“Felicità da me provata nel tempo del comporre,
il miglior tempo ch’io abbia passato in mia vita,
e nel quale mi contenterei di durare fin ch’io vivo”
Giacomo Leopardi
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Premessa
Nella sterminata bibliografia leopardiana L’infinito è stato sottoposto ad analisi del testo ipertrofiche, tali da inficiare il rapporto diretto fra autore e lettore: le metodologie interpretative non devono prevaricare sul senso comune.
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Gli infiniti
Il tentativo di spiegare l’infinito, per quanto destinato a restare senza esito, coinvolge i diversi campi del sapere a livello specialistico. Sul piano antropologico Giacomo Leopardi ha rappresentato il contrasto finito-infinito presente nell’anima umana smarrita nel mistero cosmico.
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Le tentate traduzioni
Nel caso della poesia la traduzione, anche se è “bella”, resta pur sempre “infedele”, come è particolarmente evidente nei tentativi di tradurre L’infinito compiuti in tutte le lingue del mondo.
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La genesi dell’idillio
Pensiero e poesia nella genesi dell’idillio leopardiano restano inscindibili e la critica delle varianti mostra la loro simbiosi nel perfezionarsi dell’atto compositivo.
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L’analisi testuale
L’analisi del testo condotta con eccessivo tecnicismo rischia di allontanare dal senso profondo del messaggio poetico, che coincide con “quel nulla – d’inesauribile mistero” cantato da Giuseppe Ungaretti.
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La prospettiva intertestuale
Nel comporre L’infinito il poeta si è avvalso di consonanze fra il suo animo e gli animi di altri autori, rielaborando originalmente le varie suggestioni alla luce della sua poetica.
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Le intenzioni ermeneutiche
La teoria dell’interpretazione è argomento di continuo dibattito e clamorosi dissensi. Riportarla al buon senso significa stabilire che il rapporto autore-testo-lettore è un fatto comunicativo in cui giocano prevalentemente fattori sociologici, psicologici, storici. il fascino dell’idillio L’infinito risiede nella sua consonanza con un fattore consustanziale all’animo umano: il senso dell’avventura.
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Il lettore ideale
L’infinito si contrappone a quello che Leopardi chiama “l’uomo moderno”: è una meditazione solitaria che contro ogni indifferenza cerca l’incontro con altre solitudini, risolvendosi in un prodigioso compenetrarsi di vissuti esistenziali.
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Conclusione
Nel silenzio assorto di un’aula universitaria si rinnovò un giorno il “miracolo della poesia”.
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Appendice: la questione dei manoscritti
L’autografo mostra le correzioni dell’autore. Quanto al presunto altro autografo, non c’è bisogno di filologia, per dimostrare che è un falso.
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Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Servizio militare di leva obbligatorio prestato nel corpo dei Bersaglieri. Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, ricevuto al Quirinale dal Presidente Sandro Pertini con i suoi alunni vincitori del primo premio nazionale per una ricerca su Virgilio, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.
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