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Il MIM fa propaganda all’Invalsi e annuncia nuovi scenari

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito fa propaganda all’Invalsi, crea l’attesa sul rituale annuale della comunicazione dei dati e su quali scenari nuovi si stiano preparando.

Probabilmente l’Invalsi fa bene al sistema Italia come purtroppo è diventato piuttosto che alla sua Istruzione.

L’Invalsi non ha mai dato alcunché di positivo alla scuola, come è dato riscontrare se si rapporta in qualche modo questo dare a quanto è costato e a quanto costa in termini di perdite soprattutto sul versante etico e pedagogico. A questo “dare”, infatti, si accompagnano fenomeni tutt’altro che secondari. Il volumetto a fianco è per la seconda classe della primaria ed è per la matematica; un altro ce n’è per l’italiano. I volumetti costano tre euro e cinquanta centesimi l’uno. Moltiplicate i sette euro per cinquecentomila, quanti sono gli alunni delle seconde e approssimativamente quelli di tutte le classi interessate ai quiz, e avrete già un’idea del giro d’affari che i volumetti comportano e di quanto la scuola come bacino di utenza faccia gola al mercato.

L’acquisto dei volumetti, che quasi tutti i dirigenti scolastici sono pronti a raccomandare alle mamme, una resa ovviamente ce l’hanno, ma è irrisoria rispetto alla spesa. Ciò che si guadagna è decisamente un epsilon di quello che l’Invalsi fa perdere su tutti i fronti, in particolare su quello della disgregazione del sistema scolastico e della disunione territoriale, nonché della disarmonia interna alla stessa comunità scolastica. Il danno è così elevato che è strano che le forze politiche alle quali il governo del MIM è affidato non se ne rendano conto.

Anzi, il MIM fa propaganda all’Invalsi.

In ogni sua newsletter del lunedì c’è uno spot Invalsi. In quella di oggi 8 luglio, un ulteriore approfondimento:

“Le Prove INVALSI tra passato, presente e futuro – A pochi giorni dalla presentazione del Rapporto nazionale 2024, un approfondimento sul percorso che le Rilevazioni nazionali hanno compiuto in questi anni, su come sia cambiata la partecipazione e su quali scenari nuovi si stiano preparando”.

Preoccupante questo accenno a quali scenari nuovi si stiano preparando. L’articolo, comunque, sottolinea, con soddisfazione, che “le Prove nazionali sono diventate parte integrante del percorso didattico”. Il che significa – è qui la loro soddisfazione – che il messaggio è chiaro: le prove Invalsi vanno studiate e i volumetti vanno acquistati. Ed è paradossale che al Ministero non ci sia più nessuno pronto ad avvedersi di questa colossale deviazione normativa ed etica e, insieme a noi, a denunziarla. A denunziare che non è questo che deve fare l’Invalsi. Che la sua funzione non è quella di guida didattica del Paese. Che non è l’Istituto della Pedagogia Nazionale, ma si chiama Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema dell’Istruzione.

C’è un episodio che penso valga la pena di raccontare in merito alle funzioni svolte dall’Invalsi e al suo ruolo nel Sistema Scuola Italia, senza peraltro svelare nulla che sia segreto. Pare che in questi giorni il Ministero stia vivendo una fase molto delicata nell’attesa di una ristrutturazione degli uffici, quindi anche della nomina di nuovi direttori generali. Nomine, ovviamente, le cui regole sono molte cambiate rispetto al passato, anche se molto importante rimane il curriculum vitae. Tra gli elementi che più fanno curriculum c’è l’aver svolto funzioni di “assistente alle prove Invalsi” e di tale titolo di merito pare che si fregino alcuni in odore di essere promossi addirittura dirigenti di prima fascia.

Si è detto prima che il lunedì è il giorno delle grandi newsletters.

Tradizionale in questo giorno è anche la newsletter di Tuttoscuola, rivista con un passato ragguardevole. Nel focus di oggi: Maturità 2024. Ma è ancora un esame? Ovviamente la risposta dell’autore del focus è no! Occorre dunque provvedere, ma come?  Nelle intenzioni di improvvisati quanto incompetenti riformatori non correggendo ciò che non va, non raddrizzando le deviazioni che si denunciano un po’ dappertutto, non indagando meglio sulla Maturità e sui suoi risultati, bensì con proposte di terrificanti soluzioni alternative: tra queste la scriteriata e offensiva proposta di sostituire l’esame di maturità con la valutazione/certificazione. Ovvero “far gestire l’esame non più dalle Commissioni, ma da un soggetto certificatore indipendente, come proposto da un ex membro del Comitato tecnico-scientifico dell’Invalsi”.

Più in dettaglio, l’orripilante proposta mirerebbe a mantenere l’esame in forma di un colloquio del candidato/a con la Commissione su un tema da lui/lei scelto, lasciando all’Invalsi il compito di valutare/misurare i livelli di apprendimento raggiunti nelle diverse prove scritte […] Inoltre … dare peso alle competenze non formali e informali maturate dagli studenti durante il ciclo di studi, certificate da organismi accreditati operanti all’interno di un sistema globale, affinché sia garantita l’adeguatezza del processo di valutazione rispetto alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024 per certificare le persone1.

Ecco allora, secondo i proponenti, “una scuola aperta che allarga i propri servizi (realizzati in proprio o con il contributo di soggetti qualificati) all’istruzione non formale e informale”.

Ecco invece, secondo noi, lo scenario di una non-scuola al servizio esclusivo del mercato guidato dagli organismi accreditati.

NOTE

1Certificazione-delle-persone-e-delle-competenze—UNI-CEI-EN-ISO-IEC-17024. La certificazione delle figure professionali (o delle competenze) è uno strumento di fondamentale importanza per tutti quei processi in cui le persone, attraverso il loro operato, svolgono un ruolo critico ai fini del raggiungimento dei risultati di un’azienda. Infatti, la competenza, dal punto di vista delle norme di riferimento, è intesa come abilità di mettere a frutto le conoscenze e le capacità per svolgere un determinato ruolo.

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in matematica, docente, preside (dal 1983) e ispettore ministeriale (dal 1991). Dal 2004 al 2015 responsabile, per il settore della matematica e della fisica, della Struttura Tecnica del Ministero dell'Istruzione. Dal 1980 Segretario Nazionale della Mathesis e, successivamente, Vice-Presidente. Dal 2009 al 2019 Presidente Nazionale e direttore del Periodico di Matematiche.

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