Paradossi e contraddizioni del divieto di scena muta all’Esame di Stato. Una dimostrazione per assurdo.
Commissione – Buongiorno, candidato. Ti ricordiamo che non puoi fare scena muta per protesta, se vuoi ottenere il diploma. Te ne sei reso conto?
Candidato – Il sospirato pezzo di carta … Sì, parlerò, ma solo perché obbligato in forza delle vigenti disposizioni. Ho studiato per bene la nuova Ordinanza ministeriale, che non mi consente di fare il κωφὸν πρόσωπον, il personaggio muto come nella tragedia greca classica, innanzi a codesta Commissione, a meno che non sia l’ansia o l’angoscia a bloccarmi per un po’, purché poi riesca a riprendermi, almeno stando a quanto mi è sembrato di aver capito. Io fra curriculum e prove scritte il minimo di 60 punti ce l’ho già: mi sono presentato, come vedete, e sto sostenendo l’orale, come udite. Vedete? Udite? Una domanda me l’avete fatta, mi avete chiesto se mi sono reso conto che non parlare per protesta mi è vietato, ed io me ne sono reso conto, tant’è vero che sto parlando, sto rispondendo. Non solo, ma sono in grado di parlare ancora a lungo, non mi importa quanto poi mi attribuiate. Se non erro, in base alla presente normativa la possibilità di attribuire zero punti è da escludere: peccato, ottenere zero punti mi sarebbe piaciuto, tanto sono già maturo, a meno che non faccia il protestatario per dispetto. Dunque, andiamo avanti. Potrei dire in anticipo che non so nulla delle discipline sulle quali intenderete interrogarmi, sennonché …
Commissione – Che disdetta, doveva capitarci un candidato logorroico. Basta, stai parlando troppo.
Candidato – Ma a parlare sono obbligato dal Ministero, altrimenti vi avrei evitato il disturbo.
Commissione – Parlare, sì, ma rispondendo alle domande.
Candidato – Infatti stavo rispondendo alla domanda iniziale: “Te ne sei reso conto?”. E voi avete convenuto che non solo ho risposto, ma ho parlato fin troppo.
Commissione – Però devi essere esaminato.
Candidato – Fin qui non sono stato esaminato? Mi era parso di essere sotto esame.
Commissione – Si tratta di passare all’esame vero e proprio.
Candidato – Perché, esiste un esame non vero e proprio?
Commissione – Sei tenuto a rispondere alle domande sulle discipline.
Candidato – Ma io non so nulla.
Commissione – Non sai nemmeno che il colloquio verte sulle materie indicate dal Ministero?
Candidato – e infatti è di materie che stiamo parlando. Mi avete fatto in proposito una domanda e io ho risposto che non ne so nulla. Dovreste apprezzarmi, perché sono un emulo di Socrate: “Una sola cosa so, che non so nulla”. Vero è che nella frase di Socrate c’è un’antinomia: se uno dice che sa che non sa nulla, non può negare che qualcosa la sa …
Commissione – Costui non la smette di sproloquiare.
Candidato – Ma non l’ha detto il Ministero che non si può fare scena muta? Scena, scena, scena … Quindi nell’esame c’è qualcosa di teatrale.
Commissione – Che tragedia!
Candidato – A me sembra piuttosto una commedia, una buffonata, una burletta, una farsa, una pagliacciata.
Commissione – Impudente, audace, imprevidente, impulsivo, incauto, irresponsabile, irriflessivo, sbadato, sconsiderato, spericolato, temerario candidato! Il tuo prenderti gioco dell’esame con siffatta carrellata di termini sinonimici, affini, analoghi, corrispondenti, equivalenti e simili è un’offesa, un affronto, un’ingiuria, un insulto, un oltraggio, un vilipendio.
Candidato – Ora basta con questo spreco, sciupio, sperpero eccetera di tempo. Passiamo a quello che definite esame vero e proprio.
Commissione – Sai quali sono quest’anno le discipline oggetto di esame?
Candidato – E che ne so?
Commissione – Per il Liceo classico, da cui provieni, sono Lingua e letteratura italiana, Lingua e cultura latina, Storia, Matematica.
Candidato – Grazie per l’informazione.
Commissione – Ti sei presentato all’esame orale senza sapere su quali materie devi essere interrogato?
Candidato – Che cosa importava saperlo? Mentre mi accingevo a presentarmi, immaginavo che me l’avreste svelato voi.
Commissione – Procediamo ex abrupto. Parlaci del Paradiso.
Candidato – Non so cosa significhi ex abrupto, così mi gioco anche il Latino, ma obietto che fra le materie non c’è la religione.
Commissione – Il Paradiso di Dante Alighieri.
Candidato – Il Paradiso di Dante Alighieri l’ha scritto Alessandro Manzoni.
Commissione – E allora Dante Alighieri che cosa ha scritto?
Candidato – I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.
Commissione – Proprio a noi doveva capitare un simile somaro … Oppure ci sta prendendo in giro? Non pare che l’Ordinanza ministeriale sull’esame contempli esplicitamente questa fattispecie derisoria con un precetto che avrebbe potuto essere questo: “Al candidato è preclusa la facoltà di farsi beffe della prova esprimendo inusitate stupidaggini”. Nel dubbio, lasciamo stare e passiamo alla storia.
Candidato – Sì, mi piace passare alla storia, guadagnando qualcosa in termini di punteggio per questa mia dichiarata ignoranza, invece di essere bocciato.
Commissione – Figurarsi poi se passiamo alla matematica.
Candidato – La matematica non sarà mai il mio mestiere.
Commissione – Notte prima degli esami?
Candidato – Non credo che possiate violare la mia privacy.
Commissione – Inutile andare avanti, dato che a questo punto non ci resterebbe che bocciarti.
Candidato – Non potete, perché il punteggio minimo già ce l’avevo e l’esame orale l’ho sostenuto. Voi avete domandato e io ho risposto. Vi resta soltanto il potere di valutare la mia prestazione con un voto che immagino in ogni caso superiore allo zero, così conseguirò il diploma con un po’ più di sessanta, beninteso se ho ben compreso.
Commissione – Purtroppo non gli si può dare torto. Fra curriculum e prove scritte aveva già il minimo per il diploma, sessanta su cento. Non ha protestato. Pur subissandoci di inenarrabili corbellerie, ha risposto.
Candidato – Che cosa state bofonchiando? Capisco la vostra frustrazione. Forse vi state chiedendo perché il Ministero competente si sia limitato a esigere che i maturandi siano tenuti a sostenere le prove orali, senza fare in modo che non dicano sciocchezze, cosa peraltro impossibile, e perché allo stesso tempo abbia stabilito che le Commissioni siano tenute a valutare in ogni caso una prestazione totalmente negativa, spinta magari fino alla soglia dell’irrisione, anche se non oltre. E allora che fare? Semplicissimo. Basterebbe rivedere la distribuzione dei punti da assegnare. Più divertente, nel segno della rivoluzione matematica in corso, potrebbe essere il passaggio ad una valutazione negativa solo per l’orale, partendo da -x. Comunque, la somma dei punti per il curriculum e le prove scritte non dovrebbe assicurare il raggiungimento dei punti necessari per la promozione: di qui la necessità ineludibile di sostenere la prova orale e ciò per una motivazione tecnica, non per un risentimento politico.
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