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All’interno della scuola-azienda

La svalutazione della persona all’interno della scuola-azienda. Dalla parabola dei talenti del Vangelo alla scuola dei talenti del ministro Valditara.

Una sconcertante proposta di riforma dell’Esame di Stato

Come ci ha ricordato Emilio Ambrisi, è stata avanzata una nuova proposta di riforma dell’Esame di Stato conclusivo dei corsi di studio dell’istruzione secondaria superiore: dovrebbe essere l’Invalsi a misurare e valutare le prestazioni dei candidati nelle prove scritte, continuando ad infiltrarsi progressivamente nel contesto scolastico, mentre l’esame orale si svolgerebbe in forma di colloquio dei candidati con la Commissione su un argomento a loro scelta. Inoltre, l’esame dovrebbe essere integrato con certificazioni rilasciate da organismi accreditati sulle competenze acquisite nel tempo dagli studenti: ciò per garantire che l’intero processo di valutazione risulti adeguato rispetto alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024 per certificare le persone.

La certificazione delle competenze come requisito aziendalistico

Su uno dei siti che illustrano la normativa UNI CEI EN ISO/IEC 17024 sul certificare leggiamo:

“La certificazione delle figure professionali (o delle competenze) è uno strumento di fondamentale importanza per tutti quei processi in cui le persone, attraverso il loro operato, svolgono un ruolo critico ai fini del raggiungimento dei risultati di un’azienda. Infatti, la competenza, dal punto di vista delle norme di riferimento, è intesa come abilità di mettere a frutto le conoscenze e le capacità per svolgere un determinato ruolo.”

Persone: termine usato a sproposito per questo modo di certificare, non potendo concepirsi la persona umana come una mera collezione di dati ad opera di enti estranei al complesso problema della formazione. Non trova qui spazio alcuno la grande tradizione pedagogica occidentale, in cui oggi disponiamo del magistero di un intellettuale della statura di Edgar Morin. Come ricorderemo più avanti, l’insigne studioso assegna all’educazione finalità ben diverse da quelle di una certificazione da inserire nei curricoli degli studenti italiani in nome del “raggiungimento dei risultati di un’azienda”. Siamo ancora una volta di fronte al problema del rapporto fra economia ed etica.

La sorveglianza capitalistica sul versante del consumismo

Siamo nell’ambito di una delle nuove forme assunte dal capitalismo: il capitalismo della sorveglianza, teorizzato da Shoshana Zuboff, docente presso la Harvard Business School. In questa sorveglianza vi sono due aspetti strettamente collegati. La studiosa illustra l’aspetto che si colloca sul versante del consumismo. Nel suo pensiero la sorveglianza è intesa come sistema di controllo dell’individuo mediante un accumulo di informazioni sul suo conto caricate su un’apposita piattaforma.

Si realizza così un processo di mercificazione della persona, la cui autentica identità le viene sottratta, riducendola esclusivamente a ciò che essa può valere nell’ambito di una visione economicistica del mondo orientata al mero profitto. (1)

La sorveglianza capitalistica sul versante della formazione

Nel caso della certificazione delle competenze studentesche in Italia la sorveglianza capitalistica si manifesta invece sul versante della formazione per la produzione (sempre in vista della sollecitazione al consumo sull’altro versante). A sviluppo della sciagurata idea dell’alternanza scuola-lavoro la scuola viene considerata un’azienda, i cui prodotti devono essere non persone armoniosamente formate, bensì individui catechizzati da mettere al servizio del nuovo capitalismo.

