Senza pudore. Anche quest’anno l’Invalsi ha presentato in una sala della Camera dei deputati il suo Rapporto alla Nazione. Il commento del matematico Guido Trombetti.

Sala della Regina
Quello dell’Invalsi è un Rapporto che con la scienza c’entra poco; quindi, poco in sintonia con le aule del CNR o dell’Università dove era stato presentato in anni scorsi. Più adeguata, per tanti altri svariati motivi, una sala della Camera dei Deputati. La presentazione è andata in scena l’11 luglio scorso e il giorno successivo i media ne hanno diffuso le “novità”.
Com’è oramai consuetudine, la diffusione è avvenuta riprendendo dai testi dei comunicati ufficiali. Quindi un copia incolla che altera portata e significato dell’operazione e motivo per il quale anche persone esperte non riescono ad avvedersi delle molteplici e più che ventennali deviazioni dell’Invalsi dal suo compito, per quanto evidenti e dannose per la scuola.
Quest’anno le cose sono un po’ cambiate.
Qualcuno ha finalmente cominciato ad accorgersi che molto non funziona. Ad esempio, su Il Mattino di Napoli il giorno 12 luglio è apparso un commento del quale è co-autore, insieme a Carlo Nitsch, Guido Trombetti, che come matematico non ha certo bisogno di presentazione, essendo tra i più autorevoli, ed è noto anche per gli interessi e le esperienze in altri ambiti, compresi quelli amministrativo e politico.
Ecco quanto si legge nel commento:
Poi ci appare un déjà-vu. E allora torniamo sul sito del Ministero e scarichiamo il documento del 2023, lo apriamo alla pagina 86 e scopriamo che il risultato 2024 è simile a quello 2023, anzi identico in tutta l’Italia. A questo punto scarichiamo il documento del 2022 e indovinate un po’? Il grafico è lo stesso. Uguale la performance della Valle d’Aosta, uguale quella del Molise, etc. Sì, è vero, ci sono piccole oscillazioni in alcune regioni, ma sono assolutamente insignificanti (ma allora che si fanno a fare questi test? verrebbe da dire) …
Osserviamo che i dati sono raccolti in modo che i ragazzi vengano suddivisi in 5 livelli di conoscenza acquisita: si va dal livello 1, il più basso, al livello 5, il più alto. Ammettiamo, e non è detto che sia vero, che i risultati di un test possano effettivamente valutare la preparazione di un ragazzo. Il primo dato importante che salta all’occhio è che in Italia, in tutte le regioni, e in tutti gli ultimi anni, la percentuale dei ragazzi nel livello 2 e nel livello 3 è di fatto costante. Oscilla intorno al 20% …”

Antro della Sibilla
Siamo grati a Guido Trombetti per il suo intervento, teso da una parte a confermare l’eterno ritorno dell’identico dei dati Invalsi, dall’altra la parodia di quei livelli 1-5 rispetto al definire cosa sanno e sanno fare gli studenti di matematica. E gli siamo grati perché fa capire che non è da questi dati Invalsi che possiamo continuare ad aspettarci un miglioramento dell’apprendimento della matematica in Italia.
«Ma allora che si fanno a fare questi test?» E poi tutti gli anni per tutte le classi!
Quand’è che finalmente sarà possibile per tutti prendere coscienza che ciò che fa l’Invalsi non è nell’interesse della scuola? Perchè le persone intelligenti non s’accorgono che il Rapporto Invalsi è «una fotografia della scuola italiana scattata da un fotografo che manca di competenza, non sa fare il suo mestiere e neppure ha capito in cosa esso consista»?:
COMMENTS
Ho letto tutto l’intervento originale e non mi pare che sia stata contestata l’utilità o il ruolo dell’Invalsi, tant’è che da quei dati si parte per ipotizzare una correlazione tra lo scarso rendimento in Matematica e il tasso di dispersione scolastica. Poi che con quei dati non ci si faccia nulla, è purtroppo vero.