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Il grafico prima o dopo?

Due esercizi di trigonometria come punto di partenza per ragionare insieme e fare matematica. Il grafico prima o dopo?

Tutti gli insegnanti sanno riconoscere il momento in cui una lezione comincia davvero a interessare gli studenti. Non è qualcosa che si misura, ma che si avverte, si sente. Cambiano gli sguardi, i movimenti, le voci e cambia l'atmosfera che si respira nell’aula. È un’esperienza familiare, che accompagna il lavoro quotidiano di chi insegna.

In matematica questo accade spesso. Accade anche quando un semplice esercizio smette di essere soltanto un allenamento tecnico e diventa occasione di una mobilitazione intellettuale collettiva: una sorta di sintonia d’intenti che si libera vibrando nell'aula con l'energia del desiderio di capire — tutti insieme — che cosa si sta facendo. In quei momenti, la matematica prende forma come attività autentica, vissuta con la classe.

Sono momenti che i docenti con la loro maestria sono capaci di generare. Se ne discuteva molto, ad esempio, negli anni in cui era diffuso il riferimento al mastery learning: l’idea che l’apprendimento profondo nasca da un coinvolgimento reale, non dall’accumulo di esercizi. Al di là delle etichette, resta una questione didattica essenziale.

Proviamo a mostrarlo partendo da due esercizi di routine: determinare il massimo e il minimo delle funzioni:

\[
y=\sin x+\cos x, \qquad y=\sin x\cos x.
\]

Prima ancora di calcolare, fermiamoci a osservarle: entrambe le funzioni sono periodiche. Coinvolgono funzioni note, di cui si conosce il comportamento globale. Oscillano, dunque: avranno massimi e minimi.

Queste osservazioni non sono “preliminari inutili”: sono il modo in cui si educa al saper vedere in matematica, a possedere uno sguardo matematico. Prima di chiedersi come determinare massimo e minimo, ci si chiede di che cosa.

La somma \(\sin x+\cos x\): come entrare, formalmente, nel problema?

Una prima possibilità consiste nel riscrivere la funzione, anziché studiarla nella forma in cui è data.
Il docente porta ad osservare che:

\[
\sin x+\cos x
=\sqrt{2}\left(\frac{\sqrt{2}}{2}\sin x+\frac{\sqrt{2}}{2}\cos x\right).
\]

L’espressione tra parentesi è della forma

\[
\sin x\cos\frac{\pi}{4}+\cos x\sin\frac{\pi}{4},
\]

che equivale a

\[
\sin\!\left(x+\frac{\pi}{4}\right).
\]

La funzione iniziale si riscrive dunque come

\[
y=\sqrt{2}\,\sin\!\left(x+\frac{\pi}{4}\right).
\]

In fondo, tutto sta nel riuscire a scrivere una somma di funzioni come un’unica funzione.
Non è un artificio formale, ma una scelta di rappresentazione. Una volta compiuto questo passaggio, massimo e minimo non si “trovano”: si leggono:

\[
-\sqrt{2}\le \sin x+\cos x\le \sqrt{2}.
\]

La stessa conclusione può essere raggiunta seguendo un’idea diversa.

Poniamo

\[
a=\sin x,\qquad b=\cos x,
\]

con il vincolo

\[
a^2+b^2=1.
\]

Il problema diventa allora: determinare il massimo e il minimo di \(a+b\) sapendo che la somma dei quadrati è costante.
Qui emerge un’idea semplice ma profonda: la somma è massima quando i due termini sono uguali, minima quando sono uguali e negativi. Il risultato non nasce dal calcolo, ma da una condizione di equilibrio.

Veniamo al prodotto \(\sin x\cos x\)

Anche qui conviene fermarsi: la funzione è periodica, cambia segno, oscilla. Ma è un prodotto, non una somma. Questo basta a suggerire che le idee in gioco saranno in parte diverse.

Usando una nota identità trigonometrica:

\[
\sin x\cos x=\frac12\sin 2x.
\]

La funzione è ricondotta a una sinusoide di ampiezza \(\frac12\). Segue immediatamente:

\[
-\frac12\le \sin x\cos x\le \frac12.
\]

Ancora una volta, il passaggio decisivo non è il calcolo, ma la scelta della rappresentazione.

Una seconda idea

Ponendo come prima

\[
a=\sin x,\qquad b=\cos x,\qquad a^2+b^2=1,
\]

il problema diventa quello di massimizzare e minimizzare il prodotto \(ab\) sotto vincolo. Il risultato è analogo: il prodotto è massimo quando i due numeri sono uguali in valore assoluto. Anche qui il massimo nasce da una condizione di simmetria ed equilibrio, non da una procedura tecnica.