La demolizione della scuola pubblica, inaugurata nella sua forma più distruttiva con la legge della cosiddetta “buona scuola”, è ormai sul punto di giungere a compimento lungo il trentennale itinerario della catastrofe descritto in dettaglio in La scuola distrutta. Trent’anni di svalutazione sistematica dell’educazione pubblica e del Paese del sindacalista Stefano d’ Errico, opera del 2019 che meriterebbe di essere ulteriormente arricchita con gli sviluppi degli anni successivi. (2)

La subordinazione della scuola al mercato in ambito internazionale

L’attuale politica scolastica italiana si ricollega a fenomeni sviluppatisi nel corso del Novecento e riacutizzatisi a partire all’incirca dal 2000 soprattutto negli USA. L’insistenza sulle discipline STEM-Science, Technology, Engineering, Mathematics è rimarchevole nel rapporto Rising Above the Gathering Storm della Accademia Nazionale delle Scienze statunitense (2007), in cui si lamentava che gli studenti fossero impreparati a fornire una forza lavoro qualificata per il rilancio del sistema economico; ma già  nel 1963 il Presidente John F. Kennedy in un messaggio al Congresso a Washington aveva segnalato l’urgenza di un miglioramento dell’educazione, data la carenza di personale qualificato nei settori  ingegneristico, scientifico  e matematico:

“Special urgency exists for expanding the capacity for the graduate training of engineers, scientists and mathematicians.”

Si noti però che a proposito del miglioramento della capacità educativa dei docenti il Presidente sottolineava per la loro formazione l’importanza anche delle scienze sociali, delle arti, dell’arte stessa d’insegnare, e delle discipline umanistiche:

“Yet within the past five years major advances have been made – not only in the physical, biological, engineering and mathematical sciences, but also in specialized branches of the social sciences, the arts and humanities, and in the art of teaching itself.”

In questo senso integrale il Presidente USA concepiva lo sviluppo dei “talents”. (3)

Per contrasto, sul Magazine Artribune il 2 febbraio 2014 Massimo Mattioli ricordava che Barack Obama in un incontro coi giovani nel Wisconsin li aveva esortati a darsi da fare per guadagnare in certi settori lavorativi più di quanto avrebbero potuto una volta laureatisi in Storia dell’Arte.

In Europa le rilevazioni sulle prestazioni studentesche nel campo delle STEM vennero affidate ai test PISA e TIMSS, antenati dei test Invalsi in Italia con i quali si pretende di testare ogni tipo di competenze. Ormai la preoccupazione di chi amministra la scuola non riguarda più l’autentica formazione delle giovani generazioni: ciò che importa agli amministratori è l’andamento del mercato del lavoro, rispetto al quale le discipline STEM assumono un valore meramente strumentale.

Nel frattempo, questa tendenza ha cominciato ad essere contestata proprio negli Stati Uniti d’America. Colà è sorta la corrente dell’informatica umanistica.  Colà Martha Nussbaum ha sostenuto contro l’economicismo la necessità di preservare la cultura umanistica per la salvezza della democrazia. (4)

Edgar Morin ritratto da B. Scognamiglio

La ricerca dell’esistenza autentica nel campo educativo

Contro la strumentalizzazione degli allievi, nonché, per riflesso, dei docenti prende posizione Edgar Morin, che ai suoi lavori sulla “testa ben fatta” da usare per la “riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero” e sui “sette saperi necessari all’educazione del futuro” ha fatto seguire nel 2014 Enseigner à vivre, opera definita nel sottotitolo dell’edizione italiana “manifesto per cambiare l’educazione”. Non limitarsi ad addestrare per l’industria, dunque, ma insegnare a vivere: questa la finalità della scuola in opposizione alla “tendenza verso la professionalizzazione, la tecnicizzazione, la redditività economica”. La scuola deve essere la sede dell’organizzazione della conoscenza, dal momento che “il problema della conoscenza è un problema chiave della nostra vita di individui, di cittadini, di esseri umani nell’era planetaria”:

“Quindi, insegnare a vivere non è solo insegnare a leggere, scrivere e far di conto, né solamente insegnare le conoscenze basilari utili della storia, della geografia, delle scienze sociali, delle scienze naturali. Non è concentrarsi sui saperi quantitativi, né privilegiare la formazione professionale specializzata: è introdurre una cultura di base che includa la conoscenza della conoscenza.”

