HomeMatematica e Società

L’intervista a Elisabetta Strickland

Bisogna fin dalla scuola primaria coltivare l’interesse delle studentesse alle materie STEM. Atalia Del Bene intervista la matematica Elisabetta Strickland autrice di Scienziate d’Italia e altri saggi di successo.

A che punto siamo oggi rispetto al superamento degli stereotipi di genere che scoraggiano le giovani donne a occuparsi delle discipline scientifiche?

Elisabetta Strickland

In occasione della prossima Giornata internazionale delle donne nella matematica, che si festeggia il 12 maggio, ne parliamo con Elisabetta Strickland, docente d’onore, già professoressa ordinaria di Algebra presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, prima donna eletta Vice-Presidente dell’Istituto di Alta Matematica, già membro della Women in Mathematics Committee della European Mathematical Society, ora Ambasciatrice per l’Italia nella Committee for Women in Mathematics della International Mathematical Union e co-fondatrice del Gender Interuniversity Observatory sugli Atenei statali.

  • Professoressa Strickland lei ha una vastissima esperienza nel campo delle STEM, anni di studi e ricerche nel settore delle disparità di genere, nonché numerose pubblicazioni e saggi sul contributo femminile al progresso delle scienze. Secondo lei cosa occorre fare per rafforzare la consapevolezza sul tema del gender gap nella scienza?

La scoperta scientifica offre soddisfazioni tali che non è pensabile che si possa rinunciare ad essa per una questione di genere e se così è stato, continuiamo a lottare, perché la realtà è che c’è carenza di ricercatori nelle discipline scientifiche e di specialisti nei settori delle nuove tecnologie. Gli stereotipi di genere che sono ispirati ad una erronea convinzione che le donne non sono portate a studi scientifici oramai sono sfatati, sia scientificamente con studi mirati, che concretamente, tante sono oramai le donne che hanno successo in ambito scientifico. Quindi bisogna fin dalla scuola primaria coltivare l’interesse delle studentesse alle materie STEM; è provato che da piccole sono attratte da queste aree, basta lavorare su questa tendenza, prima che gli stereotipi entrino in gioco, cioè nell’adolescenza.
  • Nel suo saggio “Scienziate d’Italia” racconta la storia di diciannove grandi donne che, dal 1861 a oggi, hanno dedicato la loro vita alla ricerca collaborando al progresso della scienza, nonostante le difficoltà.  Secondo lei quali sono i fattori sociali e culturali che ancora oggi rappresentano un ostacolo alla parità nel mondo scientifico?

Il problema è che il famoso soffitto di cristallo esiste, anche se si è assottigliato! Si tratta di una barriera invisibile derivata dalla complessa interazione di strutture nell’ambito delle organizzazioni a dominazione maschile, che impediscono alle donne di accedere a posizioni di responsabilità. Quando esistono ostacoli sociali e culturali, le 19 scienziate di cui ho parlato nel mio libro hanno superato tali ostacoli con la loro determinazione, hanno dato un esempio di coraggio, tenacia e forza di volontà nell’imporre le proprie idee. Il problema è proprio questo, le donne finora spesso si sono arrese facilmente, oltre al fatto che far conciliare famiglia e lavoro è ancora un grosso problema.  Lo diceva anche Margherita Hack, “role model” di eccezione: le donne devono avere più grinta, le doti naturali necessarie per fare la ricerca sono in loro possesso per natura.
  • Se facciamo riferimento ai dati dell’Istituto di Statistica dell’UNESCO, leggiamo che meno di un terzo delle studentesse sceglie di studiare materie STEM all’università. Secondo lei questo ha inciso e incide sul basso numero di riconoscimenti e premi attribuiti alle donne in ambito scientifico?

Certamente. Circa il basso numero di riconoscimenti, comunque, la situazione sta migliorando. Al Congresso Internazionale dei Matematici del 2022 nuovamente una donna è stata tra i quattro vincitori di Medaglia Fields, Maryna  Viazovska, dopo che Maryam Mirzakhani ha fatto da battistrada nel 2014. L’ Accademia Nazionale delle Scienze, detta dei XL, quest’anno ha dato la loro prestigiosa medaglia a tre donne, Michela Procesi, matematica, Helen Quinn, fisica e Paola Bonfante, biologa.
  • Maryam Mirzakhani, prima donna insignita della Medaglia Fields per i suoi contributi alla dinamica e alla geometria delle superfici, è nata il 12 maggio ed è in suo onore che si celebrano le donne in matematica in questo giorno. In una intervista rilasciata su Quanta Magazine, la Mirzakhani ha affermato che “Se avessimo saputo che le cose sarebbero state così complicate, penso che ci saremmo arrese” e poi ha aggiunto, dopo una breve pausa, “Non lo so; in realtà, non lo so. Non mi arrendo facilmente”. Secondo lei quanto è importante o necessario insegnare alle giovani donne il coraggio?

Come ho già detto è fondamentale. Spesso l’atteggiamento auto discriminatorio delle donne nei confronti del loro ruolo professionale è un ostacolo. Confessano di temere di non essere in grado di raggiungere posizioni di responsabilità, perché meno disposte degli uomini a combattere per la loro carriera. Quindi nella formazione delle aspiranti scienziate non ci si può limitare agli aspetti tecnici, ma bisogna prendere in considerazione anche componenti psicologiche e comportamentali, incoraggiando le giovani a mostrare una maggiore determinazione e un atteggiamento più positivo nei confronti di sé stesse. Il nodo principale da superare è la visione tradizionale della carriera e della suddivisione dei ruoli.
  • L’INdAM rappresenta un importante punto di riferimento per il mondo della Matematica. Secondo lei può avere un ruolo nell’incentivare le giovani studentesse allo studio delle discipline scientifiche?

…Ma certo! Quando ero Vice Presidente dell’INdAM ho lottato duramente in questa direzione, curando l’atteggiamento nei confronti di concorrenti femminili a richieste di fondi o organizzazioni di convegni o borse di studio. Inoltre dopo di me varie donne sono entrate nei Consigli Scientifici e quindi all’INdAM direi che il soffitto di cristallo ha subito un grosso attacco!
  • Secondo i dati del Sistema Informativo del MIM ad insegnare la matematica nelle scuole secondarie di primo e secondo grado le donne sono più del 75%. Se si considera la sola scuola secondaria di secondo grado, cioè gli insegnamenti di matematica, matematica e fisica e matematica applicata, la percentuale però scende: le donne sono solo il doppio degli uomini, ma la tendenza è ancora a crescere. Come vede questa tendenza?

Se il senso di questa domanda è che cresce il numero delle donne che insegnano matematica, matematica e fisica e matematica applicata nelle scuole secondarie di secondo grado, mi sembra naturale, visto che sta funzionando l’emulazione! Più donne scienziate in gamba ci sono in giro, che meritano articoli sui giornali, premi o riconoscimenti vari, più si ha voglia di approfittare di questa tendenza e lavorare sulle giovani leve! Un conto è insegnare a studentesse distratte, un conto è insegnare a studentesse motivate, realmente interessate alla scienza.

Aggiungiamoci che insegnare queste materie in realtà è divertente, nel puro senso della parola. Prospettare il lato ludico della matematica è sempre la chiave per risvegliare l’interesse in classe o in aula!

Autore

  • Atalia Del Bene

    Laureata in Matematica. Docente di matematica e fisica nei Licei Classici è attualmente in servizio presso l'U.S.R. della Campania per compiti connessi alla valorizzazione dell'autonomia scolastica. Ha fatto parte del direttivo nazionale della Mathesis ed è autrice di saggi ed articoli.

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0