Sul funzionamento della didattica. C’è chi dice che la didattica non funziona. Cosa significa?
Indagini autoreferenziali e scuola militante

Antro della Sibilla
“La didattica non funziona”. Questo responso proviene dal presidente Invalsi in vena di concorrenza con l’Oracolo di Delfi e la Sibilla Cumana (lo riferisce Alex Corlazzoli su Il Fatto quotidiano dell’11 luglio 2014 nell’articolo Invalsi 2024: nessun segno di miglioramento dal Covid e per la prima volta peggiora anche il Nord. “La didattica non funziona”). Di fronte a un motto così apodittico e perentorio è spontaneo chiedersi se e fino a che punto il presunto veggente sia qualificato per esprimersi sui processi di insegnamento-apprendimento in atto nella realtà delle aule scolastiche italiane.
Per pronunciarsi con tale baldanzosa sicumera, Roberto Ricci fa riferimento alle rilevazioni effettuate mediante il sistema dei test, ormai screditato nei sistemi scolastici più avanzati, come, ad esempio, quello di Singapore. Se nel campo dei metodi di valutazione l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi, il ritardo dipende proprio dall’Invalsi, i cui artificiosi risultati non rispecchiano affatto il movimento effettivo dei processi educativi e influiscono anche negativamente su di essi. Prepararsi per i test, come l’Invalsi in fondo esorta a fare col deprecabile avallo del Ministero dell’Istruzione e del Merito, entra infatti in rapporto conflittuale con lo studio delle discipline, secondo quanto da tempo vanno dichiarando gli autentici esperti in materia. Chi difende il sistema dei test usa argomenti così futili che non sarebbero nemmeno degni di confutazione. Alle elucubrazioni invalsiane vanno anteposti gli autorevoli giudizi di studiosi del calibro di Guido Trombetti, come ci ha ricordato Matmedia.
La rilevanza politica della questione
Fra gli interventi sull’argomento risaltano anche le lucide e sdegnose considerazioni di Pietro Levato sul sito del CIDI – Centro di Iniziativa Democratica Insegnanti. Poiché la questione assume ovviamente una sua rilevanza politica, il CIDI propugna una cultura per la scuola democratica in antitesi con ogni autoritarismo. Il docente, membro del direttivo, rileva che il vero scopo dell’Invalsi è “il disciplinamento del corpo docente e degli studenti”. Aggiunge che il sistema di rilevazione dell’Invalsi si ammanta di una presunzione di infallibilità in quanto sarebbe basato su “test cosiddetti oggettivi”, citando in proposito l’importante contributo di Angélique del Rey, La tirannia della valutazione, Elèuthera, 2018.
Osserva che ormai l’Invalsi d’intesa col Ministero dell’Istruzione e del Merito concorre a consolidare una forma di controllo su docenti e studenti, ridotti a strumenti di un disegno che anche in questa sede è stato reiteratamente denunciato come utilitaristico e aziendalistico. Nello stesso tempo si cerca di plagiare l’opinione pubblica, che “dal basso” dovrebbe approntarsi ad obbedire alla precettazione ordinata “dall’alto”: fittizio verticalismo, questo, che mira capziosamente a imporre la subordinazione di chi è ritenuto “inferiore” a chi si presenta con arroganza come “superiore”. La libertà d’insegnamento e con essa la libertà di apprendimento vengono sprezzantemente conculcate con un andazzo che finisce col rivelarsi anticostituzionale.

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La mancanza di scientificità nella somministrazione dei test
Non v’è autentico procedimento scientifico che si trinceri in una autoreferenzialità come quella caratterizzante l’Invalsi. È spontaneo chiedersi come ricercatori e ricercatrici possano disporsi a operare all’interno di tale mancanza di scientificità. Ed è penoso constatare che in tal modo si precludono la possibilità di fare ricerca autentica, restando reclusi nel mortificante dominio dell’ipse dixit. Secondo il falsificazionismo di Karl Popper la ricerca deve essere sempre pronta ad essere contraddetta e smentita da eventuali verifiche.
Ad esempio, è così che dal geocentrismo tolemaico si è passati all’eliocentrismo della rivoluzione copernicana e dall’eliocentrismo alla concezione della mancanza di centro nell’universo infinito. Similmente la docimologia meccanicistica è stata superata da metodi di valutazione adatti a una società aperta e suscettibili di variare a seconda dei diversi contesti e dei diversi soggetti. Non si sa se i responsabili dell’Invalsi ignorino ciò oppure fingano di ignorarlo. Nell’uno o nell’altro caso le loro azioni fuorvianti impediscono di apportare alla didattica quei miglioramenti del suo funzionamento che si rendano necessari. Se ci viene chiesto quali prove possiamo fornire dell’effettivo funzionamento della didattica, rispondiamo con l’invitare i richiedenti a rendersene conto di persona. In che modo?
È semplice: visitando i siti internet delle scuole e le scuole stesse. Si vedrà che i pregi prevalgono sui difetti e che i difetti dipendono da una politica inadeguata in misura maggiore rispetto alle prestazioni deficitarie. Una didattica che funziona, seppure in modo variabile a seconda delle contingenze, come quella della scuola militante, trova nell’Invalsi non un supporto, ma un ostacolo, perché l’astrazione artificiosa non solo resta scollegata dalla concreta vita della scuola, ma ottiene anche l’effetto di soffocarne ogni slancio.
Come avviare ulteriori processi di miglioramento della didattica
Dunque, non è vero che “la didattica non funziona”, come si vorrebbe far credere con l’apodittica esternazione all’inizio citata. Nella scuola militante, che l’Invalsi non conosce o finge di non conoscere, la didattica funziona ed è caratterizzata da un processo continuo di miglioramento ad opera di chi si adopera sul campo nell’affrontare la realtà dei problemi. Lo sa perfino l’Intelligenza Artificiale, che in rete trova una preponderanza di indicazioni sulla necessità di “passare da un approccio orientato al superamento dei test a una flessibilità e personalizzazione dell’apprendimento, utilizzando strumenti di valutazione che riflettano situazioni reali non senza assicurare una retroazione formativa, promuovendo metodologie che rendano gli studenti protagonisti del proprio apprendimento fino ad essere coinvolti nel processo decisionale, spingendo per riforme che riducano la dipendenza dai test standardizzati”.
Conseguentemente, si deve riconoscere che il miglioramento della didattica è strettamente legato a un tipo di valutazione non meccanicistico e che deve essere respinta l’infiltrazione dell’Invalsi nei sistemi valutativi, così spinta da mirare a espropriarne del tutto i legittimi titolari che sono i docenti e i legittimi destinatari che sono gli studenti. L’auspicio è che la scuola militante, presa coscienza del pericolo, si risolva una buona volta a rivendicare apertamente ciò che le spetta, smettendo di accettare supinamente ogni imposizione e ritornando protagonista nel suo proprio dominio.
Approfondimenti
- Per l’articolo di Alex Corlazzoli: www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/11/invalsi-2024
- Per l’articolo di Pietro Levato: www.insegnareonline.com/
- Per la prefazione di Francesco Codello ad Angélique del Rey: www.eleuthera.it/
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