Si noti che l’illustre studioso si riferisce alla “nostra vita di individui, di cittadini, di esseri umani nell’era planetaria”. L’individuo viene visto come cittadino e come essere umano, non come semplice elemento il cui destino consisterebbe esclusivamente nell’incrementare la forza lavoro o essere assorbito nei quadri scientifici, tecnologici, ingegneristici funzionali alla produzione industriale per il consumo. (5)

Dall’individuo alla persona

La storia della parola persona mostra il suo mutamento semantico a partire dall’antichità classica fino ad oggi. Maschera per i latini, manifestazione della divinità per i cristiani, la persona oggi è l’essere umano nel pieno delle sue potenzialità. All’interno del moderno personalismo filosofico Vittorio Possenti, già professore ordinario di filosofia politica presso l’Università Cà Foscari di Venezia,  distingue la “concezione funzionale” dalla “concezione sostanziale” della persona. Il funzionalismo vede nell’io “un portato dell’utilitarismo, della razionalità strumentale”, come accade in un contesto neoliberistico, nel quale alla competizione economica resta estraneo il rispetto della dignità umana di ogni persona:

“Il concetto ridotto di persona adottato dal neoliberismo può infatti rimanere entro l’ambito del privato contrattuale entro il quale i soggetti non hanno bisogno di interessarsi l’uno dell’altro, né di raccordare i loro atti all’intuizione di ciò che è bene e che vale come uguale interesse per tutti.”

La persona viene vista qui all’interno di una prospettiva teologica. (6)

In una prospettiva laica lo psichiatra Ludwig Binswanger, esponente dell’antropoanalisi esistenziale, lega il suo concetto di persona al Dasein heideggeriano, concependola come un essere-nel-mondo che non può realizzarsi se non in contesti intersoggettivi e relazionali, in cui essa è presente con una sua temporalità e una sua storicità, responsabile dei suoi progetti e delle sue scelte, correndo però il rischio dell’alienazione, che deriva dal sentirsi limitata nella propria libertà da un assoggettamento ad altri all’origine di forme di esistenza mancata, sulle quali lo psichiatra indaga mediante la  Daseinsanalyse.

L’esistenza autentica della persona si realizza nel trascendersi verso l’altro nel segno dell’amicizia e dell’amore. Un trascendersi che non ha la sua sede in campo commerciale, ove ciò che conta è soltanto il profitto in termini economici. (7)

San Matteo

Dai talenti nel commercio ai talenti nella scuola  

Nella Grecia antica il τάλαντοv (da cui  talentum in latino, talento in italiano,  talent in inglese, francese, tedesco, spagnolo, талант in russo …) indicava il valore attribuito convenzionalmente a una data quantità di metallo prezioso come mezzo di scambio commerciale. Nominato da Omero e nella Bibbia, usato, oltre che da Greci e Romani, anche da Babilonesi, Ebrei, Egiziani, Sumeri, il talento passò ad acquisire un significato metaforico, proprio anche dell’italiano corrente, come nell’ espressione “uno studente di talento”, nel senso di “dotato per natura di un ingegno particolare, che si traduce in positive capacità intellettive e operative”.

Si ritiene che l’assunzione di tale senso sia stata dovuta al diffuso e duraturo influsso della “parabola dei talenti” inserita nel Vangelo secondo Matteo. Un ricco signore parte per un viaggio. Affida a uno dei suoi servi cinque talenti, a un altro due, a un altro uno. Al ritorno constata che due dei suoi servi hanno fatto fruttare i talenti loro affidati, guadagnando interessi: i cinque talenti gli sono restituiti raddoppiati e così anche i due talenti. Il servo che aveva ricevuto un solo talento lo restituisce senza alcun frutto. Il ricco signore premia i due che i talenti hanno saputo farli fruttare. Punisce invece l’unico che non ha ottenuto interessi, apostrofandolo come “servo malvagio e infingardo” da gettare “fuori nelle tenebre” ove “sarà pianto e stridore di denti”. I talenti restituiti con gli interessi sono diventati prove delle capacità dei due servi di metterli a buon frutto. Il servo punito si è rivelato un incapace, che non ha saputo acquisire alcun merito.

Devono essere giudicati capaci e meritevoli solo coloro che assicurano un profitto a un imprenditore?

Considerata alla luce di questo excursus, la parola talenti nel titolo del libro del Ministro dell’Istruzione e del Merito sembra assumere un significato ambiguo, oscillante fra il talento nel commercio e il talento nella scuola.

