arte di essenza,
ci insegna a cercare l’armonia.
E così, tra i numeri e le forme,
si nasconde la bellezza,
un canto che si eleva
nel labirinto della ragione.
A DeepSeek ho chiesto una lirica ispirata al calcolo infinitesimale nello stile di Giuseppe Ungaretti.
DeepSeek, Calcolo infinitesimale
Nel silenzio dei numeri
un punto
si avvicina,
mai tocca.
Come l’infinito
in un istante
è l’attesa
che non si consuma.
Derivata,
ombra di un moto,
segui il cammino
senza forma.
Integrale,
somma di mondi,
ricomponi
l’infranto.
E io,
funzione oscura,
cerco il mio limite
nell’eterno.
Ho lasciato a Qwen 2.5 la libertà di cantare i segreti dell’algebra.
Qwen 2.5, Le radici dell’anima algebrica
Nell’algebra silente,
dove i numeri danzano come ombre,
ho trovato l’amore che non si nomina,
quello che vive tra le parentesi
e si nasconde sotto il velo delle incognite.
Oh, X, divinità sfuggente,
tu che sei il mistero e la risposta,
come un’anima inquieta
cerchi riposo nei miei calcoli,
ma sempre ti dilegui
nel momento in cui ti credo afferrata.
E tu, Y, compagna di viaggio,
specchio riflesso di un destino parallelo,
insieme formiamo equazioni
che nessun cuore può risolvere,
perché ogni soluzione è una ferita aperta,
ogni passaggio è un sospiro disperso.
I coefficienti sono mani che stringono,
le potenze ali che si aprono,
e io, fragile scriba del mondo,
scrivo e cancello,
in un eterno gioco di addizioni e sottrazioni,
cercando l’unità perduta.
Ma l’algebra non perdona,
è matematica della carne e dello spirito,
è poesia fatta di regole infrante,
di radici quadrate che scavano
nelle profondità del mio essere.
E quando tutto sembra perduto,
quando le variabili si confondono
e i sistemi diventano labirinti,
io mi abbandono alla grazia dell’infinito,
all’incognita più grande:
il battito del cuore che scrive versi.
A richiesta, Copilot ha elaborato un’esaltazione delle equazioni, nella quale spicca la possibilità di calcolare “il caos con precisione”.

Robot poeta
Copilot, Inno alle equazioni
Oh, equazioni, segreti dell’universo, disegni di logica, poesia in verso. Con numeri e simboli intrecciati verità e mistero svelate.
Dall’umile linea dell’addizione al maestoso calcolo d’una funzione, danza infinita di variabili e costanti, traccia di geni, menti brillanti.
Svelate il moto delle stelle lontane, il battito dell’onda e il raggio che irrompe. Dal cerchio perfetto alla curva sinuosa, create un mondo di grazia misteriosa.
Oh, equazioni, ponti di ragione, ci mostrate il caos con precisione. Siete musica, siete arte, siete verità, il cuore pulsante d’ogni realtà.
Monica ha accettato il non facile compito di inneggiare alla matematica nello stile di Francesco Petrarca.
Monica, Ode alla matematica
O dolce scienza, che nel ciel risplendi,
con numeri e segni l’armonia celi,
tra forme e linee i pensier difendi,
nel tuo abbraccio l’ordine si sveli.
Tu, che con rigore il caos domi,
in ogni equazione un segreto hai
e l’infinito in un punto ti nomi,
dove con cuore e mente insieme vai.
Le stelle danzano nel tuo disegno
e nel cerchio perfetto l’eterno abbraccio,
un canto di logica, dolce e senza ingegno,
trasforma il pensiero in un vivace tracciato.
Oh, quanto sei bella, scienza divina,
nel tuo abbraccio trovo pace e verità,
come amata nei versi tu sei la mia rima,
la mia musa eterna, la mia serenità.
Ad Aria ho chiesto di dedicare i suoi versi non alla matematica, ma ai matematici.
Aria, Numeri, segni, simboli
Nel labirinto di numeri, segni, simboli, si muove il matematico, con sguardo lucido e mente acuta, in cerca di verità nascoste.
Tra equazioni e teoremi svela i segreti dell’universo, scompone la complessità in formule e dimostrazioni.
Un mondo astratto, dove i numeri danzano e le forme geometriche si intrecciano in un gioco di logica e bellezza.
Ma dietro il rigore e la precisione, si cela un’anima inquieta, che cerca il senso profondo di un’esistenza fatta di numeri.
Un’ossessione per l’ordine, per la perfezione, per la verità assoluta, che lo spinge a esplorare l’infinito, l’incommensurabile, l’irrazionale.
Eppure, in questo mondo di astrazioni, il matematico trova la sua poesia, la sua bellezza, la sua verità.
Un’esistenza dedicata alla ricerca della perfezione, alla scoperta di un ordine nascosto in un universo caotico e imprevedibile.
Alle prese con tante applicazioni avevo dimenticato di rivolgermi all’antesignana ChatGPT: quando me ne sono accorto, le ho chiesto qualche haiku in puro stile nipponico.
ChatGPT, Haiku
Numeri danzano,
linee si intrecciano,
sotto il cielo blu.
Forme senza fine,
l’infinito si apre,
mente si perde.
Geometria,
nel silenzio dei numeri
un mondo nascosto.
Simmetria pura,
ogni cifra una danza,
luce tra le stelle.
Cerchi e quadrati,
equazioni nel vento,
sussurrano verità.
E la ricerca può continuare …
Si suggerisce allo scopo il seguente link, dal quale sono state attinte utili indicazioni: [VEDI]
Di indubbio interesse, per quanto attiene ai rapporti fra matematica e poesia, sono le Reminiscenze di Gödel leggendo Borges: [VEDI]
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