A questo punto lo studente ha visto che due esercizi diversi — una somma e un prodotto — possono essere affrontati attraverso le stesse idee di fondo: la riscrittura dell’espressione o il riconoscimento di strutture di simmetria ed equilibrio. Il risultato conta meno del percorso. Ciò che emerge è che un esercizio non impone un unico modo di pensare.

La via regia: il metodo delle derivate

Con gli studenti delle ultime classi entra naturalmente in scena il metodo delle derivate, applicabile in modo uniforme a entrambi gli esercizi.

Per la funzione

\[
y=\sin x+\cos x
\]

si ottiene

\[
y'=\cos x-\sin x,
\]

da cui i punti critici e gli estremi.

Per la funzione

\[
y=\sin x\cos x
\]

si ottiene

\[
y'=\cos^2x-\sin^2x=\cos 2x,
\]

e analogamente si determinano massimo e minimo.
Il metodo funziona sempre, ed è proprio per questo che tende a imporsi come metodo dominante. È potente, generale, efficace. Ma proprio questa generalità rischia di trasformarlo in una scorciatoia cognitiva: consente di ottenere il risultato senza interrogarsi sul problema.

Gli esercizi discussi mostrano invece che il massimo e il minimo possono essere compresi prima di essere calcolati e che la matematica non è solo procedura, ma una scelta di sguardo e, forse, che una lezione è davvero efficace quando non presenta subito il metodo più generale, ma costruisce un percorso che consenta agli studenti di vedere il problema, prima ancora di risolverlo.

In questo senso, anche esercizi elementari come questi possono diventare occasioni autentiche per fare matematica insieme.

C'è però un'altra questione importante: l'andamento grafico delle funzioni proposte.

Oggi il grafico di una funzione è immediatamente disponibile. Un qualunque software di uso didattico consente di visualizzare in pochi istanti l’andamento di
\(y=\sin x+\cos x\) oppure di \(y=\sin x\cos x\), mostrando chiaramente massimi, minimi e periodicità. Questa possibilità, ormai acquisita da alcuni decenni, ha modificato profondamente il senso stesso dello studio di funzione. Le riscritture introdotte sopra non cambiano la funzione e, dunque, non cambiano il grafico. Il disegno tracciato dalla macchina resta lo stesso. Ma ciò che cambia radicalmente è il modo in cui quel grafico viene letto. Scrivere \(\sin x+\cos x\) come \(\sqrt{2}\sin\!\left(x+\tfrac{\pi}{4}\right)\) non aggiunge un nuovo andamento, ma rende immediatamente visibili ampiezza e traslazione. Analogamente, scrivere \(\sin x\cos x\) come \(\tfrac12\sin 2x\) non modifica il grafico, ma chiarisce periodicità ed estremi.È lo stesso disegno, il grafico non cambia, cambia ciò che siamo in grado di riconoscere in esso. Ciò che prima appariva come un’oscillazione generica diventa una struttura leggibile, interpretabile, giustificata.
In questo senso, il grafico non è più l’obiettivo finale di un percorso analitico,
come lo è stato a lungo nella tradizione scolastica (lo studio di funzione come prova scritta alla maturità scientifica). Può diventare piuttosto
uno strumento di verifica e consolidamento: non dice da solo che cosa pensare, ma consente di rafforzare, controllare e rendere visibile ciò che è stato già compreso attraverso il ragionamento.
Il grafico si traccia in un istante; il saper vedere matematico richiede tempo, attenzione e una classe che costruisce un’atmosfera di partecipazione e condivisione.

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in Matematica, è stato docente, dirigente scolastico e ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione. A partire dagli anni Ottanta ha partecipato alle tante commissioni ministeriali, tra cui quella dei “Quaranta” istituita dal ministro Franca Falcucci, incaricate della definizione dei programmi di insegnamento degli indirizzi sperimentali e, successivamente, delle Indicazioni Nazionali. Ha svolto numerosi incarichi ispettivi in Italia e all’estero e, dal 1997, ha curato la predisposizione delle prove ministeriali d’esame di maturità e di concorso. Dal 2008 al 2015 ha fatto parte del collegio di direzione della Struttura Tecnica del Ministero. Nel 1980/81 ha prestato servizio presso la Facoltà di Magistero di Roma (cattedra del prof. Mauro Laeng) incaricato di collaborare agli atti preparatori dell’indagine I.E.A., e per alcuni anni ha insegnato come professore a contratto presso le Università “Federico II” e “Vanvitelli” di Napoli. Dal 2009 al 2019 è stato Presidente nazionale della Mathesis e direttore del Periodico di Matematiche.

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