L’allievo come persona nell’ottica ministeriale

Dunque, l’allievo deve essere concepito non solo come individuo, ma anche e soprattutto come persona. Deve riconoscerlo anche Giuseppe Valditara nel suo libro La scuola dei talenti, dove osserva che nella Costituzione della Repubblica Italiana lo Stato è concepito “al servizio dell’essere umano”, ossia della persona:

“La scuola costituzionale è dunque quella che mette al centro la persona dello studente, che è, cioè, al servizio di ogni giovane per realizzarne al meglio i talenti. Una scuola, pertanto, che non chiede agli studenti di adattarsi alle superiori esigenze di un modello scolastico ideologico.”

Tuttavia, il Ministro dell’Istruzione e del Merito considera un pregiudizio l’idea “che la scuola debba servire prevalentemente – se non quasi esclusivamente – alla formazione culturale dello studente” come se “l’educazione al lavoro sia degradante e funzionale agli interessi dell’impresa”. Nel rivendicare il valore costituzionale, la dignità, l’importanza e l’utilità sociale, la nobiltà di ogni lavoro, il Ministro che ha appena esaltato gli interessi dell’impresa esalta il guadagno, evocando gli alti salari che il mercato, a stare ai suoi dati e ai suoi esempi, allocherebbe “indipendentemente dalla cultura posseduta”:

“Porre il lavoro come elemento che concorre al progresso materiale e spirituale della società comporta che il suo valore deve essere appreso proprio nel luogo che pone le fondamenta culturali e spirituali di quel progresso, cioè la scuola.”

A qualcuno potrebbe venire in mente la frase alla Barack Obama di un altro Ministro della Repubblica Italiana: “Con la cultura non si mangia.”

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito si oppone oggi a “una  visione ideologica della scuola concepita come formante sul piano culturale astratto e non anche su quello professionale concreto”, come se  il suo opporsi non fosse anch’esso ideologico, appoggiato sulle misurazioni dell’Invalsi in procinto di diventare valutazioni e sull’introduzione del docente tutor e del docente orientatore per valorizzare i diversi talenti nel segno del “merito” contro il “facilismo” (a proposito dell’Invalsi,  è ormai invalso l’uso di fraintenderne i risultati, come accade, ad esempio, ad Andrea Cangini quando su La Repubblica del 10 luglio 2024 scrive che “il rapporto Invalsi dello scorso anno ha certificato che la metà dei ragazzi prossimi al diploma non  era in grado di comprendere il senso di un testo scritto”, laddove si tratta soltanto della certificazione della difficoltà incontrata dagli allievi nel rispondere entro un tempo dato  ai quesiti generalmente fuorvianti loro somministrati, il che è cosa ben diversa). Grande rilievo viene dato dal Ministro all’istruzione tecnico-professionale e ai licei economico-sociali nonché al liceo del made in Italy in funzione degli interessi delle imprese, mentre ad altra occasione viene rinviato “l’avvio di una riflessione ampia e partecipata sull’istruzione liceale che rappresenta un elemento fondamentale della nostra complessiva offerta scolastica” (rinvio particolarmente significativo). Il Ministro insiste sul potenziamento delle materie STEM, sottolineando in particolare l’importanza della matematica, che “nasce dalla realtà ed è interconnessa sia con le altre discipline e sia con il progresso scientifico ed economico dell’umanità”:

“Il mondo che verrà richiederà in misura sempre maggiore conoscenze matematiche. Non solo la matematica diventerà ancor più la base di scienze già consolidate quali biologia, fisica, geologia e medicina, ma lo sarà anche di quelle scienze adesso emergenti e che si affermeranno sempre di più, quali Intelligenza artificiale, cybersecurity, computazione quantistica, cripto finanza e genomica.”

È una concezione delle “conoscenze matematiche” sbilanciata verso una funzione meramente utilitaristica e strumentale.

In definitiva, se la trattazione del Ministro da una parte non manca di  valide idee propulsive, peraltro non esclusivo patrimonio della sua ideologia (valorizzazione del merito ovvero dei diversi talenti, necessità di una formazione avanzata del corpo insegnante, superamento della spaccatura del Paese sul piano scolastico, integrazione degli immigrati grazie alla scuola, contrasto al bullismo e a ogni forma di violenza, apertura alla relazionalità ed educazione al rispetto,  rivendicazione dell’autorevolezza dei docenti con la connessa esigenza di adeguamenti retributivi, importanza della collaborazione fra scuola e famiglia,  bisogno di coltivare la memoria storica e nel contempo di affrontare la sfida della modernità nell’era dell’Intelligenza Artificiale), dall’altra insiste su una visione economicistica che contraddice il proposito di valorizzazione integrale della persona.

Si parla tanto della necessità di avviare gli studenti al lavoro, ma non si insiste altrettanto sulla necessità che il mondo del lavoro acquisisca prioritariamente una dimensione etica, in modo da riconoscere in ogni caso la dignità della persona  con la dovuta accoglienza sul piano umano. (8)

La dimensione etica della persona

Possiamo citare a proposito della dimensione etica della persona un discorso del Sommo Pontefice della Chiesa cattolica al mondo della nostra scuola. Papa Francesco si mostra consapevole che ci sono diversi modi di educare, ovvero che l’educazione “o arricchisce o impoverisce, o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla”, e indica l’essenza della missione della scuola:

“La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti ingredienti. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. […] In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello, e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. […] La vera educazione ci fa amare la vita, ci apre alla pienezza della vita! […] E finalmente vorrei dire che nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori. Si educa per conoscere tante cose, cioè tanti contenuti importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere i valori. […]”

Valori ovviamente spirituali e non commerciali. (9)

La realtà della scuola italiana oggi

La realtà della scuola italiana oggi non è un fenomeno storicamente inedito. Si veda questo passo di Friedrich Nietzsche che riguarda gli insegnanti tedeschi della sua epoca:

“Proprio i migliori, coloro i quali in generale, secondo un criterio superiore, sono degni di un simile nome onorifico, sono forse meno adatti di tutti, nelle attuali condizioni del liceo, a educare questa gioventù non selezionata  messa insieme a caso e devono in un certo senso nasconderle quel che di meglio potrebbero dare; e la stragrande maggioranza degli insegnanti si sente invece a suo agio proprio al cospetto di queste scuole perché le loro doti si armonizzano in certo modo al volo basso e alla miseria dei loro allievi.”

Il periodo così isolato – fermo restando che è tolto da un contesto in cui il filosofo dell’Übermensch esalta la formazione di individui eccezionali e disprezza la cultura di massa – sembra rispecchiare la condizione di docenti e studenti nei nostri contesti attuali. Di fronte alla progressiva erosione della libertà d’insegnamento manca una chiara e decisa presa di posizione del corpo docente per la rivendicazione della propria dignità innanzi a sé stessi e innanzi al potere. Fatto sta che la crisi della scuola deriva dal mancato riconoscimento reciproco di docenti e studenti come persone, ove ciò accade. Si pensi al caso delle studentesse liceali che rifiutarono di rispondere alle domande in sede di esame di Stato, per protestare contro un voto umiliante loro assegnato a una prova scritta. La scuola dovrebbe innanzitutto luogo d’incontro fra esistenze consapevoli delle proprie libertà e al contempo delle proprie responsabilità. In mancanza di ciò, nessuna vagheggiata scuola dei talenti potrà mai realizzarsi come vera scuola. (10)

Prospettive

L’insistenza sull’avviare al lavoro un personale formato nelle discipline scientifiche al fine esclusivo di uno sviluppo economico neoliberistico è destinata a rivelarsi controproducente. C’è bisogno di lavoratori che siano innanzitutto persone e non meri strumenti in funzione del profitto. La persona può realizzarsi nel lavoro soltanto se ha appreso a realizzarsi in sé stessa e per apprendere ciò ha il bisogno prioritario di formarsi nella scuola, concepita  come sede di occasioni quotidiane di crescita esistenziale. Una società fiorente economicamente, ma composta da individui che la scuola non abbia formato come persone, è una società infelice e destinata a disgregarsi. Le guerre che continuano a sconvolgere il mondo scaturiscono dalla ricerca violenta dell’utile, identificato con sempre nuove conquiste territoriali nel segno della competizione e non della collaborazione. La persona autentica non compete, ma collabora. Deve essere messa in grado di collaborare piuttosto che competere. Il mondo del lavoro dovrebbe assicurare questa possibilità. Per i politici è tempo di dedicare a quanto accade nel mondo del lavoro altrettanta attenzione rispetto a quanto accade nella scuola.

Note

  1. Il titolo originale del testo della docente di Harvard Shosanna Zuboff, libro dell’anno per il New York Times, è significativo: The Age of Surveillance Capitalism. The Fight for a Human Future at the New Frontier of Power. L’opera di Shosanna Zuboff è del 2019; ma già nel 1964 Herbert Marcuse, sociologo e filosofo assertore della necessità di una teoria critica della società all’interno della Scuola di Francoforte, in One-Dimensional Man. Studies in the Ideology of Advanced Industrial Society aveva denunciato la riduzione del soggetto a individuo alienato nella società industriale avanzata come società del consumo.
  2. Stefano d’Errico, La scuola distrutta. Trent’anni di svalutazione sistematica dell’educazione pubblica e del Paese, Mimesis, 2019.
  3. John F. Kennedy, The Burden and the Glory, Harper & Row, Publishers, 1964.
  4. Del 2010 è Not for Profit. Why Democracy Needs the Humanities di Martha Nussbaum, docente di Legge ed Etica all’Università di Chicago, che fin dal titolo ha inteso rivendicare la necessità di salvaguardare le libertà democratiche mediante la cultura umanistica. Il potere economico-finanziario va dunque ridimensionato in vista di un futuro in cui la persona sia rispettata e posta in condizione di svilupparsi umanamente, invece di essere vilipesa come soggetto assoggettato alla voracità degli appetiti industriali.
  5. Edgar Morin, La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, Raffaello Cortina Editore, 2000 (La tête bien faite, Editions du Seuil, 1999); I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaello Cortina Editore, 2001 (Les sept savoirs nécessaires à l’education du futur, UNESCO, 1999; Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina Editore, 2015 (Enseigner à vivre, ACTES SUD/PLAY BAC, 2014); L’identità umana, Raffaello Cortina Editore, 2002 (La Méthode 5. L’Humanité de l’Humanité. Tome 1: L’identité humaine, Editions du Seuil, 2001).
  6. Il saggio di Vittorio Possenti, intitolato Alla ricerca della natura umana (e della persona), è uno dei contributi raccolti nel volume Natura umana, persona, libertà. Prospettive di antropologia filosofica ed orientamenti etico-politici, Libreria Editrice Vaticana, 2015 (Atti del Convegno sul tema “Natura umana, Persona, Libertà”, svoltosi a Roma presso la Pontificia Università Lateranense).
  7. Fra le tante opere di Ludwig Binswanger ci limitiamo a ricordare come particolarmente pertinenti al nostro discorso Essere nel mondo, Astrolabio, 1973; Per un’antropologia fenomenologica. Saggi e conferenze psichiatriche, Feltrinelli, 2007; Daseinsanalyse, psichiatria, psicoterapia, Raffaello Cortina Editore, 2018.
  8. Giuseppe Valditara, La scuola dei talenti, Piemme, 2024.
  9. Discorso del Santo Padre Francesco al mondo della scuola italiana (Piazza San Pietro, sabato 10 maggio 2014).
  10. Friedrich Wilhelm Nietzsche, Sull’avvenire delle nostre scuole, Newton e Compton, 1998. A questa traduzione italiana ha fatto seguito una nuova edizione tedesca: Über die Zukunft unserer Bildungs-Anstalten, Edition Holzinger, Berliner Ausgabe, 2017.

Per approfondire

 

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Servizio militare di leva obbligatorio prestato nel corpo dei Bersaglieri. Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, ricevuto al Quirinale dal Presidente Sandro Pertini con i suoi alunni vincitori del primo premio nazionale per una ricerca su Virgilio, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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